La Cisl Fp: Tfr degli statali, incostituzionale il ritardo della liquidazione Il sindacato solleva la questione di legittimità al Tribunale del lavoro. “Anche nel reggiano, troppe le disparità tra pubblico e privato”. E intanto una raccolta firma on-line per cambiare la normativa

“Una disparità di trattamento inaccettabile e illogica”. Con queste parole Fabio Bertoia, segretario Cisl Fp Emilia Centrale commenta il diverso trattamento nei tempi di erogazione del Tfr tra dipendenti del settore pubblico e privato. Per i dipendenti pubblici, infatti,  il pagamento avviene in media dopo 27 mesi, mentre per i dipendenti con contratto di natura privata già da mese successivo. Si segnalano, purtroppo, anche diversi casi in cui il Tfr – che rimane comunque un bene destinato alla successione, secondo una specifica normativa – non viene riscosso dal lavoratore deceduto prematuramente.

In merito a ciò, Cisl Fp Nazionale ha aperto in questi giorni un contenzioso giudiziario contro un sistema che penalizza fortemente i dipendenti pubblici. “Queste disparità  – prosegue Bertoia – nascono dal Governo Monti e dal decreto “Salva Italia”. Anche nel nostro territorio decine di lavoratori, in particolar modo del mondo della scuola e della sanità, devono aspettare tempi lunghissimi prima di vedere il Tfr in busta paga”.

Per la Cisl Fp la norma viola il principio di eguaglianza dell’art. 2 e dell’art. 36 della Costituzione, secondo la quale allontanando nel tempo la liquidazione della somma, questa perde progressivamente di valore rispetto al lavoro svolto. “Vogliamo una normativa che equipari i tempi d’attesa tra comparto pubblico e privato. Oggi c’è un’evidente disparità, ma in momento di crisi come quello in cui stiamo vivendo  questo è del tutto inaccettabile”.

Per i lavoratori del pubblico impiego la legge attuale stabilisce un tempo d’attesa che va da un minimo di 105 giorni, ad un massimo di due anni. Nel privato i tempi sono molti più brevi: circa 30 giorni se si appartiene al settore del terziario, e di 45 giorni nel settore del commercio.

“Abbiamo lanciato anche una campagna di raccolta firme on-line (www.fp.cisl.it) per cambiare la normativa – conclude Bertoia – . Nei prossimi anni andranno in pensione più di mezzo milione di dipendenti pubblici. Queste persone si sono guadagnate il trattamento di fine lavoro lavorando ogni giorno ed è doveroso che riescano ad ottenerlo senza dover aspettare tempi biblici. Chiediamo al governo di prenderne atto”.

La Cisl Fp: Tfr degli statali, incostituzionale il ritardo della liquidazione Il sindacato solleva la questione di legittimità al Tribunale del lavoro. “Anche nel reggiano, troppe le disparità tra pubblico e privato”. E intanto una raccolta firma on-line per cambiare la normativa 2018-02-09T11:41:36+00:00

Unione Comuni del Frignano: proclamato lo stato di agitazione

Stato di agitazione all’Unione Comuni del Frignano. L’hanno proclamato i sindacati Fp Cgil, Cisl Fp della zona del Frignano e il Sulpl provinciale, unitamente alle rsu e ai lavoratori, a causa di relazioni sindacali giudicate insufficienti e di una sostanziale mancanza di risposta alle problematiche organizzative sollevate da tempo. (altro…)

Unione Comuni del Frignano: proclamato lo stato di agitazione 2017-11-17T16:32:11+00:00

Sciopero dei dipendenti della Provincia di Reggio Emilia: “Un sistema al collasso. Per il 2018 mancano oltre 11 milioni, la carenza di personale è drammatica”

 

“Stamane abbiamo esposto le nostre ragioni con un simbolico flash mob di presidio davanti al Palazzo Allende e con lo sciopero nazionale del personale delle Province e delle Città metropolitane indetto da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl” dichiarano Paolo Consolini della Fp Cgil, Davide Battini della Cisl Fp e Mauro Chiarini della Uil Fpl.

“Una scelta – proseguono – che si è resa inevitabile a causa della riforma che ha investito questi enti, della quale, gli unici risultati tangibili sono stati i tagli delle risorse e il blocco delle assunzioni senza una adeguata valutazione delle possibili conseguenze. Ciò ha fortemente compromesso la possibilità di garantire quelle funzioni fondamentali che essi assicuravano, come gli interventi nell’edilizia scolastica e la manutenzione delle strade, oltre alla pianificazione territoriale provinciale, alla tutela e valorizzazione dell’ambiente. Ricordando, inoltre, che la Provincia si occupa anche del controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e della promozione delle pari opportunità.”

 

“In particolare – lamentano i sindacalisti – , con la scadenza, del 30 settembre scorso, dei termini per l’approvazione dei bilanci degli enti locali, così come accaduto negli ultimi anni, il sistema di Comuni e soprattutto Province e Città metropolitane non riesce in gran parte dei casi, a chiudere i bilanci in regola. La violazione di vincoli di bilancio comporta per questi enti, piani di rientro che colpiscono immediatamente i cittadini attraverso l’incremento della tasse e, nei fatti, una riduzione della garanzia di diritti  fondamentali. La Provincia di Reggio Emilia ha potuto chiudere il bilancio grazie a oltre 11 milioni tra deroga ottenuta per la condizione di Provincia terremotata e avanzo del 2016… come recuperare questi soldi il prossimo anno? Tutto questo nonostante i 28 milioni che la Provincia ha dovuto versare allo Stato”.

“La situazione del personale della Provincia di Reggio Emilia sta divenendo drammatica – continuano i sindacalisti -. Con il passaggio delle funzioni alla Regione e i dei prepensionamenti il personale è sceso dalle oltre 350 unità del 2014 alle attuali 200, di questi (solo) 46 si occupano dei servizi per l’impiego in Provincia. Servizi oggi affidati all’Agenzia Regionale per il Lavoro. L’età media supera i 51 anni. Oggi rimangono solo 35 tra operai e sorveglianti stradali addetti alla manutenzione delle strade, 1 ogni 26 chilometri di strade. L’ultima assunzione di ruolo risale al 2010. Se non si sbloccheranno al più presto assunzioni e finanziamenti le strade rischieranno, per garantire la sicurezza dei veicoli, ulteriori limitazioni nel transito (già oggi su alcune strade vige il limite dei 30 o 50 chilometri all’ora fuori dai centri abitati). E’evidente che è una situazione non sostenibile!”

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno da sempre contestato il merito e le modalità della riforma di questi enti, perché, anche se persuasi della necessità della loro riorganizzazione, non hanno condiviso un approccio che è sembrato più propagandistico, che di merito, e che di fatto ha portato alla totale paralisi dell’azione amministrativa di Province e Città Metropolitane. Per questo i sindacati propongono come possibile soluzione quella di cogliere l’occasione della prossima legge di Bilancio per rivedere le modalità e l’entità dei tagli fin qui inflitti a Province e Città Metropolitane. É necessario trovare soluzioni di buon senso che consentano di evitare le situazioni di dissesto degli enti che porterebbe cittadini e lavoratori a pagare, come al solito, il prezzo più grande di un tentativo confuso di riforma.

“Ma non è tutto” continuano Consolini, Battini e Chiarini “Occorre anche protestare e lanciare un grido di allarme per le condizioni dei dipendenti della Provincia oggi assegnati presso l’Agenzia regionale per il Lavoro. Per quanto passati in gestione all’Agenzia, tuttavia rimangono dipendenti della Provincia anche i lavoratori dei Centri per l’Impiego e dopo il referendum stanno vivendo una situazione di immobilismo istituzionale che non ha risolto ancora nessuno dei loro problemi e sta mettendo a rischio il sistema dei servizi per l’Impiego. La situazione è prossima al collasso se le Regioni non interverranno rapidamente…e come sempre a rimetterci saranno soprattutto i più deboli”.

 

 

 

Sciopero dei dipendenti della Provincia di Reggio Emilia: “Un sistema al collasso. Per il 2018 mancano oltre 11 milioni, la carenza di personale è drammatica” 2017-10-06T08:54:44+00:00

Integrativo cooperative sociali: a Reggio Emilia Fiscascat e Cisl Fp, assieme agli altri sindacati, chiedono il ritiro della disdetta e l’apertura di un tavolo di confronto. “Un atto di forza delle centrali cooperative che respingiamo”

Un atto di forza che respingiamo e verso il quale manifestiamo sconcerto e contrarietà” così le organizzazioni sindacali di categoria definiscono la disdetta unilaterale del contratto integrativo provinciale inviata lo scorso 29 settembre da parte di Legacoop e Confcooperative.

Chiediamo il ritiro immediato della disdetta e l’apertura di un tavolo delle trattative per discutere e ripristinare le condizioni migliorative che l’integrativo ha finora dato ai lavoratori della nostra provincia – spiegano oggi in conferenza stampa Sabrina Castagna, Fp Cgil, Lucia Incerti, Fisascat Cisl, Cristian Villani, Cisl Fp e Raffaella Ilariucci, Uil Fpl –. Per questo non procederemo alla sottoscrizione di alcun  genere di accordo di secondo livello con cooperative associate alle centrali e metteremo in campo tutte le azioni sindacali possibili per ottenere la revoca della disdetta e un tavolo di confronto”.

Nei prossimi giorni infatti potrebbero essere indetti presidi dei lavoratori sotto le sedi di Legacoop e Confcooperative.

La disdetta dell’integrativo firmato nel 2014, che se non verrà ritirata sarà operativa dal 1° gennaio 2018, riguarda 120 aziende e oltre 5mila lavoratori dei settori socio-sanitario-assistenziale-educativo e di inserimento lavorativo che operano sul territorio reggiano.

Si tratta quindi di un peggioramento delle condizioni di lavoro, nonché retributive, di una larga fetta di lavoratori che nella nostra provincia si occupa quotidianamente dell’assistenza in molti campi: dalle case di riposo, ai centri diurni per anziani, agli asili.

“Si tratta di un contratto che va a stringere le maglie del contratto nazionale inserendo normative migliorative come l’obbligo di comunicazione nei cambi di appalto, passaggi che mantengano le tutele dei lavoratori nello spostamento da una cooperativa all’altra, il superamento del pagamento orario con la mensilizzazione dello stipendio, migliorie di trattamento nelle attività di trasferta, polizze casco che tutelino i lavoratori che si spostano con mezzi propri e altro ancora” – sottolineano i sindacati -.

Dal punto di vista economico invece sotto i riflettori è l’elemento retributivo territoriale, cosiddetto Ert, che quest’anno si attesta tra i 250 e i 300 euro e che le centrali cooperative ritengono essere troppo oneroso.

“In realtà si tratta di un premio che viene definito insieme dalle Parti calcolato sulla base dei bilanci di aziende campione, un giusto elemento di redistribuzione per lavoratori che non prendono stipendi alti ( lo stipendio di un lavoratore full time che fa anche i turni notturni si aggira attorno ai 1.200 euro) e che si può dilazionare o addirittura congelare nel caso di dimostrate situazioni di crisi delle cooperative – spiegano Fp Cgil, Fisascat Cisl, Cisl Fp e Uil Fpl – Inoltre, le Parti si sono incontrate lo scorso 24 agosto per la definizione del premio ERT e in quell’occasione nessuna obiezione è stata  sollevata sul premio o sul sistema di calcolo dello stesso”.

Inoltre, “si tratta di una disdetta forzata e pretestuosa  – concludono i sindacati – che arriva proprio mentre a Roma sono iniziate le trattative per il rinnovo del Ccnl delle cooperative sociali”.

Integrativo cooperative sociali: a Reggio Emilia Fiscascat e Cisl Fp, assieme agli altri sindacati, chiedono il ritiro della disdetta e l’apertura di un tavolo di confronto. “Un atto di forza delle centrali cooperative che respingiamo” 2017-10-05T10:16:18+00:00