Fai Cisl, Al via la raccolta firme a sostegno dell’ambiente e del lavoro nell’agroalimentare

 

Una raccolta firme per richiedere a gran voce un accordo con il governo, affinché le riforme necessarie in campo di previdenza, occupazione e retribuzione vengano fatte al più presto”. Con queste parole il segretario Fai Cisl Emilia Centrale – Vittorio Daviddi – commenta la mobilitazione nazionale del sindacato Cisl che raccoglie a livello nazionale circa 200.000 lavoratori nel settore dell’alimentare, dell’agricoltura, della pesca, dell’ambiente e dei tabacchi.  

“Riforme – continua Daviddi – necessarie per rendere sostenibile un lavoro da sempre considerato usurante. Inoltre, chiediamo maggiori tutele per coloro che perdono l’impiego, per cui occorre rivedere il meccanismo retributivo della Naspi che ad oggi prevede una indennità a scalare durante il periodo di disoccupazione. Vogliamo creare un patto con le istituzioni per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e, dall’altra parte, ridurre l’età pensionabile per garantire una dignitosa qualità di vita a chi abbandona l’occupazione dopo anni di sacrifici: per questo siamo convinti che serva, come ormai sosteniamo da anni, la separazione tra assistenza e previdenza”.

Secondo il sindacato è necessario un innalzamento della retribuzione per i contratti agricoli di prestazione occasionale, che devono essere remunerati come  la media di quelli provinciali. “Il lavoro deve essere difeso e pagato con il giusto compenso. Il sindacato si batte per prevenire il lavoro nero e per la piena attuazione della legge contro il caporalato e lo sfruttamento: una piaga da debellare, che deve vedere attive tutte le parti sociali”.

Anche sul fronte ambientale devono essere fatte delle riforme: “E’ necessario, ad esempio, realizzare un piano contro il dissesto idro-geologico, di cui tanto necessita il nostro territorio sia regionale che nazionale. Se verrà rilanciato il patrimonio forestale e rinnovato il contratto nazionale dei forestali, già rimandato per cinque anni, avremo benefici che ricadranno su ambiente e lavoro. Ma per rilanciare i consumi – conclude Daviddi –  serve abbattere l’irpef e abbandonare il cuneo fiscale per i redditi medio-bassi. Anche nei nostri territori, il settore agro-ambientale è importantissimo per l’economia. Occorre perciò mantenere sempre alta l’attenzione su questo comparto, favorendo l’equità sociale, la dignità e la qualità del lavoro, prevedendo un maggior sostegno alla maternità e un nuovo assegno famigliare. Questo è il motivo della nostra mobilitazione di sabato dinnanzi alla prefettura di Bologna e in tutti i presidi e sit-in italiani dove la Fai Cisl porterà i suoi iscritti”.

Fai Cisl, Al via la raccolta firme a sostegno dell’ambiente e del lavoro nell’agroalimentare 2017-10-24T18:38:15+00:00

I Sindacati su disdetta integrativo coop sociali: “Ritiratela e apriamo un tavolo”

 

Contrariamente a quanto dichiarato da Confcooperative  e Legaccop, ribadiamo che di immotivato e pretestuoso c’è solo la disdetta del Contratto Integrativo”.

Tengono il punto le Organizzazioni sindacali di categoria di Cgil Cisl e Uil dopo che le centrali cooperative hanno rimandato al mittente le posizioni espresse dai sindacati negli ultimi giorni in merito alla disdetta unilaterale del contratto integrativo delle cooperative sociali.

Nell’ultimo quadriennio nessuna preoccupazione è stata manifestata circa la difficoltà delle cooperative reggiane di erogare annualmente il premio di produttività (il cosiddetto ERT) presente nella nostra provincia da ben 15 anni – spiegano – Il costo del lavoro per le cooperative a Reggio Emilia è proporzionale ai fatturati, il fatto che sia più alto rispetto ad altre province rappresenta un valore aggiunto a difesa del territorio ed una garanzia di alti standard qualitativi dei servizi erogati, ed è strettamente legato all’andamento positivo del settore”.

Infatti, nella determinazione dei requisiti per partecipare alle gare di appalto il costo del lavoro deve essere rispettato: questo consente di evitare l’ingresso di Cooperative spurie che non applicano le tutele garantite dai Contratti Collettivi e Integrativi sottoscritti dai sindacati maggiormente rappresentativi della nostra provincia.

 

Sulla base di ciò Fp Cgil, Fisascat Cisl, Cisl Fp e Uil Fpl ribadiscono la richiesta già inoltrata la scorsa settimana di ritirare la disdetta e di ricondurre la durata del Contratto Integrativo al rinnovo del Contratto Nazionale che si sta discutendo a Roma in questi ultimi mesi.

Chi opera in questi settori svolge un lavoro prezioso per dare servizi ai cittadini – continuano i sindacati –   deve pertanto essere garantito loro il potere di acquisto dei salari percepiti visto il mancato rinnovo contrattuale che ha paralizzato il settore dal punto di vista dei salari. La contrattazione sindacale ad ogni livello non è una concessione ma un diritto – concludono –  chiediamo perciò ancora una volta il  ritiro della disdetta auspicando la ripresa di relazioni sindacali che tengano dentro, proprio per il ruolo che il socio lavoratore ha all’interno delle cooperative,  anche il mantenimento di quanto ci si impegna a sottoscrivere”.

I Sindacati su disdetta integrativo coop sociali: “Ritiratela e apriamo un tavolo” 2017-10-10T06:06:07+00:00

I sindacati riuniti: migliore qualità ed equità per i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate

Il personale della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia, aderendo alla vertenza nazionale attivata unitariamente dalle organizzazioni sindacali FP CGIL, CISL FP, UILPA, UNSA/SALFI e FLP, ieri, si è riunita in assemblea all’inizio dell’orario di apertura al pubblico per chiedere di ridare dignità al lavoro svolto quotidianamente e per contribuire ad una migliore qualità ed equità dell’azione dell’Agenzia.

L’assemblea, che ha registrato un’elevata partecipazione dei lavoratori, si è conclusa con l’approvazione, all’unanimità, di una mozione in cui accanto alla stigmatizzazione delle immotivate resistenze dell’Agenzia e del Ministero vigilante al riconoscimento professionale del personale, della totale indifferenza rispetto alle difficoltà operative e lavorative più volte denunciate, dell’assordante silenzio del vertice politico e Amministrativo rispetto alla forte campagna di delegittimazione esterna verso il personale,  rivendica un complessivo miglioramento dei servizi attraverso significativi investimenti sul personale e sulle strutture nonchè il rilancio della partecipazione e del confronto sui processi di riforma in atto. Le organizzazioni sindacali, infatti, ribadiscono l’importanza della ripresa delle relazioni industriali al fine di scongiurare l’ennesima deleteria “riforma a costo zero”, i cui noti effetti negativi finiscono per ricadere inevitabilmente sui lavoratori e sugli utenti che ogni giorno affollano le sedi territoriali delle Agenzie.

La mobilitazione culminerà con una manifestazione il prossimo 19 settembre presso la sede del MEF con l’auspicio che venga riaperto presto il confronto, altrimenti andremo avanti ad oltranza.

I sindacati riuniti: migliore qualità ed equità per i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate 2017-10-02T09:25:48+00:00

Il sottosegretario Baretta: “la #crescita sia inclusiva per giovani, anziani e poveri”

Lotta alle povertà, sostegno agli anziani, ingresso agevolato dei giovani nel mondo del lavoro. Si è trasformato in un vero e proprio meeting l’incontro, avvenuto stamane sulla motonave Padus promosso da Anteas Guastalla, tra il mondo dei pensionati della Cisl e la Cisl Emilia Centrale e Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato al Ministero di Economia e Finanze.

Il sottosegretario si è rivolto a una platea, quella reggiana e modenese intervenuta, che lo ha interrogato su futuro previdenziale, aumento della povertà, tensioni sociali generate dall’accoglienza. Aspetti sociali che dipartono dai temi economici della crisi di ieri e dai dati di oggi.

“L’aumento del Pil è reale e va oltre le previsioni del Governo – ha spiegato l’onorevole Baretta –. Significa che la ripresa, che fa leva su export, industria e turismo, è in atto. Per il prossimo anno si ipotizza addirittura un +1,5%. Ricordiamo che abbiamo perso, dal 2007 al 2016, 7 punti di Pil, il 22% della produzione industriale, la borsa è scesa del 51% e i consumi del 5%. Il sistema italiano ha comunque tenuto grazie anche a una struttura produttiva fatta di piccole e medie aziende, al sistema della pubblica amministrazione (che ha comunque garantito un reddito a più di 3 milioni di dipendenti e alle loro famiglie) e al risparmio degli italiani, per quanto eroso”.

Sono però tre gli elementi di criticità che, come dimostra anche il contesto reggiano, preoccupano. “In primis la povertà – ha spiegato Baretta – , sia assoluta (4,7 milioni di persone al di sotto del reddito minimo di riferimento) che relativa (8 milioni di persone). Da qui l’impegno del Governo, oltre a un primo impegno di 1,6 miliardi di euro, a reperire ulteriori risorse stimate in 6-7 miliardi. Quindi il tema della disoccupazione giovanile, una vera tragedia: i numeri attuali sono inaccettabili, ecco perché stiamo lavorando per abbassare il cuneo fiscale per le imprese che assumono giovani. E, non ultimo, il tema della spesa sociale, tra cui le pensioni, destinata a richiedere nuove risorse con l’aumento dell’aspettativa di vita prossima agli 85 anni”. E se la spesa sociale “non è contraibile, può e deve essere qualificata” ha spiegato il sottosegretario dal tavolo dei relatori nel quale sono intervenuti Angelo Sottili, coordinatore Anteas Guastalla, Loris Cavalletti, segretario Fnp Cisl Emilia Centrale, Adelmo Lasagni, segretario generale Cisl Emilia Centrale, Margherita Salvioli Mariani e Andrea Sirianni, segretari Cisl Emilia Centrale. Per tutti sono “troppe le pensioni al di sotto dei 1.000 euro, non sufficienti a garantire una vita dignitosa per l’anziano”. “Con la qualificazione della spesa sociale dovremo trovare il modo di liberare risorse in questa direzione. Come? Legando detrazioni e deducibilità dei redditi all’effettivo potere economico delle persone”.

Garanzie, infine, per il mondo sindacale sul fatto che il dibattito sulla crescita, oltre a vedere coinvolti Governo e parti sociali, sia incentrato proprio su povertà, anziani e giovani.

 

Il sottosegretario Baretta: “la #crescita sia inclusiva per giovani, anziani e poveri” 2017-10-02T09:26:54+00:00

Cisl: “I giovani entrati nel lavoro dopo il 1996 rischiano pensioni sotto i 500 euro”

“Vogliamo dare più risposte ai giovani entrati nel mondo del lavoro dopo il 1° gennaio 1996. Se non interveniamo correggendo le attuali norme sulle pensioni, infatti, saranno fortemente penalizzati, mettendo a rischio la coesione sociale dei nostri territori”. Con queste parole il segretario di Cisl Emilia Centrale, Andrea Sirianni, commenta uno degli obbiettivi del sindacato dopo il lavoro fatto all’assemblea nazionale dei quadri e delegati di Cgil Cisl Uil, riunitisi a Roma per dialogare sulla cosiddetta “fase 2” del confronto con il governo sulla previdenza.

Il problema relativo alla pensione è molto sentito anche a Reggio. L’importo medio delle pensioni da lavoro, nel nostro territorio, è attualmente di 1.144 euro. Il 75% dei pensionati che sono poco più di 100.000 persone, percepisce meno di mille euro al mese e con il sistema contributivo attuale la cifra in futuro potrebbe addirittura dimezzarsi al di sotto dei 500 euro. Un fatto inaccettabile e pericoloso secondo la Cisl.

“Nella “fase 1” del confronto con il governo – continua Sirianni –  abbiamo fatto un buon accordo che ha dato risposte concrete ai lavoratori precoci, che fanno lavori gravosi, che hanno avuto gravi difficoltà che gli hanno reso difficile proseguire il lavoro. L’accordo ha attenuato le rigidità della legge Fornero, ha dato ai giovani la possibilità di miglioramenti sui riscatti dei contributi, ha aumentato le quattordicesime per i pensionati a basso reddito. Ora, però, vogliamo correggere ulteriormente la legge Fornero e rendere più equo il nostro sistema pensionistico, facendo proposte che tengano insieme giovani e anziani in un’ottica di solidarietà tra le generazioni”.

In particolare i sindacati chiedono il congelamento e la correzione dell’aumento automatico dell’età di pensione legato all’aspettativa di vita, di rivedere i coefficienti di calcolo, di liberare e creare posti di lavoro aggiuntivi per i giovani, di fare chiarezza sulla spesa per le pensioni depurandola dai costi per assistenza e Tfr.

“Chiediamo la rivalutazione dell’importo delle pensioni, ormai fermo da anni, e un potenziamento della previdenza complementare – aggiunge il segretario generale della Fnp Cisl Emilia Centrale, Adelmo Lasagni – Deve essere riconosciuto, anche, il grande valore sociale del lavoro che tanti pensionati reggiani (in grande parte donne) fanno prendendosi cura di familiari non autosufficienti. Bisogna prevedere forme di premialità per queste persone le quali, con il loro lavoro, consentono allo Stato di risparmiare miliardi di euro che, altrimenti, – conclude il segretario dei pensionati Cisl di Modena e Reggio – dovrebbero essere spesi per assistere e curare i non autosufficienti”.

Cisl: “I giovani entrati nel lavoro dopo il 1996 rischiano pensioni sotto i 500 euro” 2017-07-15T07:16:43+00:00

Occupazione: firmato il “Patto dell’Area Nord di Reggio Emilia”. Sottoscritto dai sindacati, imprenditori, comuni e istituzioni l’accordo vuole rilanciare lavoro e imprese

Corsi di formazione mirati per chi ha perso il lavoro, assistenza e supporto per coloro che vogliono intraprendere una nuova attività imprenditoriale sul territorio. Questi sono alcuni degli obbiettivi del “Patto territoriale per l’occupazione dell’Area Nord di Reggio Emilia” sottoscritto oggi nella Sala del Consiglio provinciale, in corso Garibaldi 59, dai sindacati Cisl, Cgil, Uil, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Reggio Emilia, Legacoop Emilia Ovest, Cna, Confcooperative, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Unindustria, assieme ai sindaci di 20 comuni del territorio della Val d’Enza e della bassa reggiana: Bagnolo in Piano, Boretto, Brescello, Cadelbosco di Sopra, Campagnola, Campegine, Castelnovo di Sotto, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo, Rio Saliceto, Rolo, San Martino in Rio, Sant’Ilario d’Enza.

L’accordo, che ha l’obbiettivo di riportare lavoro in un’area dalle grosse potenzialità, ma in forte difficoltà soprattutto nel settore dell’edilizia e delle costruzioni, sarà uno strumento per creare occupazione con il contributo di tutti i soggetti operanti, garantendo la riconversione professionale dei lavoratori in un territorio che, negli ultimi anni, ha avuto forti tensioni sociali ed economiche.

“Il Patto territoriale per l’occupazione è un segnale positivo e in controtendenza per uscire dall’emergenza della crisi attraverso politiche attive per il lavoro”. Ha dichiarato il segretario generale aggiunto della Cisl Emila Centrale, Margherita Salvioli Mariani”. “Di fronte a crisi strutturali di alcuni comparti come l’edilizia – commenta l’assessore regionale alle attività produttive, Palma Costi – bisogna mettere in campo azioni mirate. Le funzioni svolte dai centri per l’impiego del territorio supporteranno le persone in cerca di lavoro attraverso servizi personalizzati per creare occupazione”.

“E’ importante che un intero sistema dia un segnale concreto d’impegno per provare a reagire in un periodo così difficile e costruire soluzioni positive”. Sostiene il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi. E concludono parlando della necessità “di orientare le scuole perché sfornino figure professionali che servono al territorio”, il presidente di Confartigianato Lapam Reggio Emilia, Ivo Biagini e di “incrociare le esigenze delle imprese con la formazione di chi ha perso il lavoro” il presidente di Confcommercio, Donatella Prampolini.

Dal punto di vista demografico il bacino territoriale individuato dal patto conta 180.179 residenti con un incremento di ben 7.658 unità rispetto al 2008.  Il sistema imprenditoriale dell’area, però, ha notevolmente sofferto la crisi economica, soprattutto nei settori delle costruzioni e del manifatturiero. Circa 2.500, infatti, sono le imprese sparite a causa della crisi nella provincia, una flessione pari circa al -4,3%. Nei 20 comuni firmatari il calo percentuale è stato ancora più evidente. Alla fine dell’anno scorso, infatti, il numero delle imprese era sceso a 17.463 unità dalle 19.062 del 2009: circa 1.599 aziende in meno pari ad una flessione dell’8,4%. Soffrono, infine, anche le imprese artigiane: in otto anni sono calate dalle 7.173 del 2009 alle 6.011 del 2016. Una flessione del 16,2% decisamente maggiore rispetto al totale degli altri comuni reggiani.

Occupazione: firmato il “Patto dell’Area Nord di Reggio Emilia”. Sottoscritto dai sindacati, imprenditori, comuni e istituzioni l’accordo vuole rilanciare lavoro e imprese 2017-06-22T15:25:00+00:00

Prefettura di Reggio: situazione personale critica

Ancora una volta le organizzazioni sindacali confederali del Pubblico impiego riportano all’attenzione dei cittadini le criticità che interessano la Prefettura di Reggio Emilia e constatano che nonostante la situazione sia stata più volte denunciata attraverso diversi canali, ad oggi, nulla è stato fatto per porvi rimedio.

La dotazione di personale attualmente in servizio presso la Prefettura di Reggio Emilia è assolutamente insufficiente a garantire la regolarità e la tempestività delle attività Ministeriali che potrebbero essere ormai prossime alla paralisi funzionale.  Il blocco del turn over, comune denominatore di tutte le pubbliche amministrazioni, unitamente alla mancata sostituzione del personale collocato in quiescenza, trasferito o distaccato ha comportato che le poche risorse umane assegnate ai servizi debbono farsi carico degli ulteriori adempimenti garantendo a fatica la regolarità e la tempestività delle importanti e delicate attività svolte da questo Ufficio territoriale del Ministero dell’Interno.

Che la carenza di organico della Prefettura di Reggio Emilia fosse conosciuta anche ai vertici del Ministero lo dimostra la presenza di tutto il personale a tempo determinato impiegato ormai da anni, finalizzata a tamponare esigenze temporanee ed eccezionali e divenuta indispensabile per il funzionamento degli uffici.

Tra il personale a tempo determinato che attualmente presta servizio in Prefettura ci sono quattro unità assegnate per la ricostruzione post-sisma dalla Regione Emilia-Romagna e un’unità che a tutt’oggi non è stata stabilizzata, addetta all’ufficio immigrazione.

Qualora queste risorse non venissero confermate a scadenza di contratto si creerebbe un ulteriore aggravio di lavoro.

Anche sul fronte della dirigenza la Prefettura sconta da tempo un inesorabile depauperamento delle risorse. Sulla carta dovrebbero essere presenti cinque dirigenti, ma effettivamente in servizio ve ne sono solo due.

Tale situazione comporta la difficoltà di affrontare e risolvere le innumerevoli problematiche che sorgono quotidianamente nei vari ambiti lavorativi e favorisce una confusione di ruoli e competenze alimentando il malessere del e tra il personale.

Inoltre, dato che la Dirigenza non è tenuta al rispetto di un orario prestabilito, sono sempre più frequenti, nei confronti del personale contrattualizzato, le richieste di presenza oltre l’orario ordinario di servizio senza alcun tipo di riconoscimento, né in termini di merito, né economico.

I segretari Salvatore Coda (Cgil Fp), Rosamaria Papaleo (Cisl FP) e Luigi Raffaele Nacca (Uilpa) esprimono grande preoccupazione per il malessere diffuso tra il personale e  per la conseguente tenuta delle funzioni e dei servizi e hanno, pertanto, chiesto al Prefetto pro tempore il compimento di un passo forte in questo senso nei confronti dell’Amministrazione centrale che non può più ignorare un tale stato di cose.

Prefettura di Reggio: situazione personale critica 2017-06-15T09:58:15+00:00

Fusione Santa Maria-Ausl, la Cisl Funzione Pubblica commenta: “La Regione e le aziende non cadano nell’errore di riorganizzare a costo zero”

Reggio Emilia, 2 giugno 2017 – “Se questi anni di blocco salariale hanno qualcosa da insegnarci, tra queste c’è la certezza che le riorganizzazioni non si realizzano a costo zero”. Questo il punto espresso dalla Cisl Funzione Pubblica Emilia Centrale all’indomani dell’approvazione della legge regionale che sancisce l’incorporazione del Santa Maria Nuova nell’Ausl.

“La Regione Emilia Romagna e le aziende devono investire sul personale – dichiara Gennaro Ferrara, dirigente sindacale della Cisl Funzione Pubblica -. Non possono pensare che, nata la nuova azienda da 7 mila dipendenti, non si armonizzino i trattamenti del personale, che le riorganizzazioni si realizzino senza alcun riconoscimento economico a tutte le professionalità coinvolte, a partire dai coordinatori infermieristici. Inoltre non si può pensare che la progressiva contrazione del personale tecnico e amministrativo non trovi risposte per l’impegno ordinario e straordinario messo in campo. E – prosegue Ferrara – se è vero che il primo obiettivo per i precari è la stabilizzazione del rapporto di lavoro, anche per loro è urgente realizzare una piena armonizzazione economica rispetto ai colleghi a tempo indeterminato”.

Ma per portare a buon fine questi punti, servono risorse, soldi, che il sindacato chiede alla Regione: “Come Cisl – riprende il sindacalista – vogliamo che, in coerenza con l’accordo del 19 settembre scorso, vengano messe a disposizione delle risorse fresche. In caso contrario, rischiamo che i processi di riorganizzazioni annunciati dalla politica in tono trionfalistico, si traducano in un peggioramento dei servizi al cittadino e delle condizioni di lavoro degli operatori. Chiederemo dunque con forza che la Regione e la futura unica azienda sanitaria reggiana, trovino i fondi per armonizzare i trattamenti, del personale e per incentivare la riorganizzazione”.

 

Fusione Santa Maria-Ausl, la Cisl Funzione Pubblica commenta: “La Regione e le aziende non cadano nell’errore di riorganizzare a costo zero” 2017-06-02T08:52:57+00:00

Schema di decreti su Aci e Motorizzazione: una riforma sbagliata che penalizza cittadini e lavoratori

 

Il Governo in questi giorni sta varando uno schema di decreto che prevede di far “confluire” l’attuale certificato di proprietà nella carta di circolazione, che conserverà il suo nome, diventando però documento unico dei veicoli. A causa di questo provvedimento, l’ACI rischia la chiusura, nonostante fornisca un servizio pubblico tecnologicamente avanzato, con standard di altissima qualità, senza tra l’altro costituire un costo per le casse statali. E’ per denunciare questo pericolo che dal 23 al 25 maggio sono state indette assemblee dei lavoratori in tutti gli uffici Aci d’Italia.

Ancora una volta, infatti, ci troviamo di fronte allo Stato che decide come un datore di lavoro che sembra non conoscere effettivamente le funzioni svolte dai “suoi” lavoratori e assume decisioni che rischiano di aggravare i costi per il cittadino.

Fp CGIL e CISL Fp regionali, come già detto chiaramente anche a livello nazionale, unitariamente alla UilPa, ribadiscono che “il documento unico, così come previsto dallo schema di Decreto adottato dal Governo, non realizza alcun vantaggio per il cittadino, non essendo previsto alcun risparmio di spesa, né tanto meno una semplificazione”. Al contrario, così come è stato definito, determinerà “il venir meno dei servizi oggi garantiti dall’Aci e una ulteriore complicazione delle procedure con ricadute negative in termini di costi e di tempo”. Infatti, si passerebbe dal sistema di gestione attuale, che utilizza la moneta elettronica, a quello dei bollettini postali, sistema ormai anacronistico e non certo in sintonia con la modernizzazione del Paese che questo Governo dice di voler perseguire.

Una “riforma” che prevede di lasciare invariati i costi per IPT e bolli, ma presuppone, tra l’altro, una minore presenza di uffici pubblici sul territorio, meno servizi diretti all’utenza debole, con la conseguente necessità di ricorrere all’intermediazione privata con maggiori costi.

E’ infatti importante ricordare che oggi l’Aci offre ai cittadini l’alternativa di un servizio pubblico, prenotabile on-line, senza sovrapprezzi; mette a disposizione degli utenti la prenotazione del posto di coda tramite device mobile; ha ridotto gli adempimenti e aumentato la sicurezza della conservazione degli atti di vendita dei veicoli; ha avviato lo Sportello a domicilio senza oneri aggiuntivi direttamente nelle case private, di cura, di riposo e in quelle circondariali. Ha attivato infine il Wi-Fi gratuito nelle aree dei propri uffici e, tramite sms o e-mail, continua ad aggiornare l’automobilista su qualunque evento possa riguardare il proprio veicolo.

Ancora una volta il Governo propone false semplificazione, che in realtà celano non solo il determinarsi di ulteriori inefficienze e spese della macchina pubblica, ma ancor peggio, il calpestare la dignità di lavoratori che rischiano il posto di lavoro, che hanno alte professionalità e che forniscono servizi efficienti e utili ai cittadini.

Una situazione paradossale caratterizzata dal qualunquismo e dalla leggerezza che viene adottata nel determinare “riorganizzazioni su riorganizzazioni”, dove l’apparenza maschera un’assoluta mancanza della necessaria sostanza che invece dovrebbe contraddistinguere la qualità del servizio pubblico.

Schema di decreti su Aci e Motorizzazione: una riforma sbagliata che penalizza cittadini e lavoratori 2017-05-24T11:10:11+00:00

Aaa: in migliaia al concorso per infermieri Asl. La Cisl apre un corso di preparazione

Attese a Reggio Emilia un numero record di persone, nel 2016 a Bologna si erano candidati in 14.000. Erano 8 anni che non veniva fatto il bando

 

Un format di lezioni di preparazione al concorso per infermieri bandito dall’Ausl di Reggio Emilia. Lo organizza la Cisl Funzione Pubblica Emilia Centrale.

“Si tratta – dichiara Gennaro Ferrara, dirigente sindacale Cisl Funzione Pubblica Emilia Centrale – del primo concorso a tempo indeterminato per infermieri dopo 8 anni per cui si attendono migliaia di professionisti. A Bologna, l’anno scorso, i candidati erano stati oltre 14.000. Proprio per dare un aiuto in più ai tanti aspiranti infermieri dell’azienda Ausl di Reggio abbiamo deciso di preparare alcune lezioni, frontali e a distanza”. È possibile inviare le candidature al concorso pubblico fino al 1 giugno. Quando si conoscerà il dato esatto degli iscritti l’azienda Ausl deciderà se svolgere una prova preselettiva.

“Organizzeremo – riprende Ferrara – delle brevi lezioni sui principali argomenti che saranno oggetto delle prove scritte: deontologia professionale, responsabilità penale e civile, elementi di conoscenza clinica. Il corso non vuole e non può sostituire la preparazione universitaria che oggi possiedono gli infermieri ma riteniamo possa essere un aiuto in più per rinfrescare alcune conoscenze che nel lavoro quotidiano si trascurano”.

Per preiscriversi al corso di preparazione o per avere maggiori informazioni occorre mandare una mail a concorso.reggioemilia@gmail.com. Per info: 0522 296852

 

Aaa: in migliaia al concorso per infermieri Asl. La Cisl apre un corso di preparazione 2017-05-20T07:02:20+00:00