“La chiusura dei Punti nascita indebolisce la montagna”. Denuncia unitaria dei sindacati

Come Cgil, Cisl, Uil esprimiamo forte preoccupazione rispetto alla decisione assunta dal Ministero della Salute di chiudere i punti nascita della montagna. Più volte abbiamo rimarcato che mantenere i servizi alla persona nelle aree marginali è fondamentale per incentivare la coesione sociale e di conseguenza la tenuta complessiva del territorio, non solo dal punto di vista demografico. Temi questi molto cari non solo alla Regione Emilia Romagna che ha presentato lo scorso anno proprio a Castelnovo il Programma regionale per la montagna , ma anche al Governo centrale con il programma avviato che risponde al nome di “Strategia Nazionale per le Aree Interne”. Il documento preliminare cita esplicitamente tra gli altri tre punti imprescindibili: scuola, mobilità e salute e li pone come cardini su cui incentrare la strategia per rendere attrattivo tutto il territorio appenninico “nei confronti di nuovi soggetti che lo eleggano come proprio riferimento, apprezzandone i caratteri di vivibilità quotidiana, non meno che per la capacità di offrire opportunità di lavoro e di reddito”. Scuola, mobilità e salute quindi sono ambiti su cui occorre investire non solo in quantità ma soprattutto in qualità; solo facendo così si può parlare davvero di sviluppo economico e di coesione sociale.

Per noi la decisione di chiudere i punti nascita di Castelnovo Monti, Pavullo nel Frignano e Borgo Val Taro va esattamente dalla parte opposta: si toglie un servizio fondamentale alla donna in uno dei momenti più delicati della vita: quello del parto dentro un contesto anche di riconoscimento identitario. Questa primavera avevamo chiesto come Organizzazioni Sindacali la possibilità di confrontarci con le istituzioni dei vari territori montani per qualificare un patto di comunità per la tenuta complessiva del territorio appenninico ; ora è ancora più impellente e non più rinviabile e lo ribadiamo con forza.

“La chiusura dei Punti nascita indebolisce la montagna”. Denuncia unitaria dei sindacati 2017-10-07T09:17:49+00:00

La Cisl sul punto nascite: “Alla gente d’Appennino si deve chiarezza”

 

“Ci preoccupa l’escalation mediatica sul punto nascite se, questa, è segno di una carenza della politica. Riteniamo che i pareri tecnici siano da utilizzarsi nelle sedi opportune e che sia giunto il momento che dalla Regione giunga una risposta chiara sul tema Ostetricia e Ginecologia del Sant’Anna. La programmazione del territorio sia fatta dal basso e condivisa anche con le esigenze della popolazione”. Interviene in maniera netta William Ballotta, segretario generale della Cisl Emilia Centrale sul tema che, in queste ore, catalizza l’attenzione dell’Appennino reggiano. Nei giorni scorsi, con una serie di interventi, il direttore generale Fausto Nicolini ha ribadito le posizioni per cui lo stesso si dichiara favorevole alla chiusura del punto nascite montano.

“Oltre al tema delle deroghe  – aggiunge Luca Ferri, responsabile della zona Cisl di Castelnovo Monti – siamo preoccupati, a fronte di notizie rilanciate dai media, che possa continuare con adeguata serenità il lavoro in questo reparto, ma anche la fruizione dello stesso, così come rilevato dalle mamme organizzate nel comitato. Riteniamo inoltre che sia necessario dare una risposta su tutta la tenuta complessiva del sistema socioassistenziale non solo nel comune capoluogo ma in tutto l’Appennino: ospedale, assistenza domiciliare, strutture che operano sul territorio, anche nella gestione delle patologie croniche. Una direzione in tal senso è già tracciata nel preliminare di strategia delle Aree interne che dovrà trovare applicazione sul territorio”.

Il mondo Cisl, poi, sostiene anche la visione alternativa: “Alle diverse problematiche citate da Nicolini – entrano nel dettaglio Davide Battini, segretario della Cisl Fp ed Ezio Razzoli, ex rsu Cisl per l’ospedale – deve essere la stessa azienda sanitaria a fornire adeguate risposte sul tema della sicurezza in loco. Un esempio che in diversi contesti si vorrebbe sperimentare sono soluzioni in merito alla formazione e rotazione del personale per garantire una maggiore pratica sui parti. E’ per noi imprescindibile che, per garantire la qualità del servizio e delle persone che vivono in montagna, si ottengano dalla politica decisioni certe con un piano di valorizzazione e potenziamento decennale sull’ospedale e sui servizi domiciliari dell’Appennino salvaguardando reparti e servizi in termini di qualità e quantità. Solo una programmazione di lungo periodo può dare ai professionisti, medici e personale sanitario, e alle persone che scelgono di continuare a vivere o di andare a vivere in montagna quella stabilità che permette di fare scelte certamente meno semplici che in altri luoghi della provincia”.

Da segnalare, infine, anche l’intervento dei pensionati della Fnp Cisl che, in vista dell’imminente congresso, intendono presentare una mozione di sostegno che impegnerà la categoria intera al presidio del punto nascite montano “è solo mantenendo le nascite in Appennino, al pari della sanità, della scuola e dei servizi, che si può pensare di mantenere l’uomo sul territorio e, questo, vale più che mai anche per gli anziani che vogliono continuare a vivere dove sono nati”.

La Cisl sul punto nascite: “Alla gente d’Appennino si deve chiarezza” 2017-02-02T09:58:11+00:00

La Cisl: “ Punto nascite di Castelnovo, non si può smantellare. Si ripensi al valore dell’ospedale per tutto l’Appennino ”

 

“Ripensare e rinunciare alla chiusura del Punto nascite del Sant’Anna di Castelnovo Monti: andare oltre la logica dei numeri e fare una valutazione che parta invece dalle persone e dal territorio”. La Cisl Emilia Centrale interviene nuovamente sul progetto di chiusura del Punto nascite dell’Ospedale Sant’Anna.

“Siamo sempre stati contrari a qualsiasi idea d’applicazione tout court delle leggi, alle scelte dei tagli ‘lineari’ perché, in quanto tali, raramente tengono conto delle particolarità e della necessità di fare invece scelte mirate, che rispondano ‘meglio’ alle esigenze di un territorio e dei suoi cittadini”, afferma Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta della Cisl Emilia Centrale.

Margherita Salvioli Mariani interviene sul tema del Punto nascite di Castelnovo Monti

Margherita Salvioli Mariani interviene sul tema del Punto nascite di Castelnovo Monti

“Abbiamo assistito a valutazioni e prese di posizione diverse – aggiunge la segretaria -: chi valuta necessario lo smantellamento del Punto nascite lo fa per una questione di sostenibilità, ma anche chiamando in causa la sicurezza del bambino e della madre e il dover recepire l’accordo Stato-Regioni che prevede la chiusura dei punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 parti all’anno. Sono posizioni, queste, legittime ma che guardano in modo avulso dalla realtà, anche geografica del territorio e della sua necessità di servizi: l’ospedale di Reggio Emilia dista 45 km da Castelnovo, ma 100 km dal crinale che, qui, interamente ricade”.

“Inoltre – aggiunge Adrea Sirianni, segretario Cisl Emilia Centrale con delega alla Sanità – anche lo stesso Accordo Stato Regioni prevede deroghe per le situazioni più difficoltose, come in montagna. E, certo, riteniamo legittime le richieste di potenziamento, per garantire il presidio sociale e la sicurezza sanitaria, e non certo di smantellamento del Punto nascite castelnovese”.

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Per Andrea Sirianni occorre che il Punto nascite della Regione rientri tra le deroghe previste dalla Regione

“Come emerge infatti da tutte le analisi e gli studi dell’Osservatorio dell’Appennino reggiano – parla Luca Ferri, responsabile della zona montana della Cisl Emilia Centrale -, per un’economia e una coesione sociale compiute ed efficaci la nostra montagna ha bisogno di un tessuto socio economico che richiede di essere valorizzato, sul quale è necessario investire, piuttosto che disinvestire”.

Investire e non disinvestire in Appennino chiede Luca Ferri

Investire e non disinvestire in Appennino chiede Luca Ferri

La risposta, secondo la Cisl Emilia Centrale, va ricercata in una discussione che coinvolga le forze sociali, le cittadine e i cittadini del territorio. Solo così si può evitare che un’intera comunità si senta abbandonata, non considerata dalla politica e dalle scelte maturate in ambiti della politica senza che siano tenuta nella dovuta considerazione le peculiarità e le istanze locali.

“Il confronto allora si allarghi – conclude Salvioli Mariani – : oltre che al punto nascita si discuta del futuro di questo ospedale e la politica presidi adeguatamente in stretto rapporto con i cittadini i luoghi in cui si prendono decisioni con ricadute così importanti per la loro vita e per il territorio”.

La Cisl: “ Punto nascite di Castelnovo, non si può smantellare. Si ripensi al valore dell’ospedale per tutto l’Appennino ” 2016-06-08T10:20:30+00:00