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Housing sociale, un’agenda di lavoro e un protocollo d’intesa per il 2020: dal cosolidamento delle azioni a nuovi sviluppi

Un investimento, non solo economico, sui beni immobili pubblici e prima ancora sulle persone: il diritto alla casa, base della dignità della persona assieme al lavoro, permane al vertice delle politiche e delle scelte strategiche dell’Amministrazione comunale di Reggio Emilia e dei sindacati Cisl, CiglUil, Sunia e Sicet (sindacato inquilini Cisl)  che hanno messo a punto un Protocollo d’intesa per l’Agenda 2020 dell’Housing sociale.

Il documento – firmato giovedì 19 luglio dal sindaco Luca Vecchi e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali Chiara Lupi (Sicet), Carlo Veneroni (Sunia), Luca Chiesi (Cgil) e Andrea Sirianni (Cisl), alla presenza del vicesindaco con delega al Welfare Matteo Sassi – definisce alcune linee strategiche per i prossimi anni, muovendo da un’analisi socio-demografica, dell’offerta abitativa, del quadro degli investimenti programmati e delle condizioni del patrimonio edilizio di alloggi Erp ed Ers a Reggio Emilia.

Il Protocollo (allegato a questa nota e descritto più in basso) definisce e condivide infatti un’Agenda per le politiche dell’housing sociale a Reggio Emilia, “al fine di incrementare la sostenibilità economica, gestionale e patrimoniale dell’edilizia residenziale pubblica e sociale nel comune di Reggio Emilia”.

L’Agenda 2020 – Housing sociale, d’altra parte, intende consolidare obietti strategici quali:

– (Ri)generare nuove risorse

– Consolidare il governo dei diritti all’abitare

– Garantire una gestione sostenibile degli abitanti

– Realizzare una gestione sostenibile del costruito

– Programmi e progetti di riuso e innovazione.

HANNO DETTO – “Housing sociale significa per noi valore comune, conseguente scelta politica e quindi strategie ed azioni, che oggi sistematizziamo in un atto che significativamente chiamiamo ‘Agenda’ e che ha un duplice valore – ha detto il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi – Il primo è quello di rendicontare scientificamente quanto fatto sino ad oggi nel corso del mandato amministrativo: abbiamo ad ora destinato 10 milioni di euro di investimenti al patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con un forte impegno diretto del Comune, per quasi tre milioni, anche per le manutenzioni straordinarie e il recupero del patrimonio pubblico che hanno consentito il recupero di circa 450 alloggi poi consegnati a nuovi inquilini, innestandoci così su un cammino di uscita dalla grande crisi economica, affrontata con determinazione negli anni precedenti e che ha tuttavia lasciato segni non superficiali nelle fasce di maggiore fragilità sociale anche rispetto al tema Casa. Il secondo è quello di guardare ai prossimi tempi con una prospettiva chiara e programmabile, basata con consapevolezza e concretezza sulle forze in campo, sia economiche sia sociali, proporre nuove azioni e confermare azioni e progetti che hanno già avuto esiti positivi. Penso fra l’altro alle modalità di assegnazione degli alloggi che hanno consentito un eccezionale incremento degli appartamenti occupati, alla diminuzione delle morosità grazie anche al ruolo di mediazione sociale dell’Amministrazione comunale, ai Regolamenti per l’accesso e l’uso dell’edilizia residenziale pubblica e al coinvolgimento dei privati nel sistema Ers”.

Questo, ha evidenziato il sindaco, “avviene in maniera concertata con i ‘corpi intermedi’ e condivisa, e non potrebbe essere altrimenti, con le organizzazioni sindacali, in particolare quei settori del sindacato che si occupano del diritto alla casa. Perché la casa è un diritto e quindi è una responsabilità da condividere. Da qui la valenza politica, oltre che di buona prassi operativa, della sottoscrizione di questo Protocollo, nella consapevolezza che, al di là della crisi che pure ha avuto un peso eccezionale e drammatico, i diritti non sono ‘gratuiti’ e vanno difesi dopo essere stati conquistati”.

 

“Negli anni della crisi che ha avuto i suoi culmini nel 2008 e nel 2011 – ha detto il vicesindaco con delega al Welfare Matteo Sassi – il Comune di Reggio Emilia ha investito in via straordinaria per le politiche per la casa, con lungimiranza e con la consapevolezza che ogni euro investito in queste politiche è un euro investito in coesione sociale e dunque in contrasto alla povertà e all’esclusione. In particolare, assicurare il diritto alla casa significa combattere la povertà infantile e minorile, poiché non è possibile assicurare opportunità alle giovani generazioni, senza la certezza di un bene primario quale la casa. E i dati ci dicono che negli anni della crisi è cresciuto sensibilmente il numero di minori under 14 residenti in alloggi Ers. Questo approccio alle politiche per la casa in anni di crisi è stato determinante e credo resti un approccio necessario a fronte di fragilità sociali che rischiano di diventare progressivamente croniche”.

E rispetto agli investimenti nel periodo 2015-2018, il vicesindaco ha sottolineato che “il patrimonio edilizio pubblico è stato destinatario di risorse per oltre 10 milioni di euro, finalizzate sia a nuovi interventi sia a manutenzioni straordinarie e ordinarie, con ricadute economiche positive anche nell’imprenditoria locale. Questo è stato possibile grazie alla collaborazione con Acer Reggio Emilia, che non solo ha sempre più assunto il ruolo di agenzia tecnica e operativa, ma ha confermato il ruolo strategico costituito dalla presenza di una azienda pubblica nella gestione del patrimonio di Edilizia residenziale sociale”.

Fra gli aspetti di innovazione sociale, ha concluso il vicesindaco Sassi, “ricordiamo i corsi di formazione per la mediazione sociale in particolare di condominio, promossi da Acer Reggio Emilia per una cinquantina di assegnatari di alloggi Erp. Si tratta per certi aspetti del recupero di una figura storica un tempo frequente nei grandi condomini, aggiornata nella formazione e nella sensibilità al nostro tempo”.

 

Presentando a loro volta il Protocollo e l’Agenda alla stampa, i rappresentanti sindacali hanno evidenziato l’importanza e l’efficacia delle azioni di recupero edilizio, con immobili finalmente rioccupati, da circa 800 nuovi abitanti, e delle azioni di mediazione sociale, con esiti positivi nel recupero delle morosità degli affitti ma soprattutto delle bollette delle utenze e nella convivenza negli edifici pubblici. Hanno ricordato infine che il Protocollo è ‘aperto’, cioè può accogliere nuove adesioni di soggetti titolati.

 

DOVE SIAMO: 9.000 UNITÀ ABITATIVE NON OCCUPATE – La grande crisi del 2008-2011, l’implosione della bolla immobiliare (2004-2007), la contrazione sostanziale dei flussi migratori interni ed internazionali, hanno determinato a Reggio Emilia, cioè anche in scala locale, sia la fine della crescita demografica (la popolazione al 2017 è stabilizzata a poco meno di 172.000 abitanti), sia la drastica contrazione della produzione edilizia residenziale. Nel 2017, gli alloggi non occupati sono stimabili pari a oltre 9.000 unità abitative (+1,12% rispetto al 2011), un valore che corrisponde al 10,8% del patrimonio residenziale complessivo disponibile.

 

DOMANDA E OFFERTA ABITATIVA – Negli ultimi 10 anni, la domanda abitativa di alloggi pubblici si è stabilizzata, ad eccezione dei bienni successivi agli anni-picchi di crisi (2008 e 2011), quando l’emergenza economica e la disoccupazione, quindi il reddito e i margini di sostentamento, flettevano verso il basso.

Negli altri ambiti temporali, appunto, un andamento più stabile, che ha portato a poco più di 800  le domande attive in graduatoria di Edilizia residenziale pubblica (Erp). L’assegnazione di alloggi pubblici vede la prevalenza di cittadini italiani: la composizione dei nuovi assegnatari, nel periodo 2004-2015, è principalmente favorevole a residenti con cittadinanza italiana (65%), rispetto ai residenti con cittadinanza europea (3%) ed extraeuropea (32%).

Fra le concause di questi effetti, la revisione degli strumenti di regolamentazione di accesso all’offerta Erp avvenuta nel 2006, ha consentito, nella media del periodo 2004-2015, di stabilizzare appunto il valore delle domande attive.

Il patrimonio di Edilizia residenziale pubblica e sociale (Erp ed Ers) disponibile a Reggio Emilia, è ad oggi di 2.725 unità immobiliari.

Dal 2011, il patrimonio Erp e Ers ha registrato un sensibile incremento (+5,25%), in particolare nell’ambito dell’offerta per l’emergenza abitativa (+8,77%), per la locazione permanente (+33,20%) ed infine per l’Agenzia per l’Affitto (+295,22%).

 

ABITANTI E CASE ASSEGNATE: CRESCE FINO AL 91% IL TASSO DI ALLOGGI OCCUPATI – Aumenta la popolazione residente negli alloggi di Edilizia residenziale pubblica e sociale, cresce il tasso di occupazione degli alloggi, con un contestuale incremento della popolazione under 25.

Nel 2018 la popolazione residente nell’offerta abitativa pubblica e sociale è infatti di 5.317 persone (+16% rispetto al 2011), pari al 3,1% della popolazione residente a Reggio Emilia.

Nel periodo 2011-2018 la dotazione di alloggi di proprietà pubblica è sostanzialmente invariata. Tuttavia si registra un consistente incremento del numero complessivo di nuclei assegnatari (+6,3%), con un rilevante aumento della popolazione complessiva (+17,9%) e conseguente incremento della dimensione media dei nuclei familiari (2018: 2,51 persone/nucleo; +10,9% nel periodo 2011-2018), con valori rilevanti nelle famiglie in emergenza abitativa (3,5 persone/nucleo) esito congiunto di un potenziamento degli investimenti nel ripristino degli alloggi non assegnati, della revisione degli strumenti di regolamentazione nell’accesso e permanenza nel patrimonio residenziale pubblico, del potenziamento dell’offerta in emergenza abitativa.

Cresce sensibilmente il tasso di occupazione degli alloggi che, al primo gennaio 2018, è pari al 91,1%.

 

FRAGILITÀ GIOVANISSIME – L’analisi della composizione demografica della popolazione residente nel patrimonio residenziale pubblico evidenzia il rilevante incremento della fascia under 14 anni (+21,5%) e under 25 (+35%) ed una sostanziale stabilità della popolazione over 65 (-2,7%). Avere una casa significa avere, più che mai in questi casi, un futuro, una possibilità di vita normale. Anche la qualità delle abitazioni, in questo senso, è un elemento molto importante e perseguito sia dal Comune, sia da Acer Reggio Emilia, l’azienda per la casa che è ‘braccio operativo’ nell’attuazione delle politiche pubbliche.

 

MOROSITÀ MEDIA IN DIMINUZIONE – La morosità media, caratterizzata da una sostanziale prevalenza dell’incidenza delle spese accessorie (utenze e spese condominiali), si contrae sensibilmente, nel periodo 2011-2018, a fronte di un incremento dell’efficacia delle procedure di sensibilizzazione e responsabilizzazione, attivate da Acer e Comune, verso l’utenza assegnataria.

 

INVESTIMENTI GIÀ A QUOTA 10 MILIONI DI EURO – Sono rilevanti, ammontano complessivamente a oltre 10 milioni di euro, gli investimenti per il patrimonio abitativo di proprietà pubblica,  destinati a finanziare, nel periodo 2015-2018, interventi di nuova costruzione, ripristino, manutenzione straordinaria e riqualificazione energetica.

Fonti ed erogatori di finanziamento sono direttamente il Comune o sue partecipate (30.5%),  Regione Emilia-Romagna (39.1%), Gse – Gestione dei servizi energetici spa (8%) – Gse è una società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze -,  Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (17,3%) e da privati (5%).

Per quanto riguarda gli interventi di manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare pubblico, le azioni si concentrano anche sui quartieri storici.

In particolare:

– oltre 2,7 milioni di euro, di cui l’88,4% risorse dirette ed indirette dell’Amministrazione comunale di Reggio Emilia, hanno consentito, attraverso piani ordinari di ripristino e piani straordinari di manutenzione, di rendere disponibili 447 alloggi per nuove assegnazioni di edilizia residenziale pubblica;

– ulteriori risorse, per oltre 8,5 milioni di euro, esito di finanziamenti europei, statali, regionali, comunali e privati, consentiranno di attivare opere di costruzione di nuovi alloggi (40 alloggi nel quartiere Compagnoni) e riqualificazione energetica e funzionale delle parti comuni di edifici di edilizia residenziale pubblica in diversi quartieri della città.

Nelle attività di consolidamento delle politiche per l’housing sociale a Reggio Emilia, nel 2015, è stato sottoscritto un Protocollo di intesa, tra Comune di Reggio Emilia e Cassa Depositi e Prestiti, finalizzato all’attivazione di una manifestazione di interesse per proposte di housing sociale, da parte di operatori privati del territorio, per una successiva valutazione ed inclusione nel Fondo immobiliare regionale per l’housing sociale, promosso da Cassa Depositi e Prestiti. Sono pervenute 13 proposte, per un potenziale complessivo di 226 unità immobiliari da destinare all’housing sociale.

 

DA OGGI IN POI – Il Protocollo d’intesa firmato oggi prevede, per raggiungere i cinque obiettivi da qui al 2020, le seguenti azioni e strumenti, in parte nuovi, in parte esistenti e confermati per il futuro:

  1. (Ri)generare nuove risorse. Dato atto che Acer Reggio Emilia è il principale soggetto strumentale e attuatore nel territorio delle politiche per l’Housing sociale, il Comune intende:

– adottare una nuova Concessione Quadro con Acer che, supportata dalle Convenzioni attuative, consenta di delineare e programmare la gestione e attuazione delle politiche abitative dei prossimi anni;

– semplificare le funzioni operative ordinarie del patrimonio e dell’utenza dell’edilizia residenziale pubblica e sociale attraverso l’adozione di regolamenti comunali equi, efficienti ed efficaci.

Inoltre, leggere il patrimonio immobiliare privato anche come risorsa sociale. Il consolidamento dell’obiettivo di identificare come risorsa sociale il patrimonio immobiliare residenziale privato, si raggiungerà attraverso:

– l’attuazione degli esiti della manifestazione di interesse promossa dal Comune con Cassa Depositi e Prestiti, e finalizzata alla realizzazione, attraverso il supporto finanziario del Fia, di 74 unità abitative per la locazione e vendita calmierata;

– la ridefinizione degli obiettivi strategici dell’Agenzia per l’Affitto, nel quadro organico dell’offerta della filiera abitativa pubblica, quale hub per il mercato privato della locazione calmierata e convenzionata, in particolare a favore di nuovi utenti, quali: giovani generazioni, studenti, city users).

L’Agenda 2020 intende inoltre:

– potenziare le azioni del Tavolo territoriale di Concertazione, in funzione di un conseguente contributo politico-strategico allo sviluppo della programmazione regionale;

– presidiare le attività del Tavolo tecnico regionale, nel quadro di prima applicazione e monitoraggio del nuovo Regolamento per l’accesso e la permanenza in alloggi Erp e calcolo e applicazione del nuovo canone Erp.

  1. Il governo dei diritti

L’Agenda 2020, per garantire la qualità e l’equità nel governo dei diritti dei beneficiari e assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica, intende:

– confermare i bandi pubblici di accesso all’offerta abitativa pubblica per l’assegnazione di alloggi Erp e l’assegnazione di alloggi per anziani presso la Residenza Gerra;

– confermare il bando pubblico per contributi destinati alla morosità incolpevole;

– consolidare l’attività di manutenzione, revisione e ottimizzazione degli strumenti ordinari di regolamentazione e gestione, quali: il Regolamento per l’accesso e la permanenza in alloggi Erp; il Regolamento d’uso dell’alloggio Erp; il Regolamento per il calcolo del canone Erp.

  1. Verso una gestione sostenibile degli abitanti

Le persone sono il fine dell’Agenda 2020 sull’Housing sociale. Il Protocollo indica infatti fra le linee guida “più risorse per sostenere le fragilità consolidate ed emergenti”.

L’Agenda nel periodo 2015-2018 ha consolidato differenti strumenti e processi integrati a supporto delle fragilità emergenti, con particolare riferimento alla popolazione residente nel patrimonio residenziale pubblico e privato.

In particolare si segnalano:

– promozione e coordinamento del Protocollo di intesa con Iren Mercato spa e le associazioni degli amministratori condominiali per la gestione dei crediti relativi a forniture energetiche centralizzate e l’individualizzazione delle utenze centralizzate;

– attivazione e gestione del Fondo regionale per il contributo alla locazione;

– attivazione e gestione del Fondo nazionale per la Morosità incolpevole.

Per garantire il diritto all’abitare ed il conseguente monitoraggio della permanenza dei requisiti di assegnazione è stato approvato dal Consiglio comunale di Reggio Emilia il Regolamento per l’accesso e la permanenza negli alloggi Erp con la definizione dei nuovi criteri di calcolo del canone. Contestualmente, per garantire un ulteriore incremento dell’efficienza ed efficacia del processo gestionale delle morosità attive nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica, sono in corso di elaborazione le Linee guida per la gestione integrata delle morosità attive da parte di Acer Reggio Emilia ed il Comune di Reggio Emilia, con coinvolgimento del Servizio Servizi sociali e del Servizio Housing sociale.

Per promuovere gestioni condominiali sostenibili e solidali, sin dalla fase di accesso all’abitazione è stato attivato, nel 2017, nell’ambito del programma europeo Fami, il progetto Casper/Er.

A supporto del processo di integrazione ed inclusione sociale dei nuovi abitanti nel patrimonio residenziale pubblico, Acer Reggio Emilia ha attivato il Servizio di mediazione sociale, per promuovere e potenziare prassi di inclusione interculturale e di abitare solidale nelle comunità locali.

  1. Verso una gestione sostenibile del costruito

I sottoscrittori del Protocollo concordano sul completare l’attuazione dei programmi complessi urbani di iniziativa pubblica, in corso di attuazione, con particolare riferimento al Contratto di Quartiere II – Compagnoni Fenulli, che prevede la realizzazione di 40 alloggi di edilizia residenziale pubblica; e sull’avviare azioni di verifica e sensibilizzazione funzionali alla composizione di nuovi strumenti progettuali, gestionali ed attuativi, anche attraverso l’attivazione di manifestazioni di interesse per l’avvio di interventi di edilizia residenziale sociale su aree di proprietà comunale.

  1. Programmi e progetti

In tema di Riuso e Innovazione, si vogliono implementare progetti pilota di riuso abitativo e riattivazione del patrimonio pubblico e privato non locato, attraverso la promozione di strumenti innovativi quali:

– il consolidamento dell’Agenzia urbana Abitare solidale come strumento di incremento dell’incontro domanda/offerta nel mercato privato della locazione sostenibile, attraverso garanzie economiche complementari e attività di accompagnamento all’abitare;

– la sottoscrizione di un Protocollo di intesa tra il Comune di Reggio Emilia e l’Istituto di Vendite giudiziarie di Reggio Emilia, funzionale a destinare all’incremento dell’offerta abitativa, a canone sostenibile, il patrimonio immobiliare in vendita giudiziaria, situato in aree urbane socialmente sensibili.

Housing sociale, un’agenda di lavoro e un protocollo d’intesa per il 2020: dal cosolidamento delle azioni a nuovi sviluppi2018-07-20T08:13:37+00:00

Dalla Fai della Cisl di Reggio Emilia no ai voucher. Appello ai parlamentari del territorio

Preoccupazione nel mondo rurale reggiano per l’ipotesi di ripristinare i voucher in agricoltura. 

“Altro che decreto dignità, il voucher in agricoltura è la legalizzazione del caporalato” esordisce Vittorio Daviddi, segretario generale della Fai Cisl Emilia Centrale.

“In agricoltura – spiega il sindacalista – il voucher si è dimostrato fallimentare, lo dicono i dati, è uno strumento che danneggia gravemente il lavoro. A suo tempo lo avevano già ribadito anche i tanti lavoratori scesi nelle piazze di tutta Italia”.

Per Daviddi, come sottolineato anche Annamaria Furlan, “nel settore ci sono già i contratti stagionali e che in passato c’è stato un grande abuso dei voucher. E’ importante che il ministro Di Maio, che per altro ha visitato aziende agricole a Reggio Emilia e parla dignità e lotta al lavoro nero, incontri i sindacati per capire di cosa si parla. I voucher comportano gravi sacrifici per migliaia di lavoratori agricoli. Per questo ci appelliamo ai parlamentari eletti nella nostra provincia, ritenendo che occorra guardare avanti, e non indietro nel ripristinare strumenti che hanno portato più problemi e sfruttamento che benefici e produttività”.

Dalla Fai della Cisl di Reggio Emilia no ai voucher. Appello ai parlamentari del territorio2018-07-13T11:09:01+00:00

Adiconsum su truffa ai clienti Unicredit di Castelnovo: “Richiedere subito la documentazione”

Con l’assemblea pubblica tenutasi ieri sera presso il centro sociale di Castelnovo ne’ Monti, le associazioni consumatori hanno ribadito la loro vicinanza ad un territorio che, non essendosi ancora ripreso dalla “truffa Ina Assitalia”, si trova ora a dover fronteggiare un nuovo caso di risparmio tradito: negli scorsi giorni sono infatti stati riscontrati degli ammanchi sui conti correnti in essere presso la locale filiale Unicredit, attribuiti al momento all’operato di una ex dipendente per un “buco” (ancora da accertare compiutamente) di almeno 2 milioni di euro. «Il dato positivo emerso dalla sala gremita è che, nonostante l’ovvia e sconsolata sfiducia nel sistema bancario che si respira in paese, resta viva nei castelnovesi la voglia di reagire collettivamente anche a questa nuova, brutta situazione» – commentano Adele Chiara Cangini e Massimo Rancati, presidente e responsabile locale Adiconsum Emilia Centrale – «Come Associazione ci saremo anche questa volta, sia per l’esame della documentazione, che invitiamo a richiedere fin da subito per consentire l’analisi compiuta delle singole posizioni, che per fornire la tutela del caso, una volta accertate le concrete entità e modalità della vicenda».

“Per avvalersi dell’assistenza di Adiconsum – spiega Luca Ferri, responsabile sede Cisl Emilia Centrale per la zona di Castelnovo Monti – è possibile contattare telefonicamente il n. 0522/812502 (Sede Cisl di Castelnovo) oppure il n. 0522/357485 (sede di Reggio Emilia)”.

Adiconsum su truffa ai clienti Unicredit di Castelnovo: “Richiedere subito la documentazione”2018-07-12T13:38:57+00:00

La Cisl Funzione pubblica sul caso scuole dell’infanzia di Albinea: “Si accertino le responsabilità senza generalizzare”

Massimo rigore nei confronti di chi abbia truffato il proprio datore di lavoro, ma massima attenzione a non generalizzare nei confronti di tutti i dipendenti pubblici. Questa la posizione della Cisl Funzione Pubblica, il settore del sindacato di via Turri che segue il pubblico impiego, all’indomani dei casi emersi, e in via di accertamento, alle scuole per bambini 0 – 6 anni Frassino e Aquilone di Albinea.

Fabio Bertoia

“Una volta appurate le responsabilità del caso – dichiara Fabio Bertoia, neo Segretario Generale della Cisl Funzione Pubblica e operatore che segue direttamente l’ente pubblico pedecollinare -, è indubbio che chi abbia sbagliato debba pagare le conseguenze, in quanto oltre al danno materiale c’è una responsabilità aggiuntiva data dall’essere dipendenti pubblici e quindi al servizio della comunità”.

“Episodi del genere rischiano di screditare tutto il pubblico impiego – riprende Bertoia – e contrastano totalmente con le realtà che vediamo quotidianamente all’interno dei luoghi di lavoro. Composti nella stragrande maggioranza da persone che, nonostante le tante difficoltà, danno il massimo, molto di più di quanto gli sarebbe richiesto, e grazie al proprio lavoro suppliscono quotidianamente a carenze strutturali, di organico od organizzative”.

La Cisl Funzione pubblica sul caso scuole dell’infanzia di Albinea: “Si accertino le responsabilità senza generalizzare”2018-07-11T15:42:27+00:00

Arhuna: giovane africano aspirante reggiano. E sulle braccia i segni di quel viaggio. Storie di migrazione

I risvolti della migrazione e le storie delle loro persone. Partito dalla Libia nel 2012, Arhuna ora vive a Reggio Emilia dove ha svolto attività di volontariato nel sindacato Cisl

 

Dall’Africa all’Italia. Dalla Gambia a Reggio Emilia. Un viaggio di oltre 7 mila chilometri pieno di ostacoli e difficoltà. Protagonista di questa storia è Arhuna Bah, un ragazzo africano che a soli 16 anni ha deciso di abbandonare il suo Paese d’origine per scappare dalla fame e dalla guerra. Dopo sette mesi di prigionia sulle coste libiche, nel 2016, assieme ad altri 140 profughi, è salito su un barcone per intraprendere la traversata del Mediterraneo, dove hanno perso la vita migliaia di migranti partiti nella sua stessa condizione.

Nelle scorse settimane Arhuna ha lasciato la sua testimonianza nella sede del sindacato Cisl Emilia Centrale di Reggio Emilia dove presta attività come volontario. Grazie a un accordo tra il Comune, l’Onlus Ceis, e la Cisl, infatti, il giovane africano, assieme ad altri ragazzi, ha iniziato un percorso d’integrazione facendo piccoli lavoretti e studiando l’italiano. “Spesso sentiamo parlare di migranti come di un problema, quando invece occorrerebbe fermarsi, ascoltare, capire e aiutare”, dice Domenico Chiatto, segretario del sindacato. Aruna sicuramente è inconsapevole del dibattito che c’è nel nostro Paese e in Europa sul tema dell’immigrazione. E’ nato 20 anni fa a  Brikama in Gambia, un paese molto povero dell’Africa Occidentale dove abitano circa 2,5 milioni di persone . “Mio padre  – racconta – lavorava nella ristorazione ma, in seguito a un incidente nel quale perse la vita mia madre, è rimasto senza un braccio e ha deciso di diventare allevatore. I soldi in casa per mantenere me, mio fratello e i figli nati dal suo secondo matrimonio, però,  non era erano sufficienti e così, dopo le elementari, sono dovuto andare a lavorare come sarto”.

Quando aveva 16 anni un amico consiglia ad Arhuna di lasciare Brikama per cercare fortuna all’estero. Il paese scelto è la Libia: un paese che, in passato , offriva lavoro a molti immigrati ed era ritenuto da molti centro e nord africani il luogo privilegiato  in cui poter accantonare il danaro per aprirsi un’attività al ritorno nella patria natale. Il ragazzo parte e lascia la famiglia d’origine con la qualche erano sorti alcuni dissapori dopo il secondo matrimonio del padre. Ma arrivato il Libia, Arhuna scopre che la realtà è ben diversa è il sogno di trovare una vita migliore s’infrange. “Per  sopravvivere facevo lavoretti saltuari, ma non avevo una casa  vivere e dormivo sotto un ponte. Alla fine sono stato arrestato e messo in prigione come clandestino. Lì si stava malissimo. Grazie a Dio sono riuscito a fuggire…” aggiunge  mostrando i segni sulle braccia che testimonia le torture subite.

Scappato di galere inizia a mettere da parte i soldi necessari per partire e venire in Italia.  Duecento euro è il costo del biglietto per scappare da quell’inferno. Normalmente il prezzo è molto più alto ma in quella tratta c’era qualche posto vuoto per cui lo scafista ha bisogno di riempire il barcone. Il 12 ottobre 2016 Arhuna parte dal porto Grigaresh in direzione Catania. “Attraccati siamo stati visitati, schedati e finalmente rifocillati”. In seguito Arhuna viene mandato nel centro migranti di Bologna e affidato al Ceis di Reggio Emilia. “Qui mi trovo bene e vorrei rimanere. Non ho mai riscontrato episodi di razzismo  e mi sto integrando nei migliori dei modi”, conclude.

 

 

 

 

I percorsi di volontariato per migranti: ecco come funziona a Reggio Emilia

 

Il sistema di accoglienza dei  profughi a Reggio Emilia è  gestito dalle cooperative del territorio che vincono i bandi di gara e prendono a carico la gestione di queste persone,  che va dal vitto e alloggio, all’assistenza  sanitaria, burocratica e alla predisposizione di un pacchetto minimo di ore di  apprendimento della lingua italiana per favorire l’integrazione nella  nostra società. Generalmente sono ragazzi giovanissimi quelli ospitati  a Reggio Emilia la cui provenienza prevalente è  del Centrafrica.  “Come Cisl Emilia Centrale – spiega il segretario Domenico Chiatto – ci siamo attivati per ospitare almeno un migrante a rotazione in attività di volontariato propedeutiche al loro inserimento nella società.  E’ una esperienza che valutiamo positivamente e che vogliamo ripetere perché è motivo di arricchimento per entrambi”.

“I migranti, in questo modo, oltre a studiare l’italiano, apprendono e  perfezionano un mestiere, aggiunge Karim Gader, operatore del centro straordinario dei richiedenti asilo del Ceis, che offre la possibilità alle aziende, agli enti e alle cooperative di attivare percorsi di ‘tirocini formativi’ di una durate di 3 mesi, secondo le normative italiane vigenti.

“Le persone che accogliamo sono distribuite in diversi appartamenti in tutta la provincia. La scelta di dividerli è propedeutica per creare piccoli gruppi di persone che possano inserirsi con chi sta attorno, senza sconvolgere le comunità locali”.

“E’ un percorso d’integrazione che ha trovato un equilibrio organizzativo che tende andare oltre all’emergenza della prima accoglienza, riconoscendo le competenze e i punti di forza delle persone che arrivano –  osserva Rita Tagliavini, responsabile Anolf Cisl Emilia Centrale a Reggio Emilia –. Speriamo che altre associazioni possano proporre queste esperienze, perché sono utili alla conoscenza reciproca  e possono aiutare a superare gli stereotipi e le facili banalizzazioni”.

 

 

IL GAMBIA

Arhuna è originario di Brikama, città del Gambia , un paese dell’Africa Occidentale che conta solo 2,5 milioni di persone,  esteso attorno al fiume omonimo solo per un trentesimo della superficie italiana e, con la dittatura di Yahya Jammeh (conclusasi con l’esilio dopo 22 anni nell’aprile 2017). Ora Repubblica a tutti gli effetti, nel Gambia si sopravvive d’agricoltura, settore nel quale lavora il 75% delle persone.

 

 

Arhuna: giovane africano aspirante reggiano. E sulle braccia i segni di quel viaggio. Storie di migrazione2018-07-07T08:41:18+00:00

La Cisl a Storchi, nuovo presidente di Unindustria: “Ok per le relazioni sindacali, ora il Patto per il lavoro”

“Ripartire assieme con un patto che unisca le diverse parti sociali e gli enti del territorio”. La nomina del nuovo presidente di Unindustria Reggio Emilia, per il mandato 2018-2022, Fabio Storchi, incassa gli auguri di buon lavoro della Cisl Emilia Centrale.

«Abbiamo colto nelle parole della relazione di Storchi un significativo apprezzamento per le relazioni con il mondo sindacale che rappresentiamo – afferma William Ballotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale – e, oltre ad averlo dimostrato nello storico accordo sul contratto tra Federmeccanica e sigle sindacali, le ha citate espressamente il giorno del suo insediamento. Le parole chiave poste da Unindustria, per quanto da un altro punto di vista, ci interessano: il Politecnico, l’area Mediopadana e il completamento del nodo dell’alta velocità, l’attenzione per le grandi opere, ma in primis per la fabbrica, il confronto tra governo e parti sociali. Oltre alla formazione intendiamo continuare a dialogare con l’industria sui temi dei diritti dei lavoratori e del welfare aziendale, ma anche del rilancio del polo di Mancasale, delle Fiere, delle aree ex-Reggiane e delle delocalizzazioni. Credo che Storchi possa essere l’interlocutore giusto col quale rilanciare e ampliare su tutto il territorio reggiano il ‘Patto territoriale per il lavoro’, già siglato a livello regionale».

Per il segretario dei lavoratori cislini: «la recente costituzione della consulta permanente legalità Reggio, a cui aderiscono 34 enti e associazioni di categoria, è fatta nel segno della necessaria lotta alle infiltrazioni mafiose: rappresenta un primo mattone del patto di comunità che ci attende anche sul fronte del lavoro».

 

 

 

 

 

 

La Cisl a Storchi, nuovo presidente di Unindustria: “Ok per le relazioni sindacali, ora il Patto per il lavoro”2018-07-05T09:36:21+00:00

“Aldo Moro, un gigante politico, giovane”. Così l’hanno celebrato Fnp Pensionati Cisl e Cisl Emilia-Romagna

 

MORO / IN 300 ALLA GIORNATA CISL CON ANNAMARIA FURLAN ALL’UNIVERSITA’ DI MODENA E REGGIO

 

Quanto è attuale la figura di Aldo Moro lo si desume anche dalla presenza silenziosa e attenta di trecento persone che, a inizio estate, affollano l’aula Magna dell’Università degli studi di Modena e Reggio. L’occasione è la giornata di incontro sulla sua figura voluta da Fnp Cisl Pensionati Emilia-Romagna e Cisl Emilia-Romagna. Intervengono esponenti del mondo istituzionale, sindacale e giornalisti.

“I giovani possono trarre giovamento dagli insegnamenti di Aldo Moro, che fu un apprezzato docente universitario, un politico illuminato ed un grande statista – ha affermato la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan. Bisogna ripartire dal futuro dei giovani, dalla scuola e dalla formazione proprio come predicava Aldo Moro. Ripartire dalla dignità del lavoro, dalla centralità dell’Europa, dalla necessità di una maggiore giustizia sociale. In questo gli insegnamenti di Moro sono assolutamente attuali soprattutto su come costruiamo la comunità attraverso legami forti tra giovani e anziani, tra chi ha il lavoro e chi non ce l’ha, tra le diverse provenienze territoriali, tra il nord ed il sud, tra italiani ed immigrati”.  Per la leader Cisl, Moro “fu ucciso perché aveva una visione del futuro democratico del paese. Era un convinto europeista ed un assertore del dialogo sociale. La sua linea del compromesso significava non accontentarsi, era un idea coraggiosa di mettersi insieme finalizzato al bene comune del paese. Ben altra cosa rispetto  ad un contratto di governo che ha bisogno di essere siglato davanti ad un notaio”.

Inevitabile l’accenno al tema del giorno, l’immigrazione. “Sul caso dei disperati che arrivano sui gommoni e che abbiamo dirottato dai nostri porti è bene ricordare che non sono in crociera, ma cercano di salvare o migliorare la propria vita. Dove sono tutte le voci di sdegno che avremmo voluto ascoltare assieme alla nostra? Come possiamo caricaturizzare tutto questo?. Esprimo apprezzamento per chi, nel governo, ha portato la discussione sulla retta via”. Sui salari: “Dobbiamo chiederci come allargare quel minimo di salari contrattuali a tutti lavoratori? E’ questo il tema centrale in un mercato del lavoro che, invece, all’85% paga i lavoratori con salari minimi”.

Nella giornata, alla presenza di William Ballotta, segretario generale presente assieme alla segreteria della Cisl Emilia Centrale, hanno fatto le veci di padroni di casa Loris Cavalletti, segretario Fnp Cisl Emilia Centrale: “Abbiamo realizzato questa iniziativa perché i più anziani hanno a cuore il futuro che, per noi sono i figli e nipoti. E il farlo all’Università significa dire ai giovani che la deve essere rimessa al centro e deve vedere i giovani impegnati. Oggi c’è bisogno di leggere i segni dei tempi capire l’importanza di essere capaci di lottare per la giustizia per costruire l’Europa come prodotti a di convivenza superando le divisioni”. Con lui Giorgio Graziani, segretario generale Cisl Emilia-Romagna: “Soprattutto in questi giorni la figura di Moro è attuale, un gigante della politica da cui ripartire per progettare un futuro migliore. E’ una figura civica, che promosse l’educazione civica nelle scuole, e che riconosceva il sindacato e i lavoratori”.

 

 

 

SALUTI E INTERVENTI

“Moro, quell’Italia che non vide”

 

All’Università di Modena e Reggio Luca Vecchi, sindaco di Reggio ha legato la figura di Moro a quella del padre costituente Giuseppe Dossetti: “giusto ricordare Aldo Moro nell’Università, perché è una figura che parla ai giovani. Era un uomo di progresso capace di intercettare, con un pensiero innovativo, le energie fresche della società”.

E a Reggio Emilia il primo applauso che interrompe il relatore è quello a Giuseppe Fioroni, ex Dc e Ministro dell’istruzione, ha guidato la terza relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro: “Certo è che Moro lo hanno rapito e ucciso le Br: ma la domanda è come mai nel condominio nessuno vide? Questo è uno dei motivi per cui non lo si riuscì trovare. Per troppi anni ci siamo affidati al memoriale Morucci Faranda, ma questa non è la verità storica sul caso Moro, ma lascia fuori moltissimi protagonisti di quel tempo. Da Reggio Emilia partì l’avventura brigatista che, poi, riuscì a stringere legami a livello internazionale, dai Palestinesi dell’Olp ai Tedeschi ai giapponesi. Oggi è inaccettabile che terroristi che hanno fatto solo 10 anni di carcere vadano a fare interviste. Non basta chiedere il perdono occorre, oltre al perdono, il ravvedimento operoso”. E qui scoppia l’applauso della vasta platea.

Stefano Bonaccini, governatore della Regione Emilia-Romagna ha portato ricordi personali: “quando rapirono Moro e a scuola ci mandarono a casa. Quando ne ritrovarono il corpo eravamo in gita e ci inviarono a casa. E Firenze trovammo persone che, assieme con bandiere del Pci e dello Scudocrociato, andavano in centro a manifestare. E i miei genitori, militanti comunisti, mio padre camionista, mia madre operaia, di Moro dicevano. ‘Lè na brava persoina’ è una ‘brava persona’. Voleva dire tutto”.

Per l’onorevole Pierluigi Castagnetti: “Moro non era paragonabile a molti altri. Ora occorre un passaggio per emancipare Moro dai suoi ultimi 55 giorni e capire chi era effettivamente. Non era un uomo di intelligenza politica e autorevolezza come gli altri, era un uomo che ha costruito la fase più lunga di completamento della democrazia nel nostro Paese. Viveva la politica come arte di costruire la convivenza tra diversi, alla dialettica, al riconoscimento del diverso. Ha anticipato sul piano pratico i documenti del Concilio realizzando l’autonomia del cattolico impegnato in politica, è stato l’ideatore e il costruttore del passaggio dal centrismo al centrosinistra (concretizzare la possibilità dell’alternanza, era per lui un limite alla democrazia il monopolio di governo del centro). Subì l’opposizione della Chiesa, per lui credente un’opposizione durissima. Era un progettatore e realizzatore dei disegni politici. Ero assistente parlamentare di Giuseppe Dossetti nel 1967 quando si rivolse a Moro per comunicargli il suo desiderio di non ricandidarsi “abbiamo fatto troppo poco’. E Moro replicò: ‘Io sono convinto che abbiamo fatto troppo’, perché erano anni di forte cambiamento tra solidarietà nazionale e compromesso storico, cui non tanto la Chiesa, ma soprattutto il mondo Occidentale era contro, compresa la Nato. Possiamo mettere i comunisti al governo ci si chiedeva in quegli anni? Per lui più del potere era importante il disegno e, per questo, spiegò a Berlinguer che era Andreotti, e non lui stesso, la figura più autorevole per guidare il paese: di Andreotti gli americani si fidavano, di Moro no”.

“L’Italia – ha concluso Castagnetti – si è salvata all’omicidio di Moro perché non ha ceduto alla tentazione di cambiare la Costituzione in quelle ore. Non ha introdotto la pena di morte. Non ha ridotto la libertà di stampa. Oggi viviamo momenti difficili per altre ragioni: dobbiamo essere molto vigilanti”.

“Non mi aspettavo una platea così numerosa – ha detto il direttore de l’Espresso, Marco Damilano, autore di Un atomo di verità, sulla figura dello statista. Un libro che sente suo dato che da piccino recandosi a scuola passava da via Fani ogni giorno -. La generazione di Moro, Berlinguer, Dossetti aveva per la politica una dimensione assoluta. Oggi invece la politica è ridotta alla dimensione di pura gestione dell’esistente, con dimensioni temporali di qualche ora o dello spazio di un Tweet”.

“Piccolo borghesi rivoluzionari di professione”, definisce i terroristi Damilano e ancora: “’Datemi un milione di voti e toglietemi un atomo di verità e sarò comunque un perdente”, scriveva Aldo Moro dalla sua prigionia. Dopo abbiamo conosciuto politici che pur avendo milioni di voti non avevano un atomo di verità e si sono rivelati perdenti”. E presenta la copertina del prossimo numero dell’Espresso, in edicola domenica, in maiuscolo porta la scritta “Partigiani”. Anche se non c’è un partito per cui schierarsi, c’è la necessità di schierarsi contro una idea di politica che scatena la rabbia e, sulla frustrazione, lavora per costruire il futuro consenso. Siate indipendenti, diceva Moro, non guardate all’oggi ma al domani e al dopodomani”.

“Aldo Moro, un gigante politico, giovane”. Così l’hanno celebrato Fnp Pensionati Cisl e Cisl Emilia-Romagna2018-06-22T17:46:41+00:00

Eletti i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale nel comparto artigiano

Si sono svolte da metà maggio fino al 13 giugno le elezioni per eleggere i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale, che saranno in carica sul territorio provinciale per i prossimi anni.

Le consultazioni si sono svolte in 116 aziende (830 addetti complessivi) che operano nel settore artigiano, a maggioranza metalmeccanico (644 addetti), seguito dal comparto ceramica gomma-plastica (115 addetti) e legno-lapideo (71 addetti).Hanno votato 578 lavoratori esprimendo un voto favorevole alla presenza degli RLST per il 98,96%.

Un dato di partecipazione che è raddoppiato rispetto a quello del 2013 quando a votare furono meno di 300 persone – hanno spiegato Domenico Chiatto di Cisl Emilia Centrale, Ciro Maiocchi di Cgil Reggio Emilia e  Giancarlo Pelati di Uil Reggio Emilia – . A dimostrazione del fatto che le visite ispettive fatte in questi anni e la collaborazione con le aziende che abbiamo messo in campo per sanare le irregolarità riscontrate hanno pagato”.

Nei passati sei anni gli Rlst hanno fatto visita a 1.138 aziende su 4.220, circa 300 aziende l’anno, con una media di circa quattro dipendenti ciascuna.  Il ruolo delle Rlst, come previsto dal Decreto 81 in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, ha favorito in questi anni una maggiore attenzione a tutti quei parametri che risultano fondamentali per la sicurezza di chi lavora.

Ci troviamo in un settore, quello artigiano, che a differenza di quello industriale ha basse probabilità di produrre incidenti mortali o molto gravi. Ciò che capita maggiormente sono schiacciamenti, cadute e tagli  – hanno spiegato i sindacalisti insieme agli Rlst eletti che hanno partecipato alla conferenza stampa – questo in particolar modo perchè è un settore in cui ci sono pochi lavoratori specializzati ed esperti e la variabilità occupazionale è molto più bassa rispetto all’industria. La presenza di rappresentanti per la sicurezza, interni o territoriali, fa da stimolo a migliorare laddove ce n’è bisogno”.

Una situazione dunque, quella fotografata, di un settore che si muove tra  irregolarità non sostanziali in cui la maggior parte delle volte c’è la volontà di collaborare per sanare gli aspetti che risultano inidonei alla sicurezza di chi lavora.

Probabilmente una delle “pecche” maggiori che abbiamo rilevato è quella relativa allo svolgimento dei corsi di formazione proprio sulla sicurezza – concludono   – , il cui costo è a carico aziendale e che vanno dalle 4 alle 12 ore a seconda del rischio comportato dal proprio lavoro”.

Gli Rlst eletti, 9 in tutto di cui 2 donne, continueranno nei prossimi anni a vigilare sulla sicurezza nelle aziende artigiane del nostro territorio (4.230 imprese in Provincia con circa 16.650 addetti – di cui 9.500 metalmeccanici).

 

Eletti i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale nel comparto artigiano2018-06-19T18:17:34+00:00

Moro, 40 anni fa ma così attuale: la Cisl a Reggio lo ricorda venerdì 22 con la Furlan, Bonaccini, l’ex ministro Fioroni e Castagnetti

 

Anna Maria Furlan, segretaria generale della Cisl, l’ex ministro Giuseppe Fioroni, il governatore della regione Stefano Bonaccini e il giornalista Damilano. Sono i relatori chiamati a Reggio Emilia a ricordare venerdì 22 giugno “Aldo Moro e il suo essere coraggioso, un eroe del nostro tempo da indicare ai giovani come modello positivo di impegno civile e morale per una società migliore”, così come lo ricorda la Cisl. La Fnp Cisl Emilia Romagna assieme alla Cisl Emilia-Romagna annunciano l’iniziativa sullo statista italiano, in programma per venerdì 22 giugno alle ore 10:00, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in viale Antonio Allegri 9 di Reggio Emilia. In quest’occasione verrà ricordato il grande statista rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 in via Fani e ritrovato senza vita, 55 giorni dopo, in via Caetani a Roma.

 

Attraverso un viaggio nella memoria personale e collettiva del politico, uomo di grande fede, marito e padre amorevole, e con l’aiuto delle sue carte personali finora inedite, sarà ripercorso uno dei periodi più drammatici della storia italiana e di Reggio Emilia.

 

Dopo i saluti istituzionali da parte di Luca Vecchi, sindaco di Reggio, Giorgio Graziani, segretario generale Cisl Emilia-Romagna e Loris Cavalletti, segretario generale Fnp Cisl Emilia-Romagna all’incontro dal titolo “Aldo Moro: punto irriducibile di contestazione e alternativa” interverranno: il giornalista e direttore dell’Espresso Marco Damilano, che parlerà del suo ultimo libro che tratta sul caso Moro, dal nome “Un atomo di verità”, la segretaria generale Cisl Anna Maria Furlan, il presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini e i politici Pierluigi Castagnetti e Giuseppe Fioroni.

Moro, 40 anni fa ma così attuale: la Cisl a Reggio lo ricorda venerdì 22 con la Furlan, Bonaccini, l’ex ministro Fioroni e Castagnetti2018-06-19T09:02:41+00:00

Fabio Bertoia è il nuovo segretario di Cisl Fp Emilia Centrale. Con lui e Patrizia De Cosimo eletto Gennaro Ferrara

Fabio Bertoia, 47 anni, di Reggio Emilia laureato in Geologia, in precedenza tecnico al servizio agricoltura della provincia di Reggio Emilia, e poi segretario in Cisl Fp con ruolo di coordinatore per gli enti locali, è il nuovo segretario di Cisl Fp Emilia Centrale.

Ieri pomeriggio, infatti, alla presenza del segretario generale nazionale della categoria, Maurizio Petriccioli, e del segretario generale regionale Roberto Pezzani, la segreteria Cisl Fp Emilia Centrale, che rappresenta oltre 4 mila lavoratori del mondo del lavoro di sanità e di assistenza pubblica e privata, agenzie fiscali ed enti pubblici si è rinnovata. Oltre al nuovo segretario Fabio Bertoia, che succede a Davide Battini (ora segretario regionale), sono stati eletti Patrizia De Cosimo e Gennaro Ferrara.

“Dobbiamo creare un laboratorio di nuove proposte per rinnovare la percezione del nostro sindacato – esordisce il nuovo segretario –. Siamo il primo sindacato della sanità reggiana, abbiamo vinto nell’ultima elezione della Rsu presso l’Azienda Usl di Reggio Emilia e cresciamo in numero anche tra gli enti locali. Ma proprio nel settore pubblico è necessario lavorare per cambiare l’idea scorretta che il dipendente pubblico non abbia voglia di lavorare e non s’impegni sul posto di lavoro. I pochi che sbagliano screditano ingiustamente tutta la categoria”.

“Un ulteriore punto su cui intendo lavorare – continua Bertoia – è il rinnovo del contratto nazionale. Vogliamo che i nostri rappresentanti interni abbiano nuovi strumenti, all’interno dell’ente pubblico, perché crediamo che i dipendenti, che lavorano quotidianamente all’utenza, siamo i primi a poter riconoscere le discrasie organizzative e a poter porvi rimedio. La contrattazione sarà uno strumento per fare innovazione all’interno delle stesse Pubblica Amministrazione.  Ci aspettano nuove importanti sfide nel futuro – conclude – e un profondo cambiamento della pubblica amministrazione e nel mondo dei servizi pubblici e privati sta avvenendo. I lavoratori pubblici – conclude sono una risorsa del Paese e il Sindacato deve mettere in campo tutte le sue forze e il suo senso di responsabilità, che l’ha da sempre contraddistinto, per i loro diritti”.

Fabio Bertoia è il nuovo segretario di Cisl Fp Emilia Centrale. Con lui e Patrizia De Cosimo eletto Gennaro Ferrara2018-06-14T18:43:59+00:00