William Ballotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale

Il 1° Maggio di quest’anno cade nel 70 esimo anniversario della strage di Portella della Ginestra, la località in provincia di Palermo nella quale l’1 maggio 1947 undici persone (nove adulti e due bambini) furono uccise mentre celebravano la festa dei lavoratori. Per questo il 1° Maggio 2017 s’intitola “Lavoro: le nostre radici, il nostro futuro”. Come negli scorsi anni, Cgil Cisl Uil festeggiano il 1° Maggio in molte piazze modenesi e reggiane con il coinvolgimento dei giovani e delle scuole. Vogliamo unire in questa festa le generazioni perché il diritto al lavoro, dignitoso e tutelato, è fondamentale per ogni persona e alla base di una società democratica e solidale. Anche a Modena e Reggio Emilia, come abbiamo sperimentato negli ultimi sette-otto anni, il lavoro è diventato un bene prezioso non solo da difendere, ma per certi versi addirittura da riconquistare. Da qualche mese la situazione economica sembra migliorata e forse la crisi ha superato la fase più acuta, ma nel nostro territorio il tasso di disoccupazione è ancora troppo alto, soprattutto tra i giovani. Il numero dei nuovi posti di lavoro non è sufficiente a recuperare quelli che sono stati persi. Per la crescita e lo sviluppo servono interventi nazionali che mettano al centro politiche industriali, rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro pubblici e privati, l’estensione della contrattazione alle tante forme di lavoro precario, il rilancio della contrattazione di secondo livello (aziendale e territoriale), la modifica della riforma Fornero sulle pensioni con il ripristino della flessibilità in uscita e con la garanzia di trattamenti pensionistici dignitosi per i giovani che entrano nel mondo del lavoro. Ancora, servono investimenti pubblici e privati volti a creare occupazione di qualità, una riforma fiscale che punti al contrasto della grande evasione e alleggerisca il carico fiscale sul lavoro e le pensioni in modo strutturale, non con interventi una tantum. C’è bisogno di interventi anche a livello locale. I patti per il lavoro firmati con il Comune di Modena (29 ottobre 2014) e con la Regione Emilia-Romagna (20 luglio 2015) vanno nella giusta direzione, ma forse è opportuno integrarli con incentivi per le imprese che assumono giovani e investono in innovazione e ricerca per avere prodotti e servizi sempre più competitivi. Il lavoro, dicevamo, è un bene da difendere e riconquistare, ma non a ogni costo. Negli ultimi tempi ci sono state polemiche emblematiche sue due aspetti del lavoro: quello festivo nel commercio e i voucher. La disponibilità al lavoro festivo nel commercio deve essere una scelta libera e autonoma del lavoratore. Il datore di lavoro non può imporgli di lavorare in una giornata festiva; inoltre è illegittima l’eventuale sanzione disciplinare a punizione del rifiuto al lavoro festivo, se non vi sia stato preventivamente un assenso del lavoratore. La liberalizzazione degli orari commerciali, introdotta nel 2011 con il decreto “Salva Italia”, ha eliminato ogni vincolo e regola in materiai, senza preoccuparsi degli effetti negativi prodotti su molte persone, in prevalenza donne, e sulle loro famiglie. Quanto ai voucher – o buoni per il lavoro – per noi è stato sbagliato abrogarli. Ci sono stati abusi, ma invece di cancellarli era meglio cambiarli, riconducendoli ai soli lavori saltuari e, sostanzialmente, ai servizi accessori per le famiglie, per esempio le pulizie domestiche occasionali e le ripetizioni scolastiche. È paradossale, però, che mentre si discute dei voucher, fatichi a decollare la riforma delle politiche attive del lavoro, che era la vera sfida del Jobs Act. Occorrono più formazione professionale, riqualificazione e riconversione mirate a far incrociare in modo efficace domanda e offerta di lavoro. Perché anche a Modena e Reggio ci sono imprese che cercano determinate figure professionali, ma non le trovano.