Il caso della di Juana Cecilia, uccisa a 34 anni in un Parco cittadino è, purtroppo, l’ultimo e più eclatante e drammatico. Con la pandemia la situazione della donna nella società reggiana, dalle violenze al lavoro, è peggiorata. A rilevarlo è la Cisl Emilia Centrale che, il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale contro le violenze di genere, propone al tecnopolo il meeting “La violenza della pandemia sulle donne”. Una iniziativa che gode del patrocinio dell’Ausl di Reggio Emilia e delle Regione Emilia-Romagna.

“Da un lato maggiore fragilità sul lavoro, dall’alto situazioni di violenza che faticano ed emergere, per questo intendiamo accendere un piccolo faro su una situazione che, così come è oggi, non va bene. La mattina del 25 novembre, dedicheremo a Juana Cecilia un minuto di silenzio” commenta Rosamaria Papaleo, segretaria generale Cisl Emilia Centrale.

Dai dati Inps Reggio Emilia emerge come nel 2020 siano state proprio le donne, per il 61%, ad avere fatto la richiesta di Fondi di solidarietà (12.224 donne contro 7.800 uomini), mentre la Cassa integrazione in deroga, tradizionalmente riservata a un mercato del lavoro più povero con piccole attività imprenditoriali e cooperative sociali, ha riguardato anche qui per il 62% le lavoratrici (7.942 donne contro 4.672 uomini). Il tutto mentre tra le mura domestiche è aumentata la recrudescenza delle violenze in diverse forme. Tra le tante c’anche, la storia una ragazza reggiana che, adducendo altre motivazioni, si è rivolta alla psicologa e, in sede di psicoterapia, ha rilevato un disagio molto più profondo riconducibile, appunto, ad una condizione di violenza. Un tema che affronterà Silvia Azzali, psicologa e psicoterapeuta del Centro salute mentale di Guastalla, del Consultorio Salute Donna, Open G, attiva nella procedura distrettuale di Guastalla per la violenza di genere.

“Le donne maltrattate – spiega la Azzali – giungono a noi su indicazione, ad esempio, della Casa delle donne o dai Servizi Sociali, purtroppo anche nel servizio di primo ascolto per adolescenti. Non sempre, però, le donne hanno consapevolezza della loro situazione frutto di malessere e abuso. Capita così che queste persone, parlando con noi, chiedano qualcosa d’altro. In realtà nascondo un profondo malessere e situazioni di abuso come nel caso della ragazza citato”.

Cosa possono fare in questi?

“Devono sicuramente prendere consapevolezza del circolo tipico della violenza, dare un nome alle cose e uscire dalla condizione di abuso dove, diversamente, rischiano di rimanere intrappolate per molti anni. Noi le accompagniamo, col dialogo e la relazione, ad abbattere barriere dell’imbarazzo, della paura e vergogna. Un percorso non è sempre facile, tanto che c’è chi lo abbandona”.

Quali i sintomi caratteristici di una persona che ha subito violenza?

“Possono essere diversi – risponde la Azzali -: depressione, ansia, disturbo post traumatico da stress, dipendenza da sostanze,… Non è il sintomo di per sé che dice se c’è una violenza: sta allo psicologo capire che ci possono essere segnali che una persona omette in modo consapevole o inconsapevole. Un meccanismo che serve a nascondere ed è una modalità di sopravvivenza, messo in atto da queste donne in maniera naturale”.

Cosa succede quando la donna mette a fuoco quanto le è successo?

“Prendere consapevolezza è un percorso lungo e doloroso. Quando avviene la prima cosa che mi viene in mente è il pianto. Fa molto male e fa paura. ‘Non pensavo succedesse a me’ è una frase ricorrente. Quindi c’è la paura ad uscirne, del dopo. Infatti, le donne rischiano di restare in queste relazioni malate, temendo proprio quanto può avvenire dopo. Il dopo significa ricostruirsi una nuova vita. In questo contesto le paure sono normali”.

E dopo?

“Una donna che ha preso consapevolezza può decidere di denunciare l’uomo maltrattante, allontanarsi, anche senza fare denuncia, dipende. Le accompagniamo affinché possano ricollocarsi, anche con altri servizi territoriali”.

Al meeting della Cisl presso il tecnopolo di Reggio Emilia, in piazzale Europa, intervengono per i saluti Annalisa Rabitti, assessora alle pari opportunità di Reggio e Nicoletta Natalini, direttrice sanitaria Ausl di Reggio. Quindi gli interventi di Francesca Bonomo, consigliera di parità, Maria Minopoli, responsabile Apsi Inps, Silvia Azzali, psicoterapeuta Ausl di Reggio, Stefania Bondavalli, consigliera Regione Emilia-Romagna. Modera Gabriele Arlotti, conclude Rosamaria Papaleo, segretaria generale Cisl Emilia Centrale. Inizio alle ore 10, obbligo di green pass.

 

 

PERCHE’ L’UOMO COMMETTE VIOLENZA

 

Sono diversi i tipi di violenza che l’uomo maltrattante mette in atto. Per la psicologa e psicoterapeuta Silvia Azzali “si va dalla violenza fisica, a quella sessuale, economica, psicologica. Possono essere anche attuate più di una, insieme. La situazione si aggrava quando a queste violenze verso le donne assistono minori”.

La donna che a Reggio Emilia ha bisogno di aiuto a chi si può rivolgere?

“In diversi luoghi e a diversi operatori. Dal pronto soccorso, dal 1522, le Forze dell’Ordine, dall’Associazione Non Da sola, La Casa delle Donne, agli assistenti sociali, anche chiedere anche un semplice confronto o aiuto”.

Per quale motivo l’uomo commette violenza?

“Credo per diversi motivi. Che a volte sono culturali, comunitari, sociali o una combinazione di questi”.