«Avremmo voluto affrontare i tanti temi che ancora rimangono irrisolti per migliorare le condizioni sociali, di vita e lavoro, delle donne. Ma l’emergenza sanitaria che sta interessando anche la nostra provincia ci ha convinto a rinviare l’iniziativa organizzata per parlare delle azioni necessarie per porre le donne al centro della vita sociale». Lo scrivono Manuela Gozzi (segretaria Cgil Modena), Rosamaria Papaleo (segreteria C

Rosamaria Papaleo (segreteria Cisl Emilia Centrale)

isl Emilia Centrale) e Francesca Arena (responsabile coordinamento donne Uil Modena e Reggio Emilia) in vista dell’8 marzo (Giornata della donna), aggiungendo che, anche se l’iniziativa è rimandata, si può riflettere ugualmente sulla condizione della donna oggi. Le tre sindacaliste ricordano che la Giornata cade l’8 marzo in ricordo di quanto avvenne l’8 marzo 1911, quando nell’incendio di un laboratorio tessile a New York persero la vita decine di lavoratrici che erano state rinchiuse in fabbrica dal proprietario perché scioperavano per chiedere migliori condizioni di lavoro e vita. Quel tragico episodio divenne il simbolo delle lotte delle donne e della festa internazionale della donna. «Ora come allora c’è ancora bisogno di sviluppare azioni per raggiungere migliori condizioni di vita per le donne e agire a fronte di forti differenze salariali, disuguaglianza nel percorso di carriera tra uomo e donna, difficoltà a conciliare tempi di vita e lavoro per rigidità organizzative sia delle imprese che dei datori di lavoro pubblici. Le donne – affermano Gozzi, Papaleo e Arena – sono sempre più soggette a ricatti sul posto di lavoro: o la carriera o la vita privata. Lo stesso smart working (lavoro agile), che potrebbe aiutare la conciliazione dei tempi, continua a trovare molta resistenza nelle sue modalità applicative. L’occupazione femminile rimane la parte debole del mercato del lavoro, perché è la componente più fragile. Nei momenti di incertezza economica è la prima a essere colpita e a subirne i contraccolpi». Prova ne è il fatto che l’occupazione femminile sta continuando a calare anche in provincia di Modena. Tanto per fare un esempio, nel 2019 sono state più di mille le dimissioni volontarie delle lavoratrici madri entro il primo anno di vita del bambino. Ciò a dimostrazione che continua a essere difficile la conciliazione tra tempi di vita e lavoro e che bisogna sviluppare sempre più una contrattazione sia di secondo livello, che sociale e territoriale, per stabilizzare l’occupazione delle donne e assicurare loro un futuro lavorativo stabile. Ciò anche attraverso un sistema di welfare di sostegno alla condizione femminile. «In questi giorni, davanti a una situazione difficile come quella determinata dall’emergenza della diffusione del Covid-19, la (giusta) chiusura delle scuole è gravata principalmente sulle donne, che hanno dovuto occuparsi dei figli e assentarsi dal lavoro – osservano le rappresentanti di Cgil Cisl Uil – Questi sono gli elementi che ci portano a dire che, anche nel 2020, sui temi dell’occupazione femminile c’è ancora tanto da fare, nonostante i più alti livelli di scolarità delle donne e la loro straordinaria capacità di organizzarsi nella duplice gestione di vita e lavoro, con la consapevolezza che l’obbiettivo da raggiungere è il benessere organizzativo inteso come la capacità di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale per tutti i lavoratori e le lavoratrici. La strada da percorre è ancora lunga, sapendo però che Cgil Cisl Uil unitariamente continueranno a sollecitare le imprese, non solo sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, ma anche ad adottare codici e comportamenti finalizzati al benessere perché solo un lavoro “sano” consente la realizzazione piena dell’essere umano, dove l’individuo si completa e si realizza sia professionalmente che moralmente. Solo così si può rendere l’occupazione femminile stabile e qualificata, solo così – concludono Manuela Gozzi (segretaria Cgil Modena), Rosamaria Papaleo (segreteria Cisl Emilia Centrale) e Francesca Arena (responsabile coordinamento donne Uil Modena e Reggio Emilia) – si può costruire una società dove il ruolo della donna sia riconosciuto a pieno titolo».