È stato approvato a larghissima maggioranza (134 voti favorevoli, sette contrari e un’astensione) l’accordo che rinnova il contratto integrativo aziendale alla Angelo Po Grandi Cucine di Carpi. Lo comunicano la rsu (rappresentanza sindacale unitaria), la Fim Cisl e la Fiom Cgil, esprimendo soddisfazione per l’esito del referendum, che si è svolto ieri – mercoledì 23 ottobre. L’azienda metalmeccanica carpigiana, leader mondiale nella produzione di cucine industriali, conta attualmente 197 dipendenti e dodici lavoratori in somministrazione. Si tratta del primo contratto integrativo aziendale alla Angelo Po dopo la sua acquisizione, avvenuta nel 2016, d

Claudio Mattiello (Fim Cisl Emilia Centrale)

a parte della multinazionale statunitense Marmon. «Il principio di validità degli accordi solo se votato e approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori è sancito nel testo – spiegano Claudio Mattiello (Fim Cisl Emilia Centrale) e Angelo Dalle Ave (Fiom Cgil Modena) – L’accordo, valevole anche per lavoratrici e lavoratori in somministrazione, prevede un ulteriore avanzamento delle già consolidate relazioni industriali, in uno schema di confronto che impegna le parti ad affrontare tutti gli argomenti che incidono sulle evoluzioni aziendali e condizioni di lavoro, dal piano industriale alle assunzioni, dalla salute e sicurezza alla formazione e professionalità, dall’organizzazione del lavoro agli orari di lavoro, per monitorare e garantire le riduzioni previste dalle norme contrattuali». Per restare sulla parte normativa, alla Angelo Po, anche grazie a una forte e costante azione della rsu, il tempo indeterminato rappresenta il contratto di riferimento. I contratti a termine e in somministrazione hanno storicamente portato all’assunzione a tempo indeterminato. L’accordo, inoltre, ripristina una parte delle tutele sui licenziamenti illegittimi abolite dal Jobs Act. La parte salariale prevede che dal 1° gennaio 2020 entreranno a far parte della paga mensile 125 euro, derivanti dal consolidamento di 1.500 euro del precedente premio di risultato, mentre per il nuovo premio di risultato, che misurerà incrementi di efficienza e qualità aziendali, l’erogazione annua potrà raggiungere 1.900 euro. «Il nuovo premio di risultato ha una struttura che, prendendo a riferimento i valori raggiunti nel 2018, ovvero, al netto dei miglioramenti, elargirà a regime un valore aggiuntivo pari a 500 euro annui al quarto livello, che si traducono in un montante salariale aggiuntivo di 1.500 euro nella vigenza contrattuale – sottolineano Mattiello e Dalle Ave – Sono state innalzate le maggiorazioni per il lavoro a turni e le ore aggiuntive per i part time saranno retribuite come ore straordinarie. Per le lavoratrici e i lavoratori in somministrazione si prevede il terzo livello minimo dopo sei mesi dall’assunzione, mentre per chi opera sulle linee di montaggio il terzo livello dopo sei mesi e quarto livello dopo ulteriori dodici mesi. Pur non essendo previste operazioni di appalto delle attuali attività, una norma specifica stabilisce fin da ora, che nell’eventualità, il tema sarà affrontato attraverso un confronto preventivo, nel rispetto – concludono i sindacalisti di Fim Cisl Emilia Centrale e Fiom Cgil Modena – dei contratti di applicazione e dei patti sottoscritti in Regione con le parti sociali».