Le nostre istituzioni, i nostri presìdi sanitari, la società in genere sono stati in grado di fronteggiare questo ultimo travagliato periodo? Di chi sono le responsabilità delle mancanze che hanno provocato la scomparsa di un numero consistente di nostri concittadini anziani? Se lo chiedono i sindacati dei pensionati modenesi di Cgil Cisl Uil a proposito delle recenti polemiche su come le persone anziane di Modena sono uscite – o, peggio -, non sono uscite dall’emergenza Covid-19. «Si poteva fare di più e meglio? Non vi è dubbio che la pandemia ha portato alla ribalta questioni legate ai sistemi sanitari e sociosanitari: una tra tutte, quella delle case residenza anz

Sergio Davoli (Fnp Cisl Emilia Centrale)

iani – affermano Riccardo Masetti (Spi Cgil Modena), Sergio Davoli (Fnp Cisl Emilia Centrale) e Fernanda Malavolti (Uilpensionati Modena e Reggio Emilia) – Sono molteplici le traiettorie di sviluppo che le cra hanno subito in questi ultimi anni, ma un punto sul quale non ci stanchiamo di insistere è che, al di là del percorso istituzionale di accreditamento, sia necessario sviluppare sistemi di valutazione e controllo della qualità dell’assistenza fornita, sistemi che si fanno sempre più necessari, non solo laddove esiste una gestione privata, ma anche laddove il soggetto pubblico è chiamato a rendicontare». I tre sindacalisti si dicono convinti che, come inizio, sia necessaria un’approfondita disanima dei meccanismi che hanno scandito questi burrascosi mesi, interrogandosi su dove e come non si è riusciti a fare in modo che il numero dei morti e contagiati non fosse così alto. Individuando, altresì, i punti di eccellenza, che dovranno diventare le buone pratiche obbligatorie per tutti. «Ma questo non è sufficiente – aggiungono Masetti, Davoli e Malavolti – Tutto l’universo delle problematiche relative agli anziani, dalla residenza all’assistenza, dalla non autosufficienza alla gestione della salute (lavorando sulla prevenzione e non soltanto sulle acuzie), dalla solitudine allo stile di vita ecc., hanno bisogno di essere esaminate, con competenza e audacia amministrativa e scientifica, fuori da visioni ideologiche o soltanto emotive. Insomma è necessario che noi tutti ci dotiamo di una road map che, partendo dall’oggi, sia in grado di intervenire in modo più efficace sugli oramai prevedibili impatti che l’aumento consistente del numero degli anziani ci riserva». Per Spi Fnp Uilp occorre riprogettare il modello di assistenza come un servizio di comunità, sapendo che non siamo all’anno zero, bensì in una fase nella quale, ognuno con le proprie storie, competenze, capacità può e deve contribuire a migliorare la vita di questa sempre più importante componente della nostra società. «Noi staremo con chi si impegnerà in questa opera non semplice, ma assolutamente necessaria», concludono Riccardo Masetti (Spi Cgil Modena), Sergio Davoli (Fnp Cisl Emilia Centrale) e Fernanda Malavolti (Uilpensionati Modena e Reggio Emilia).