Approvato il Patto di solidarietà della Cisl Emilia Centrale

Ecco il Patto di solidarietà dell’Ust Cisl Emilia Centrale approvato nell’esecutivo del 6 luglio e presentato al consiglio generale di ieri – lunedì 9 luglio.

Premessa
Il 27 e 28 maggio 2015 abbiamo consapevolmente accettato una sfida impegnativa: unire due strutture importanti come Cisl Modena e Cisl Reggio Emilia. Abbiamo scelto di partire dal territorio, dalla sua gente, dai problemi ma anche dalle opportunità.
Oggi possiamo affermare che questa sfida è stata vinta. Veniamo da tre anni di intenso lavoro, contrassegnato da riorganizzazioni e proposte politiche sul territorio Emilia Centrale, nel quale la Cisl è presente con 49 presidi: due sedi provinciali a Modena e Reggio Emilia, undici sedi zonali e 36 sedi comunali. Le sedi fisiche nel territorio sono un fattore essenziale che contribuisce a farci crescere, anche attraverso nuovi progetti su aree territoriali dove si può decidere di investire. Su questo tema la nostra organizzazione sta investendo continuamente per il miglioramento delle sedi e degli spazi di accoglienza, compatibilmente con i progetti e le disponibilità finanziarie collegate. Oltre alle sedi fisiche, però, occorre costruire progetti di operatori sindacali intercategoriali e intercontrattuali, persone, cioè, che possano rispondere alle esigenze di diverse federazioni e contratti. Nelle nostre 49 sedi lavorano complessivamente 102 tra operatori e dipendenti: quattro su dieci sono donne. Il nuovo regolamento e l’omogeneizzazione dei trattamenti economici e normativi delle nostre due strutture ha permesso di equilibrare il riconoscimento delle professionalità e dei ruoli dei nostri operatori e dirigenti, eliminando le differenze esistenti nelle precedenti strutture. Il nuovo regolamento ha, inoltre, adeguato la nostra struttura al nuovo modello organizzativo. Emilia Centrale ha rafforzato ulteriormente questa articolazione attraverso l’unificazione di zone contigue che ha portato alla nascita di due macro-zone: Cisl Pedemontana (Sassuolo e Scandiano) e Cisl Area Nord (Carpi e Correggio). Queste due nuove macro-zone rappresentano la volontà dell’Ust Cisl Emilia Centrale di avere presidi territoriali più forti, capaci di fare sinergia e interscambio tra di loro. Non solo le due Unioni sindacali territoriali sono state unite: nei mesi scorsi abbiamo anche già formalizzato davanti al notaio la costituzione di un’unica società immobiliare della Cisl Emilia Centrale. In questo modello di presenza territoriale trovano naturale riferimento i responsabili di zona, gli operatori di categoria e quelli intercategoriali, i collaboratori di enti, servizi e delle federazioni. Anche le nostre categorie hanno lavorato in coerenza con questa forte progettualità condivisa, sin dai primi tempi degli esecutivi congiunti di Modena e Reggio riuniti a Marola. In questa forma organica la zona è in grado di presidiare tutti gli ambiti in cui operiamo, da quello politico a quello sindacale, dall’offerta dei servizi alle tutele rivolte ai nostri associati.
A fine 2017 gli iscritti erano 96.604, con un marcato aumento rispetto all’anno precedente, a conferma la nostra strada è giusta, dobbiamo continuare così. Il “popolo Cisl” rappresenta il 7,7% della popolazione residente nelle nostre due province. Oltre la metà – per la precisione il 51,9% – è costituito da donne. I lavoratori attivi sono il 54,2%, mentre il restante 45,8% è formato da pensionati. Il 14,3% dei nostri iscritti è immigrato. La nostra è un’organizzazione sindacale di proprietà degli iscritti e che svolge la sua attività senza fini di lucro. I contributi sindacali incassati nel 2017 dai nostri iscritti li abbiamo utilizzati sul territorio nel modo seguente: 60% per le spese di personale e formazione; 12% per le spese di gestione sedi sindacali; stessa percentuale (12) per acquisto di beni strumentali; 7% per ammortamenti; 5% per manifestazioni e iniziative pubbliche; 4% per trasporti.
Dopo il regolamento, il nuovo patto di solidarietà rappresenta l’altro tassello fondamentale per una redistribuzione delle risorse finalizzata ai progetti e obiettivi decisi negli esecutivi. Non è importante solo stabilire quante risorse vanno canalizzate verso l’Ust e quante verso le federazioni, ma quante risorse sono destinate a un determinato progetto e obiettivo, che permette la crescita di tutta la nostra organizzazione. Non può funzionare un meccanismo di redistribuzione delle risorse basato esclusivamente su calcoli interni che non tengano conto di tutte le possibili soluzioni solidaristiche. A questo obiettivo contribuirà certamente la sperimentazione, anche con forme nuove, sugli operatori intercategoriali e intersettoriali avviata soprattutto nelle zone più periferiche. È difficile immaginare che tra federazioni e confederazione non vi sia un confronto continuo nella ricerca di ogni soluzione possibile, se vogliamo continuare a fare Cisl in questo territorio.

Il nuovo patto, frutto dell’elaborazione del gruppo di lavoro, partendo dalle pratiche positive dei territori precedenti, riconferma l’assunzione delle indicazioni e deliberazioni congressuali su come stiamo sul territorio e assume gli spunti emersi dalla discussione sulla modalità di redistribuzione equilibrata e sostenibile delle risorse necessarie per il funzionamento delle nostre attività. La riflessione del gruppo di lavoro, però, non poteva prescindere da un’analisi articolata del funzionamento di tutte le zone con le relative sedi comunali collegate, attraverso una fotografia dettagliata che ha consentito di conoscere bene il funzionamento di tutte le strutture. Tale fotografia, illustrata attraverso le schede che sono state presentate in sede di analisi del gruppo, viene assunta per la condivisione unanime come uno degli strumenti che possono aiutarci nella lettura politico-organizzativa dei singoli territori. Dobbiamo impegnarci come Ust a garantire l’aggiornamento continuo dei dati raccolti a oggi. In particolare si sottolinea la necessità di lavorare congiuntamente per rilevare i dati dei delegati, rsu, rsa in ogni zona; un lavoro che deve coinvolgere Ust, categorie, enti e servizi (in allegato scheda tipo “Analisi Organizzativa” di una zona).

Azioni
L’Ust Cisl Emilia Centrale ritiene fondamentale partire dall’analisi costruita attraverso le schede informative delle singole zone che permette di conoscere il cambiamento del territorio e quindi di adeguare la nostra presenza in base a situazioni concrete ai fini delle scelte sia organizzative che politiche. La metodologia di monitoraggio dovrà essere continua e si dovrà soffermare in particolare sulle criticità e sulle osservazioni rilevate. Infatti l’esame congiunto e sistematico dei dati della popolazione, dei servizi e della presenza sul territorio aiuta a capire i punti di forza e di debolezza e, quindi, a individuare cosa migliorare e scegliere le strategie utili. L’obbiettivo è costruire maggior consapevolezza sull’organizzazione decentrata delle zone e della Cisl, costituendo un momento specifico per rivedere e organizzare le politiche da mettere in campo, oltre alla costruzione di strumenti di riferimento per valutare il quadro completo della nostra Unione.
A oggi emerge che la nostra Ust vanta un discreto livello di copertura del territorio con i servizi principali (Caf e Inas) e la presenza delle federazioni. Nondimeno è presente ancora una disomogeneità che va colmata, in particolare per quanto riguarda la presenza nelle sedi periferiche dei servizi di Adiconsum, Sicet e Anolf, che oggi sulle due province registrano modelli di presenza diversi che dovranno trovare gradualmente una convergenza e uniformità per erogare assistenza e consulenza di più alto livello in ambiti oggi non più secondari. In tutti i casi l’Ust, pur sostenendoli, deve concorrere a perseguire per tutti questi servizi l’obbiettivo di un’autonomia finanziaria e organizzativa. Anche la presenza delle federazioni di categoria nelle sedi decentrate registra esperienze diverse, frutto di accordi politici che hanno risposto a una determinata esigenza in un determinato momento. Nel prossimo futuro, partendo da progettualità condivise e compatibilmente con le disponibilità economiche, potranno trovare un loro assetto più equilibrato. Oggi, completando un percorso già annunciato in sede congressuale, è stato aperto l’ufficio vertenze per offrire una tutela e un servizio sempre più competente e professionale. È una struttura specializzata che lavora in stretta collaborazione con le federazioni di categoria per segnalare i problemi o le questioni che dovesse rilevare. L’ufficio vertenze è rivolto agli iscritti Cisl o a coloro che decidono di iscriversi in sede di apertura della vertenza, diversificando i trattamenti applicati.
Non ultimo, grande importanza assumerà lo Sportello lavoro, che sta partendo in questi giorni, con un operatore sindacale formato e qualificato, che rappresenta il completamento della tutela associativa anche per quei lavoratori che il lavoro lo hanno perso o lo stanno cercando, e che quindi possono rimanere ancora legati alla nostra organizzazione, anche attraverso la sinergia con lo Ial, specialmente in un uno dei momenti più difficili della vita delle persone, che è quello della disoccupazione e inoccupazione.
Obbiettivo di tutta l’organizzazione e compito della Confederazione è promuovere una maggior presenza sindacale sul territorio, sia con la presenza delle federazioni nelle nostre sedi negli orari di ricevimento degli iscritti, sia attraverso l’attività sindacale diretta nei luoghi di lavori che molte federazioni praticano, talvolta anche senza una presenza nelle uffici sindacali. Per queste federazioni in particolare sarà utile rilevarne la presenza in zona per fornire recapiti (cellulari e/o indirizzi mail) affinché lavoratori e iscritti possano mettersi in contatto con il referente sindacale della loro azienda.
È necessario puntare sulla presenza delle federazioni nelle zone con lo sviluppo e gli investimenti sugli operatori intercategoriali nelle sedi periferiche, laddove vi siano minori risorse disponibili che non permettono di avere un operatore dedicato. L’Ust si farà parte attiva, in raccordo con le federazioni di categoria, per individuare le progettualità da costruire sulla base delle esigenze delle federazioni selezionando le zone nelle quali è più necessaria una presenza sindacale. Anche le figure degli operatori intercontrattuali e interaziendali potranno essere oggetto di progettazione e formate per favorire tutte le sinergie possibili in base alle necessità che si manifesteranno, a partire dalla prima avviata in queste settimane.
Un impegno specifico dovrà essere posto nel creare le condizioni per aumentare le risposte ai lavoratori della fascia del mercato del lavoro più debole (partite Iva, precari, interinali), sostenendo progetti anche sperimentali con le federazioni interessate per coprire il maggior numero possibile di luoghi di lavoro e di sedi. In questo quadro di riferimento la figura del responsabile di zona Cisl è centrale in quanto rappresenta il livello confederale per contrattare le politiche territoriali in stretta collaborazione con la segreteria Ust e le federazioni coinvolte. Inoltre il responsabile di zona risponde in maniera trasversale a coloro che entrano nelle nostre sedi e si occupa dei problemi del territorio.
La fusione dei due territori conferma la validità della figura del responsabile di zona e della scelta di stare sul territorio nelle sedi decentrate, ma richiede contestualmente una verifica sul ruolo, funzioni e risorse economiche dedicate al fine di aumentarne efficacia e riconoscibilità.
È interesse comune di tutta l’organizzazione da questo punto di vista migliorare sempre di più l’accoglienza nelle nostre sedi sindacali, in quanto è un momento fondamentale di presentazione della nostra organizzazione. La funzione della Fnp è stata fino ad oggi insostituibile in quanto presidia un’attività che la Confederazione da sola non sarebbe stata in grado di supportare.
È ineludibile, però, da questo punto di vista assumere la necessità di nuovi orientamenti e indirizzi condivisi tra l’Ust, che ha la responsabilità di garantire la funzione reception/accoglienza, seguendo alcune impostazioni positive quali: competenza nelle risposte, ricerca di collaboratori volontari o altre figure che possano svolgere la funzione di presidio della reception, con formazione specifica per le persone che rispondono a nome della Cisl, selezione delle competenze, e quant’altro verrà valutato, e la Fnp, che oggi è sempre più chiamata ad esprimere un impegno nell’attività sindacale pura della categoria nella contrattazione nel rapporto con gli iscritti e soprattutto negl’incontri con i non iscritti per favorire una azione di proselitismo capace di far fronte ai copiosi decessi. Per la Fnp si tratta di una attività messa in atto in particolare collaborazione con la Cisl, il Caf e l’Inas tesa al raggiungimento di quei risultati positivi che solo se conseguiti consentono di continuare ad esprimere una forte azione di solidarietà confederale.
Il patto ritiene che, per garantire la sostenibilità economica delle nostre attività, occorra investire con rinnovata forza nel potenziamento dell’attività di proselitismo oltre che delle federazioni, anche dei servizi, in particolare del Caf e dell’Inas, continuando a perseguire la politica della attenzione verso gli iscritti con percorsi privilegiati per delegati, rsu, rsa, sas e iscritti. In questa logica una verifica dei costi dei servizi in relazione alle sedi e agli operatori potrebbe fornire strumenti più precisi per agire.
È necessario, inoltre, assumere con un progetto specifico territoriale che assuma e sintetizzi i vari accordi nazionali, quel delicato tema rappresentato dalla continuità associativa, sia degli iscritti attivi che passano da un’azienda a un’altra azienda, sia soprattutto degli attivi al momento del pensionamento. Su questo tema va rafforzata la collaborazione tra Ust, Fnp e Inas per costruire – in raccordo con i direttori e compatibilmente con i carichi di lavoro degli operatori di patronato – progetti formativi e motivazionali per incrementare il proselitismo in sede di pratica pensionistica.
È necessario, inoltre, aumentare la consapevolezza dell’organizzazione e la conoscenza a tutti i livelli della stessa; in particolare occorre lavorare per migliorare continuamente lo scambio di informazioni, notizie e saperi tra il centro e la periferia, che costituisce la condizione per poter lavorare su progettualità condivise. Da questo punto di vista l’Ust avrà l’impegno anche di rilevare le buone prassi che vengono praticate nell’organizzazione, frutto di accordi informali o spontaneismo, e tradurle in potenziali progetti da proporre all’intera organizzazione.
Anche il piano di comunicazione e l’avviato progetto formativo formeranno parte integrante del nuovo patto di solidarietà.
Per migliorare ulteriormente la nostra azione su questo versante sarebbe utile un’analisi qualitativa degli accessi nelle nostre sedi per ricalibrare la nostra attività in relazione ai bisogni vecchi e nuovi espressi dai nostri iscritti.
Il modello organizzativo Ust Emilia Centrale è un progetto che oggi deve trovare un suo riequilibrio rispetto alle precedenti condizioni. È per questo che il gruppo di lavoro è partito nell’identificare la forma che oggi ci permette di rispondere in provincia di Modena e Reggio Emilia ai bisogni dei nostri iscritti e delle migliaia di persone che si rivolgono con fiducia a noi e come possiamo mantenere questa forma in equilibrio economico, senza arretrare nella nostra attività sindacale, anzi proseguendo nel fare gli investimenti, materiali e immateriali possibili.
Il gruppo di lavoro ha sottolineato correttamente il tema della sostenibilità economica dell’organizzazione che per la segreteria dell’Ust costituisce una preoccupazione quotidiana, ma che non può tuttavia indurci a compiere passi indietro, consapevoli che le risorse occorre ricercarle soprattutto nella crescita della base associativa.
Il nostro modello attuale, che riconfermiamo pienamente pur con i necessari correttivi e adeguamenti, comporta che al mantenimento delle zone partecipino in una logica di solidarietà sia l’Ust che le categorie mediante una ripartizione delle spese sia fisse che variabili, oltre che dei costi per il mantenimento degli operatori di patronato, degli operatori di zona, degli operatori intercategoriali, quelli di enti e associazioni.

2018-07-10T11:31:19+00:00