«Qualsiasi forma di autonomia differenziata in ambito scolastico è incompatibile con il valore universale e unitario della scuola, oltre che contrario al principio costituzionale». Lo affermano i segretari generali Monica Ottaviani (Flc Cgil Emilia-Romagna), Monica Barbolini (Cisl Scuola Emilia-Romagna) e Serafino Veltri (Uil Scuola Emilia-Romagna).

Monica Barbolini, segretaria generale Cisl Scuola Emilia-Romagna

In attesa di conoscere le intenzioni del nuovo governo sul processo di autonomia differenziata richiesta da alcune Regioni (tra cui l’Emilia-Romagna), che includono la materia istruzione tra quelle su cui chiedono maggiori competenze, i sindacati ribadiscono che la scuola è una, nazionale e indivisibile. «Essa – dicono – rappresenta un ineliminabile valore di coesione sociale del Paese che deve essere rafforzato e non disgregato. Il valore erga omnes del contratto non può essere messo in discussione o differenziato, a garanzia del ruolo giuridico del personale che vedrebbe un inasprimento delle differenze socio-economiche a detrimento del diritto allo studio degli studenti. Per questi motivi l’istruzione deve stare fuori dalle materie oggetto di decentramento regionale. In ragione di ciò, – continuano Ottaviani, Barbolini e Veltri – chiediamo che anche la Regione Emilia-Romagna riveda la decisione assunta rinunciando a realizzare, in materia di istruzione, un processo che porterebbe ad assecondare quel principio disgregatore. I diritti e la coesione sociale, l’unità del paese, il diritto allo studio, che è universale, non possono essere esigibili a geometria variabile. Ogni intendimento che vada anche solo nella direzione di mettere in discussione questi valori, non può che essere respinto. Se la Regione Emilia-Romagna intenderà proseguire, non incontrerà la condivisione del mondo della scuola. Non rassicura sapere che la Regione non vuole gestire il personale della scuola (benché contraddittoriamente rivendichi la facoltà di assumere personale a tempo determinato). Di fronte a un tema largamente divisivo nel e per il Paese, sull’istruzione deve fermarsi, dimostrando di avere a cuore il benessere dei ragazzi, della comunità educante e l’interesse a tenere “insieme” un Paese – concludono i segretari regionali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola – sempre più allo sbando sul piano economico, sociale, civile e culturale».