«Le parti sociali di Modena e Reggio Emilia colgano le opportunità offerte dal Patto regionale per il lavoro e dal riordino istituzionale per ragionare insieme agli enti locali sullo sviluppo delle nostre comunità in una logica territoriale unica o di area vasta, che dir si voglia». La proposta è di William Ballotta, segretario generale della Cisl Emilia Centrale,

la nuova articolazione territoriale della Cisl nata a fine maggio dall’unificazione delle Cisl di Modena e Reggio Emilia. «Le trasformazioni della nostra realtà socio-economica richiedono nuove politiche sia alle istituzioni pubbliche che alle associazioni di categoria, sindacati, volontariato ecc. – afferma Ballotta – Mi sembra che la Regione, con il Patto per il lavoro firmato il 20 luglio insieme alle parti sociali, e con la legge per il riordino istituzionale approvata il 28 luglio, sia già entrata in questa logica. Ora tocca a noi a livello locale. Vediamoci subito dopo la pausa estiva, non c’è tempo da perdere». Per il segretario Cisl il momento è favorevole. La crisi non è finita, ma realtà tradizionalmente vocate all’export, come Modena e Reggio Emilia, soffrono meno di altre. «Un recente studio della società di consulenza K Finance ha rivelato che i distretti sono in ripresa, con Reggio e Modena rispettivamente al primo e terzo posto nella classifica sulla creazione di valore delle province italiane. Questo significa che ci sono le condizioni per ripartire dal lavoro», sostiene Ballotta incoraggiato dagli ultimi dati Istat, che indicano in regione un aumento di 20 mila occupati nel primo trimestre 2015 rispetto al 2014 e un calo, sempre a livello regionale, sia della disoccupazione (dal 9,6 per cento di inizio 2014 all’8,9 per cento di inizio 2015) che della cassa integrazione (-56,6 per cento il confronto primo trimestre 2014-primo trimestre 2015). «Per noi della Cisl lavoro vuole dire innanzitutto manifattura. Non a caso è l’industria, con 13 mila addetti in più, a trainare l’aumento degli occupati. Attenzione, però: – avverte Ballotta – si difende bene il manifatturiero orientato all’export, mentre soffre la piccola impresa artigiana in grado di fornire solo il mercato locale. Per queste imprese l’unico rimedio al calo delle commesse è la riduzione della produzione e il ricorso agli ammortizzatori sociali per i lavoratori. Bisogna, invece, tutelare il “saper fare” caratteristico di queste imprese, rafforzando le aggregazioni, in rete e/o in filiera, perché l’assioma “piccolo è bello” non vale più. Queste imprese devono essere aiutate a crescere e raccogliere le risorse necessarie per gli investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo». Uno dei temi che il segretario Cisl vuole proporre alle parti sociali modenesi e reggiane è la valorizzazione piena della contrattazione aziendale e territoriale, in modo da legare il salario alla maggiore produttività e alla partecipazione dei lavoratori: a migliori performances delle imprese devono corrispondere salari più alti. Nello stesso tempo occorre riorganizzare il welfare alla luce dei nuovi bisogni dei cittadini. «Dobbiamo arrivare a un sistema di welfare integrato nel quale l’intervento privato non sostituisce, bensì completa l’intervento pubblico. Sia a Modena che a Reggio ci sono già numerose esperienze che confermano come il welfare possa partire dall’azienda che vuole erogare servizi ai propri dipendenti e, allo stesso tempo, si allarga al territorio in una logica di collaborazione e integrazione». C’è poi un tema che sta particolarmente a cuore a Ballotta: i giovani. «Mi addolora la fuga dei giovani che, avendo perso la speranza di trovare qui un lavoro stabile e dignitoso, guardano verso altri Paesi (anche extraeuropei). Non sto parlando di ragazzi che vanno a fare esperienze professionali all’estero per arricchire il proprio curriculum, – specifica Ballotta – ma di giovani che non intravvedono un futuro nel nostro territorio e cercano di costruirsene uno all’estero. Spesso sono laureati, hanno conseguito master: abbiamo investito come Paese nella loro istruzione e formazione, ma li lasciamo andare via, quasi li costringiamo a emigrare. Se non li mettiamo in condizione di restare, non fuggono solo i cervelli, ma anche mani e braccia», conclude il segretario generale della Cisl Emilia Centrale.