Crack Unieco, l’editoriale del segretario generale della Cisl Emilia Centrale, pubblicato dalla Gazzetta di Reggio domenica 16 aprile

 

 

Le persone coinvolte nel crac di Unieco e degli altri colossi dell’edilizia, i numeri di una crisi di un sistema che sono senza precedenti per la realtà reggiana, i risvolti che, poco alla volta vengono alla luce, interrogano profondamente il mondo sindacale, anche quello della Cisl.

 

Analisi e conseguenze

Prima di tutto, il pensiero della Cisl va alle famiglie che, nel sistema cooperativo hanno riposto speranze e fatiche di una vita. Con loro c’è un indotto economico di piccole aziende che ora aspetta risposte. Risposte che, di contro, non giungono da quel sistema cooperativo che, contraddicendo la missione originaria, ha scambiato, confondendoli, ruoli di governo e di gestione in una strabiliante serie di porte girevoli.

Non basta affermare ”noi l’avevamo detto e previsto”, oppure “c’erano altri percorsi per uscire dalla crisi”: bisognava e bisogna chiedersi, quali erano le alternative concrete per prevenire il baratro, e come il sistema cooperativo nel suo complesso poteva e doveva intervenire per scongiurare eventi come questi. Non è stato fatto prima: ora è improcrastinabile farlo.

Il tema dei risarcimenti per i soci risparmiatori è, evidentemente, fondamentale per le famiglie, private dei risparmi di una vita, e di conseguenza per le inevitabili ricadute sulla comunità Per questo esprimo grande apprezzamento per le parole del vescovo Massimo Camisasca, che nel suo intervento in merito, ha colto la necessità di ritrovare un  grande senso di responsabilità che deve riguardare le istituzioni, il mondo cooperativo e quello imprenditoriale, le associazioni di rappresentanza, non esclusa la diocesi.  Il bene comune riguarda tutti. Camisasca tra le sue affermazioni, dichiara che il capitalismo avanzato, che mette la finanza prima della persona, è l’antitesi della cooperazione. Se la Lega contesta questa visione del  Vescovo, bisogna che dimostri nei fatti di sapere creare/ricreare un vero modello di cooperazione, fedele ai principi fondatori, che sono la reale partecipazione dei soci, lo stretto legame col territorio e la mutualità. A Reggio Emilia, i fatti drammatici di questi ultimi anni dimostrano che questo non è accaduto.

 

Responsabilità

C’è una novità. Le cronache di questi giorni dimostrano che la società reggiana, è pronta a interrogarsi sul perché tutto questo è accaduto.  Sarebbe troppo semplicistico imputare il tutto solo alla crisi. Se così fosse, in Italia, non avremmo più società edili, ma così non è. E’ sconcertate notare come al timone del sistema cooperativo ci fossero sempre  i medesimi nomi, ma non sempre competenti e all’altezza degli incarichi ricoperti. Oltre a ciò, il nostro territorio ha vissuto anni di grande commistione tra potere politico, economico e sindacale. Per la Cisl non è sufficiente fare un po’ di restyling: il sistema va interamente ripensato, partendo dal ritrovare, tra questi tre mondi, una forte e reciproca autonomia.

La Cisl non si sente estranea dalle responsabilità di quanto accaduto. Sarebbe troppo facile giustificarci dicendo che in quelle cooperative la nostra presenza era pressoché nulla perché fortemente osteggiata. Credo che, nel compito del sindacato, ci sia anche quello di vigilare su quanto accade nel territorio, anche nei luoghi dove non siamo presenti. E’ una responsabilità morale che voglio fare mia e di tutta la Cisl.

 

Anticorpi per il futuro

La Cisl crede nel valore della cooperazione ed è perciò che è fortemente preoccupata per i dati comunicati oggi da Unioncamere, che definiscono chiaramente che i fatturati per l’edilizia si stanno spostando verso le Spa, quasi tutte nate dalle macerie delle cooperative: fenomeno anche questo che richiederebbe una lettura approfondita. Quanto accaduto ci impone di esigere dal sistema cooperativo un gruppo dirigente scelto sulla base delle competenze e che faccia proprio un modello “antico e sempre nuovo”  di cooperazione che parta dal basso: è quello che avevano voluto i primi cooperatori ed è quello auspicato da Papa Francesco.

Nel concreto, sono maturi i tempi per prevedere l’istituzione di organismi di vigilanza sui bilanci delle cooperative che emettono prestiti sociali, al fine di attuare un sistema di tutela dei sottoscrittori di quote sociali.

In un quadro di chiarezza e giustizia, come sindacato chiediamo che siano resi pubblici i redditi di tutti gli amministratori ed ex amministratori delle grandi cooperative:  è una questione di trasparenza, eticità e moralità verso i soci che in queste ore perdono lavoro, salario e risparmi. Così come chiediamo che non si ripeta ciò che abbiamo visto con il fallimento di Cmr, quando agli studi che hanno curato la messa in liquidazione sono andate diverse centinaia di migliaia di Euro, in spregio a chi aveva perso tutto.

Ritengo fondamentale avviare una riflessione sui nuovi modelli cooperativi all’interno nel patto reggiano per il lavoro, con il coinvolgimento di tutte le forze sindacali.

Su queste proposte la cooperazione reggiana dovrà confrontarsi.

 

 

William Ballotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale