Sollecitano il rinnovo del contratto aziendale, scaduto a dicembre 2013. Per questo hanno scioperato due ore stamattina i lavoratori della Bellco di Medolla, azienda biomedicale con 270 addetti acquistata nel 2012 dal fondo Charme (Montezemolo and Partners Sgr).

Lo sciopero, proclamato dai sindacati Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e dalla rsu, rientra in un pacchetto di otto ore di astensione dal lavoro, con blocco degli straordinari cominciato lunedì scorso 19 ottobre. Ha aderito allo sciopero la totalità degli addetti in produzione e tra il 70-80 per cento degli impiegati amministrativi. «Con la nuova proprietà abbiamo iniziato un confronto che, purtroppo, ancora non ha portato a nulla – denunciano i sindacati – Manca un piano industriale che rilanci l’impresa e permetta lo sviluppo più volte annunciato. La direzione aziendale continua a fornirci dati negativi sulle condizioni economico-finanziarie e, di conseguenza, chiede sacrifici sul contratto aziendale». Sindacati e rsu già lo scorso anno, viste le difficoltà dell’impresa, hanno firmato un accordo transitorio per il solo 2014 con un premio di risultato per i lavoratori inferiore alle medie percepite fino al 2013. «L’accordo prevedeva, però, anche l’impegno dell’azienda a presentarci un piano industriale dettagliato finalizzato a consolidare e sviluppare l’azienda nel mercato italiano e in quello internazionale. In pratica – spiegano Filctem-Femca-Uiltec e rsu – l’azienda avrebbe dovuto formalizzare investimenti e nuovi assetti organizzativi e occupazionali. Purtroppo dobbiamo prendere atto che di tutto questo a oggi non c’è traccia. L’azienda – continuano i sindacati – sembra navigare a vista con risultati di bilancio tutt’altro che incoraggianti e prospettive poco chiare. Tutto questo mentre altre aziende del settore mantengono o aumentano le proprie quote di mercato, nonostante la crisi e i tagli alla sanità. Inoltre, se fino a inizio ottobre l’azienda confermava sul premio di risultato la disponibilità a una soluzione analoga a quella del 2014, nell’ultimo incontro – concludono Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e alla rsu – ha fatto marcia indietro sulle quantità salariali».