Blocco degli straordinari e dei sabati lavorativi, un pacchetto di dieci ore di sciopero da articolare secondo modalità territoriali che saranno illustrate nelle assemblee. I sindacati reagiscono così al nuovo piano industriale illustrato da Bosch Rexroth Oil Control in un incontro cui hanno partecipato le organizzazioni sindacali in rappresentanza dei territori di Modena e Reggio Emilia e tutte le rsu degli stabilimenti di Nonantola, Pavullo e Vezzano sul Crostolo (Reggio Emilia). Incontro che, spiegano Fim Fiom e Uilm, avrebbe dovuto essere decisivo per la conclusione del percorso di definizione dell’integrativo aziendale, ma che ha invece registrato un sostanziale cambio di indirizzo a fronte di un’idea dominante di massimizzazione dell’utile. «Vengono di fatto stravolti tutti gli sforzi che avevano prodotto un sostanziale affidamento condiviso su molti temi e viene definitivamente revocata la disponibilità aziendale a procedere in un percorso di progressiva stabilizzazione dei precari fino a uscire definitivamente dalla logica dell’utilizzo della somministrazione e, ancor più, dello staff leasing – affermano le sigle dei metalmeccanici modenesi e reggiani – Il nuovo inatteso piano industriale, secondo l’esposizione dell’azienda, si incardinerà sulla dichiarazione di 130 esuberi, sull’aumento delle turnistiche fino a diciotto turni, sulla revisione dei processi produttivi, sul taglio del fatturato non a valore, sulla esternalizzazione di parte delle lavorazioni. Un altro aspetto, non espresso esplicitamente, potrebbe essere una mobilità delle maestranze tra i vari stabilimenti». Dal punto di vista delle previsioni, che vanno prese in quanto tali, in caso di sensibile e auspicabile aumento di fatturato, l’azienda prevede di integrare il personale eventualmente mancante con l’utilizzo di somministrati, perdurando nella logica di precarietà che si era impegnata a dismettere e, di fatto, giungendo a un percorso di effettiva sostituzione di personale fisso con personale precario. Questa situazione si inquadra in un momento in cui l’area italiana della Bosch è in crescita e risponde bene alle esigenze industriali, ma rischia di soccombere sotto la sola logica del “più profitto” senza tenere conto della conciliazione di vita e lavoro e del sostegno ricevuto dai territori e, non ultimo e non marginale, dalle lavoratrici e dai lavoratori. «L’incontro si è svolto all’indomani di una mobilitazione generale che ha coinvolto tutti i siti produttivi, a dimostrazione che il tempo delle parole, tanto caro alla direzione aziendale locale, è purtroppo esaurito – sottolineano Fim Fiom Uilm – Nei prossimi giorni convocheremo assemblee urgenti in tutti i siti. Pur rimanendo disponibili alla prosecuzione del confronto, ma non vincolati nelle azioni di rivendicazione a ogni livello, consideriamo il tavolo fortemente compromesso. Auspichiamo il ritorno a progetti condivisi che ripartano da quanto già assodato al dicembre scorso, considerando come prioritari la non previsione di esuberi, la riduzione dei precari, l’aumento dell’occupazione e – concludono i sindacati – l’investimento sulle risorse umane».