Si è tenuto questa mattina in Piazza Prampolini il presidio unitario, organizzato da Cgil Cisl Uil di Reggio Emilia, che rilancia l’iniziativa delle confederazioni sul tema pensioni.
Parallelamente infatti mobilitazioni si sono svolte in tutta la Regione per un’iniziativa a carattere nazionale che parte da una piattaforma unitaria dove Cgil Cisl e Uil chiedono a gran voce una modifica netta della Legge Fornero, rivendicando l’urgenza di ricostituire quel patto intergenerazionale che solo l’accesso flessibile al pensionamento può consentire, favorendo così l’entrata nel mondo del lavoro delle giovani generazioni.
Insieme ai tre segretari reggiani della Cgil, Guido Mora, della Cisl Margherita Salvioli Mariani e della Uil Ferdinando Guidetti, centinaia di lavoratori, sindacalisti, esodati e precari hanno dato vita ad un momento di confronto che ha visto lo svolgersi di una conferenza stampa aperta in cui, oltre a spiegare i contenuti della piattaforma nazionale, è stata data voce a chi gli effetti della Legge Fornero li ha vissuti sulla propria pelle.
Flavio Villa, ad esempio, che dopo 40 anni di contributi versati accede alla mobilità alla fine della quale diventa un “esodato”  e non può andare in pensione perché sono cambiati i requisiti: fuori dall’azienda ma non ancora in pensione deve reinventarsi un lavoro e prova a mettersi in proprio per versare quei due anni e dieci mesi che la Fornero chiede in più per accedere al trattamento pensionistico.
Danilo Vacondio, 58 anni, precario, ex socio lavoratore nella logistica che a causa di un percorso lavorativo frammentato non sa ancora quando e come potrà andare in pensione.
Ma c’è anche chi in pensione c’è già, come Erio Buffagni, colpito dalla Fornero sul versante della rivalutazione pensionistica con ripercussioni economiche sull’indennità di pensione.
Poi ci sono i casi di chi in pensione ci sarebbe andato con i requisiti di età e contributi ante-Fornero, come Salvatore Ambrosino,  e che si è visto spostare avanti anche di sei/sette anni la data di accesso al trattamento pensionistico.
Il risultato del combinato disposto della legge Fornero e dell’aumento degli indici di speranza di vita, che di anno in anno spostano in avanti il raggiungimento del requisito, hanno influito pesantemente sulla vita delle persone.
Sono solo alcuni esempi, la lista sarebbe lunga laddove i casi relativi allo slittamento temporale della riscossione effettiva della pensione sono tra i più frequenti. Da 60 anni più la finestra, si è passati infatti ad una media di 67 anni a causa dell’aumento degli indici di speranza di vita e di un sistema rigido di calcolo di uscita dove, a seconda del mese di nascita, l’andata in pensione può slittare in avanti anche di molto. Indici che dal 2019 aumenteranno costantemente ogni due anni. A questo si aggiunga il ritocco dei coefficenti matematici e si avrà questo risultato: si lavora per più anni e si percepisce di meno.

Se la richiesta dei sindacati nazionali a livello unitario è quella di aprire un confronto con il governo sulla piattaforma, anche a livello locale “l’intenzione è quella di chiedere al più presto un incontro con i parlamentari reggiani perché si facciano portavoce di istanze di cambiamento di una riforma profondamente ingiusta – ha detto Guido Mora, segretario Cgil Reggio Emilia che ha poi aggiunto-. Credo che su questa partita, se non riceveremo risposte adeguate dal governo, dovremo valutare unitariamente anche lo sciopero generale”.
Mentre Margherita Salvioli Mariani, segretaria aggiunta Cisl Emilia Centrale, aggiunge “chiediamo una riforma seria: pensioni dignitose, lavoro per giovani e precari e copertura nei periodi non lavorativi. La flessibilità in uscita che chiediamo va inserita senza penalizzazioni e a partire da 62 anni d’età o 41 anni di contribuzione: in questo modo si possono liberare posti per i giovani.  – continua Salvioli – Chiediamo provvedimenti capaci di sanare definitivamente il problema degli esodati e un sistema di perequazione delle pensioni in essere che devono garantire una vita dignitosa”.
Allo stesso modo anche il segretario della Uil reggiana, Ferdinando Guidetti, ricorda che “questa riforma ha creato iniquità tra lavoratori e pensionati, ha bloccato l’inserimento lavorativo dei giovani e va modificata”.
Con la giornata di oggi si riapre la partita sul modello pensionistico nel nostro Paese e la mobilitazione sindacale continuerà fino a quando non giungeranno risposte alle richieste contenute nella piattaforma unitaria.

Di seguito una sintesi di quanto proposto nella piattaforma di Cgil Cisl Uil.

PER CHI LAVORA
il ripristino della flessibilità dell’età pensionabile a partire dai 62 anni di età;
il diritto alla pensione per chi ha raggiunto 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica;
il riconoscimento della contribuzione figurativa per i periodi di congedo parentale e di lavoro di cura;
un adeguato riconoscimento dei lavori usuranti: l’attuale normativa è da riscrivere.

PER I GIOVANI (che cercano lavoro o sono precari)
ingresso nel mondo del lavoro dei giovani attraverso le uscite flessibili e i pensionamenti anticipati dopo 41 anni di contributi;
la correzione dell’attuale sistema contributivo per assicurare una pensione dignitosa a chi svolge lavori saltuari, discontinui e con basse retribuzioni;
la diffusione della previdenza complementare con il riconoscimento della finalità sociale dei fondi pensione negoziali riportando all’11% l’imposta sostitutiva.

PER CHI E’ IN PENSIONE
previsione di un meccanismo di perequazione delle pensioni in grado di garantire il reale mantenimento del potere d’acquisto;
una riduzione della tassazione fiscale sulle pensioni.

PER I LAVORATORI “ESODATI”
prevedere una soluzione strutturale di salvaguardia per quei lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione (esodati) in grado di garantire a tutti il diritto a pensione.