Avviare un monitoraggio delle Case famiglia per anziani presenti nel territorio modenese, con l’obiettivo di garantire un servizio migliore e maggiori controlli sulla loro gestione, evitando abusi. Lo chiede la Conferenza territoriale sociale e sanitaria, con una lettera alle Unioni dei Comuni, ente che, tra l’altro, si occupa dei servizi sociali in forma associata per conto dei Comuni. La lettera è scaturita nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali dei pensionati Spi Cgil Modena, Fnp Cisl Emilia Centrale e Uilp Uil Modena, che si è svolto ieri – lunedì 1 aprile – nella sede della Provincia di Modena, con la partecipazione dei copresidenti Gian Carlo Muzzarelli e Alberto Bellelli. Nella lettera si chiede alle Unioni di collaborare per fornire un quadro completo sul numero delle strutture presenti sul territorio, esploso in questi ultimi anni, e si chiede di adottare un regolamento per la disciplina delle Case

L’incontro di ieri in Provincia a Modena tra la Ctss e i sindacati dei pensionati

famiglia per anziani e disabili adulti, sulla falsariga di quello approvato lo scorso anno dal Comune di Modena che contiene precise indicazioni su carta dei servizi, requisiti strutturali, organizzativi e degli ospiti, vigilanza e sanzioni. Queste strutture, infatti, offrono un servizio delicato e di grande importanza sociale, tenuto conto del progressivo invecchiamento della popolazione. Nel corso dell’incontro i rappresentanti sindacali dei pensionati Sauro Serri (Cgil), Sergio Davoli (Cisl) e Fernanda Malavolti (Uil) hanno illustrato un documento che esprime «preoccupazione per i recenti episodi emersi in alcune località della regione con maltrattamenti ai danni di anziani ospiti nella Case famiglia, strutture destinate per legge ad accogliere in un contesto famigliare fino a sei anziani autosufficienti o con lieve grado di non autosufficienza». Per questo i sindacati hanno chiesto alla Conferenza e all’Ausl di monitorare il fenomeno e promuovere una regolamentazione uniforme sul territorio provinciale per migliorare qualità e controlli nelle strutture e, se necessario, reprimere eventuali abusi. Ricordiamo che le Case famiglia per anziani, definite dal decreto 398 del 2001, sono comunità di tipo familiare, gestite da privati, “con funzioni di accoglienza a bassa intensità assistenziale che accolgono un massimo di sei persone in difficoltà”, senza alcun obbligo gestionale. Queste iniziative, inoltre, non sono soggette all’obbligo di autorizzazione, ma è prevista solo una comunicazione di avvio attività al Comune entro i 60 giorni dall’avvio. Nel Modenese le case famiglia censite dalla Regione sono 31, ma secondo le stime sindacali sarebbero molte di più. Nel documento presentato alla Conferenza dai sindacati, infine, si rileva che «negli ultimi anni queste strutture sono proliferate anche per effetto della carenza di posti nelle case residenza per anziani, assumendo una dimensione economica rilevante, travalicando la normativa di riferimento, sicuramente inadeguata e incongrua rispetto al ruolo che le Case famiglia hanno assunto nell’ambito dei bisogni assistenziali della popolazione anziana».