Per comprendere bene la vicenda Castelfrigo è sufficiente andare su YouTube e guardare il video intitolato “fuori Castelfrigo”.

Quel video mostra un’assemblea del giugno 2016, convocata dalla Flai Cgil (da sempre unico sindacato presente sia in azienda che nelle cooperative appaltatrici), dopo uno sciopero non concordato con i lavoratori. Durante quell’assemblea i lavoratori della Castelfrigo e delle cooperative cacciano i rappresentanti della Cgil accusandoli di non consultarli e non assisterli adeguatamente riguardo ai rapporti tra azienda e cooperative. A inizio luglio 2016 i lavoratori chiedono alla Fit Cisl (per le cooperative) e alla Fai Cisl (per l’azienda) di assisterli e tutelarli. Vengono convocate le elezioni per il rinnovo delle rsu (rappresentanze sindacali unitarie). La Cgil non si presenta, mentre la Cisl ottiene settanta voti sugli 88 aventi diritto, conquistando la totalità dei seggi (tre). A loro volta gli iscritti Fit Cisl delle cooperative eleggono due rsa (rappresentanze sindacali aziendali). Per prima cosa la Fai Cisl rinnova il contratto aziendale Castelfrigo, fermo da dieci anni, ottenendo aumenti retributivi fino a 700 euro l’anno di salario variabile. Nei primi mesi 2017 le cooperative disdettano l’appalto e annunciano il licenziamento di 127 lavoratori: una parte di essi chiede assistenza alla Cisl, una parte alla Cgil. Nel frattempo ai lavoratori delle cooperative arrivano le cartelle di Equitalia, che chiede gli arretrati per i contributi e imposte non versate nel periodo 2013-2016, quando i dipendenti delle cooperative erano assistiti unicamente dalla Cgil. Domanda: è possibile che in quei tre anni la Cgil non si sia mai accorta che qualcosa non quadrava nelle buste paga (per esempio, sulla trasferta esente) dei lavoratori delle cooperative? Si arriva a fine 2017, quando la Fai Cisl firma un accordo con la Castelfrigo che, rinunciando finalmente al sistema degli appalti alle cooperative, accetta di assumere, tramite un’agenzia di somministrazione, 52 ex lavoratori delle cooperative. Mentre la Cisl è impegnata per inserire in azienda altre persone, la Cgil si oppone in tutti i modi a un accordo che, al momento, ha salvaguardato 140 posti di lavoro (gli 88 lavoratori diretti Castelfrigo e i 52 ex dipendenti delle cooperative). L’ultimo colpo basso risale a ieri, con le gravi insinuazioni della Flai Cgil Emilia-Romagna, che strumentalizza la battaglia comune condotta da Cgil Cisl Uil contro le false cooperative. Come ripetutamente affermato in queste settimane sia da tutti i sindacati che dai diretti interessati, sappiamo che negli anni scorsi agli ex lavoratori delle cooperative sono stati fatti firmare documenti dei quali non comprendevano perfettamente significato e conseguenze. Quindi non è affatto sorprendente che qualcuno tra essi scopra solo oggi di essere coinvolto in vicende poco chiare. Del resto anche uno dei lavoratori tuttora in presidio davanti alla Castelfrigo ha dichiarato in un’intervista di aver ricevuto una sanzione di un milione di euro in quanto rappresentante legale, a sua insaputa, di una cooperativa. I due ex lavoratori delle cooperative citati, delegati Fai Cisl, hanno la fiducia dei loro colleghi e a tutt’oggi non ci sono elementi per ritirare loro la rappresentanza Cisl. Eventuali responsabilità nella gestione delle cooperative saranno accertate dalla magistratura. Non è accettabile gettare sospetti infamanti su persone estranee, fino a prova contraria, a eventuali illeciti, e sull’organizzazione sindacale che rappresentano. È incomprensibile, infine, che mentre al tavolo istituzionale regionale Cgil Cisl Uil sono impegnate unitariamente, insieme a tutte le associazioni datoriali, a collocare una trentina di ex dipendenti delle cooperative ancora in presidio davanti alla Castelfrigo, la Flai Cgil Emilia-Romagna ricorra a ogni mezzo per sabotare l’accordo, mettendo a rischio le relazioni sindacali a tutti i livelli.