Aperture domenicali e festive = chiusura del commercio al dettaglio nelle due città gemelle, di Modena e Reggio. È questa la drammatica conclusione a cui è giunto Enrico Gobbi, segretario generale Fisascat (Federazione italiana sindacati addetti servizi commerciali affini turismo) Cisl Emilia Centrale, dopo un’attenta riflessione della realtà reggiana e modenese.

“Sappiamo di persone che si rifiutano di fare spesa la domenica – afferma Gobbi –. Li ringraziamo. C’è una teoria che sostiene che l’apertura domenicale sia giusta perché si offra un miglior servizio: è una visione miope. Con riferimento alle aperture domenicali estese a tutto il giorno il ‘Conad Le Querce’, ‘Le Vele’ di Reggio Emilia, ma anche di Esselunga e il Lidl a Modena, rilevo come il sistema generale della deregolamentazione degli orari di apertura dei negozi sia figlio di una stortura. Quasi potremmo definirla ‘una mistica adorazione del mercato’, cioè il lavoro non viene più concepito come mezzo per migliorare la qualità della vita delle persone, anzi la qualità della vita dei lavoratori viene sacrificata per aumentare i profitti di poche catene. Questa è la causa dei problemi che dobbiamo affrontare nella situazione attuale e, certo, non la soluzione”. “Le difficoltà che oggi dobbiamo sostenere – prosegue Gobbi – partono dalla crisi economica che ha accentuato la chiusura dei negozi, come nel centro storico, con un calo degli affitti e, alla lunga, anche meno soldi per lo Stato e, più in là, meno risorse per il welfare. Negli ultimi anni, quando i negozi erano chiusi alla domenica, non si stava peggio anzi, erano attivi esercizi storici che ora non esistono più o che hanno abbandonato il territorio reggiano e modenese. A Reggio penso alla Sarcia, Predieri Metalli, ATU, Brico Center,… a Modena al Disney store, Winner a Carpi, ma prima ancora a quanto avvenuto nell’Area Nord e la lista sarebbe molto lunga. Non affermiamo che esista una relazione diretta, mi osserviamo che queste aziende (con i loro dipendenti) non hanno tratto alcun beneficio da queste pseudo-liberalizzazioni, anzi. Liberalizzare troppo ha portato a un impoverimento generale. Alla lunga i negozi dei centri storici rischiano di tornare sfitti: rileviamo sempre più casi di ritardi o mancati pagamenti di affitti e stipendi”. “Le aperture domenicali – rimarca il sindacalista – non hanno portato aumento di occupazione, con le chiusure dei dettaglianti calano i dipendenti dei piccoli esercizi – che per altro tradizionalmente non sono il grosso dei nostri iscritti ma rappresentano il 75% dei dipendenti del settore”. “Nessuna cosa al mondo – aggiunge il sindacalista – , neanche la più buona, senza limiti ha mai portato alcun beneficio. Non capire questo è frutto di cocciutaggine di alcuni ventri insaziabili della grande distribuzione organizzata. I clienti che vedono in questo un passo avanti in termini di comodità e civiltà lo fanno perché preferiscono fare scelte di comodo che di principio/responsabilità”. “Ovviamente non siamo contro la Grande distribuzione organizzata, ma a favore di una sana biodiversità nell’offerta dei consumi, dove coesistano l’ingrosso e il dettaglio ma soprattutto dove le regole o, come in questo caso, l’assenza di regole non avvantaggi qualcuno a discapito di altri”. Amara la conclusione di Gobbi: “Continuare su questa strada di deregulation dà la sensazione di assistere all’equipaggio de ‘La nave del folli’ – poema moralista e satirico del 1494 di Sebastian Brant – che continua a gozzovigliare sulla nave diretta verso il naufragio”.