Dopo i due nidi comunali, anche un centro disabili e uno spazio anziani rischiano di essere ceduti ai privati. Lo sostengono Fp Cgil Modena e Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale, che nei giorni scorsi hanno convocato un’assemblea dei dipendenti del Comune di Modena in servizio presso il centro diurno socio-riabilitativo per disabili Il Pisano, la casa residenza anziani Vignolese, lo spazio anziani e i centri territoriali gestiti direttamente dal Comune. «Gli operatori socio-sanitari ed educatori sono molto preoccupati dalle notizie che circolano in merito alla possibile esternalizzazione a breve di alcuni di questi servizi, in particolare il centro diurno disabili e lo spazio anziani – affermano i sindacati – Questo anche alla luce delle recenti decisioni dell’amministrazione comunale sui nidi comunali. Stiamo parlando di servizi in cui lavorano oltre 20 operatori (alcuni precari) che si occupano di un’utenza molto fragile e hanno costruito nel tempo percorsi di eccellenza nel sostegno ai ragazzi con disabilità. È il caso del Pisano, nato nel 1985 come centro sperimentale, che ha progettato attività fondamentali per l’utenza, dello spazio anziani di via Vaciglio e dei centri territoriali. È forte il timore che un’eventuale privatizzazione possa disperdere le professionalità di questi servizi, capaci anche durante l’emergenza di garantire la tutela dei più deboli». Per questo i dipendenti comunali hanno approvato un ordine del giorno, che è anche una lettera aperta a utenti e cittadinanza, in cui chiedono all’amministrazione comunale di non compiere una scelta di smantellamento dei servizi a gestione diretta che porterebbe di fatto alla scomparsa del sistema integrato in cui il pubblico ha portato in questi anni innovazione, sperimentazione e garanzia di qualità per tutti.
Ecco l’ordine del giorno-lettera aperta ai cittadini e utenti del centro Il Pisano, lo spazio anziani di via Vaciglio e i centri territoriali gestiti dal Comune di Modena.
I dipendenti dei servizi comunali destinati agli anziani e ai disabili, insieme alle organizzazioni sindacali, hanno assistito in queste ultime settimane a comunicazioni da parte dell’Amministrazione di decisioni intraprese in maniera unilaterale sulla esternalizzazione di due nidi. Decisioni prese in questi giorni dove il Covid-19 ha distolto l’attenzione di molti da dinamiche e scelte che andranno a incidere profondamente sui servizi, in un momento in cui il lockdown ci ha costretto a un isolamento sociale necessario, ma che non ci permette di avere contatti sociali, confronti pubblici dove poter discutere di queste scelte come poteva avvenire prima del coronavirus, in assemblee o in incontri spontanei o semplicemente con l’azione di volantinaggio per sensibilizzare e informare i cittadini. Abbiamo deciso di scrivere, anche se dipendenti di un settore diverso da quello dei servizi all’infanzia, perché nei nostri servizi sociali da alcuni anni l’Amministrazione del Comune di Modena ha iniziato una graduale dismissione dei servizi sociali a gestione diretta, cioè gestita con personale dipendente del Comune assunto attraverso concorso pubblico, preferendo cederli a gestori privati (come è avvenuto per tutti i quattro poli di assistenza domiciliare) e conosciamo molto bene quindi le dinamiche di smantellamento graduale del sistema a gestione pubblica. Un sistema che ha portato di fatto oggi il Comune di Modena a gestire direttamente una sola Cra (la Vignolese) su 15 accreditate, un solo centro diurno anziani su otto, un solo centro socio-riabilitativo diurno (il Pisano) su sette, lo spazio anziani di via Vaciglio (su tre) e i centri territoriali. Servizi fiore all’occhiello dell’Amministrazione come per esempio lo spazio anziani, nato come progetto sperimentale nel 2008. Una tipologia di servizio nuova sul territorio, che si colloca nel sistema dei servizi a sostegno della domiciliarità, atti a favorire, il più a lungo possibile, la persona anziana nel suo contesto abitativo e affettivo, offrendo supporto alle famiglie nel prendersi cura dei propri cari con problemi di parziale non autosufficienza o con problemi cognitivi in fase iniziale che non necessitano di una risposta assistenziale elevata. O i centri territoriali, che promuovono interventi per gli anziani sul territorio, nelle polisportive, nelle parrocchie, coinvolgendo nella socializzazione decine di anziani e adulti con disagio sociale. Questo dimostra quanto sia importante che il Comune continui ad avere in gestione diretta parte dei servizi, che permettono di innovare il sistema e di mantenere alta la qualità di tutto il welfare integrato. Purtroppo però le notizie che ci arrivano, attraverso qualche cenno fatto in qualche incontro sindacale, o da parte di qualche responsabile in riunioni con i dipendenti, è che anche per il Pisano, lo spazio anziani e i centri territoriali, l’amministrazione stia decidendo di esternalizzarli, passando quindi a un sistema che, visti i numeri, non avrebbe proprio più niente di integrato, ma sarebbe di fatto a sola gestione privata (rimarrebbero due servizi su 37). A questo punto non vorremmo trovarci, come è accaduto per i nidi, ad apprendere la notizia dalla stampa, a scelte già fatte, o in un incontro dove ci si dice semplicemente che è una questione di risparmio, “si esternalizza perché mancano i soldi per le assunzioni del personale mancante e non avevamo altra scelta”. La realtà è un’altra, è una precisa scelta politica. Una scelta di smantellare il sistema di servizi gestiti direttamente dal Comune, a partire dai nidi per poi proseguire con i servizi per i disabili e gli anziani. Ribadiamo che le possibilità di assunzione per il personale educativo e socio-sanitario necessario per mantenere questi servizi c’è, e va perseguita. Gli operatori di questi servizi non sono semplici numeri scritti a matita su un foglio o pedine semplicemente da spostare da un posto a un altro. Tutti gli anni di lavoro e sacrifici per far nascere e crescere questi servizi non possono essere cancellati con un colpo di gomma. Una scelta del genere, fatta tra l’altro dopo quanto accaduto nell’emergenza Covid-19, che ha ampiamente dimostrato come la gestione pubblica dei servizi socio-sanitari sia fondamentale, sarebbe veramente insostenibile e incomprensibile per gli utenti, le loro famiglie e la cittadinanza. Durante i giorni di chiusura, quando tutti i centri diurni e spazi anziani privati hanno sospeso le loro attività e messo i loro operatori in cassa integrazione, gli unici servizi che hanno continuato a fornire sostegno agli utenti con attività incentrate al sollievo delle famiglie con utenza da noi assistita, sono stati lo spazio anziani e il centro diurno Pisano, con progetti a distanza, videochiamate o semplici telefonate, passeggiate nei parchi modenesi alla loro riapertura, piccoli lavoretti da effettuare a domicilio appositamente predisposti, interventi individuali e diretti per alcuni ragazzi sia al centro che a domicilio, e tanto altro ancora. E ora, passata la pandemia, rischiamo che ci venga detto “vi appaltiamo”, con un’operazione che definiamo scellerata, che andrebbe a disperdere professionalità ed esperienze, verso un modello di servizi che bada ai costi prima che all’elemento più importante, la persona, e che non riconosce gli stessi diritti e condizioni contrattuali a chi in quelle strutture ci lavora. Noi non ci stiamo, e invitiamo tutta la cittadinanza e le famiglie interessate a sollecitare il Comune affinché non intraprenda una strada del genere.