A dispetto delle dichiarazioni che circolano sulla stampa in merito alla tutela della salute e sicurezza e all’utilizzo del lavoro agile come modalità ordinaria dello svolgimento della prestazione lavorativa, anche nei servizi pubblici modenesi si registra una situazione caotica e, per la maggior parte dei casi, poco tutelante per le lavoratrici e i lavoratori. È una presa di posizione netta quella dei sindacati Fp Cgil Modena e Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale. «Si sta sbandierando ovunque il ricorso al lavoro agile, ma nella pratica sono p

Fabio Bertoia, segretario generale Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale

ochi gli enti che lo hanno effettivamente adottato – affermano i segretari generali Fabio De Santis (Fp Cgil) e Fabio Bertoia (Cisl Fp) – Nella maggior parte dei casi, soprattutto nei Comuni, assistiamo alla resistenza di amministratori e dirigenza». I sindacati ricordano che a partire dal Dpcm dello scorso 8 marzo, il lavoro agile ha assunto un significato diverso, passando da una misura di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, a seguito soprattutto della chiusura delle scuole, a una delle principali misure contenitive del Covid-19. «Questo aspetto sembra non essere stato colto – riprendono i sindacalisti – Persistono ritardi culturali gravi e, in un momento come questo, la conseguenza è mettere a rischio la salute dei lavoratori, dei propri familiari e dei cittadini, nonché delle retribuzioni dei dipendenti. Non c’è chiarezza nell’individuare quali attività far svolgere a casa dal proprio pc e quali attività far svolgere fisicamente all’interno degli enti. Si preferisce la via più semplice, facendo pagare il prezzo ai lavoratori, esponendoli in maniera ingiustificata a inutili rischi, oppure all’uso di ferie e permessi o a debiti orari, quindi all’abbassamento della retribuzione». La denuncia delle due categorie del pubblico impiego di Cgil e Cisl è indirizzata soprattutto agli enti di alcuni distretti, quali, per citarne solo alcuni, quelli dell’Area Nord, alcuni enti delle Terre dei Castelli, dell’Unione del Sorbara, dell’Agenzia delle Entrate, per i quali sono partite anche lettere specifiche con le quali il sindacato annuncia di ricorrere alle vie legali. «Ad aggravare il tutto è l’eterogeneità a cui stiamo assistendo su tutto il territorio provinciale. Si avverte l’assenza di una regia, che possa coordinare le scelte degli enti. E questo – sottolineano De Santis e Bertoia – è un grosso problema, che porta a interpretazioni arbitrarie, tardive o confuse, come anche nel caso delle Terre d’Argine, di alcuni enti del Distretto Ceramico, del tribunale di Modena. Non mancano nemmeno differenze nelle amministrazioni centrali dove, tra l’altro, in queste ore sta esplodendo la rabbia e la preoccupazione tra i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate per l’ufficializzazione di un caso di positività al Covid-19 di un dipendente». Infine, i sindacati denunciano misure insufficienti a tutela della salute degli operatori, in ambito socio-assistenziale e sanitario. Nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali, così come nelle residenze per anziani si segnalano preoccupanti carenze di dispositivi di protezione individuali come le mascherine chirurgiche e quelle con i filtri. Per gli operatori sanitari che hanno avuto contatti con pazienti positivi la procedura non prevede più che vengano messi in quarantena, se non in presenza di sintomi quali febbre e difficoltà respiratorie. Per loro il diritto alla salute si differenzia in modo ingiustificato rispetto a tutti gli altri cittadini, continuando a essere in prima linea e presenti nei reparti anche in caso di contatti con pazienti positivi, indossando una mascherina quando disponibile. «Al Policlinico e all’ospedale di Carpi gli operatori stanno pagando un prezzo altissimo: sono allo stremo, con scarsità di protezioni adeguate, preoccupati per se stessi e le loro famiglie, in una condizione di poca chiarezza, con la sensazione che bisogna esserci a qualunque costo – dicono Fp Cgil e Cisl Fp – Gli operatori contagiati sono in aumento e a volte assistiamo a un incomprensibile ostruzionismo, se non ostilità, alle richieste di tamponi agli infermieri e agli oss, mentre a nostro avviso andrebbero “mappati” e sottoposti al tampone e a una sorveglianza attiva sanitaria specifica secondo un programma da sviluppare nelle prossime settimane. La condizione nelle residenze per anziani e nei servizi domiciliari non è migliore. I dispositivi di sicurezza sono scarsi o addirittura assenti. Ci risultano, a oggi, circa 35 operatori in quarantena e cinque positivi, di cui uno in terapia intensiva. Riteniamo che non esistano modalità adeguate di isolamento degli utenti positivi e questo – concludono Fabio De Santis (segretario generale Fp Cgil Modena) e Fabio Bertoia (segretario generale Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale) – può rappresentare un rischio importante ai fini delle possibilità di contagio di utenti e lavoratori». In un quadro del genere non sono da escludere, in questi giorni, diffide e denunce a tutela della sicurezza dei lavoratori e per il non rispetto da parte degli enti delle misure di contenimento del Covid-19 previste dai decreti.