Alla Cnhi della sede di San Matteo lavorano circa 900 persone (due terzi dei quali sono impiegati). «Sappiamo per certo che nel reparto engineering, nel quale sono occupati circa 200 “colletti bianchi”, il 90% (circa 80 persone) lavora in smart working cinque giorni su cinque – dice Rosamaria Papaleo, responsabile delle politiche del lavoro per la segreteria Cisl Emilia Centrale – L’orario è quello di una normale giornata lavorativa in ufficio: connessione ai server entro le 9.30 del mattino, pausa pranzo dalle 12 alle 14. Prima dell’emergenza sanitaria circa l’80% degli impiegati di questo reparto usufruiva del lavoro agile una volta alla settimana, otto ore giorno con straordinari non retribuiti. Il 1° novembre 2019, infatti, l’azienda ha concesso, a chi era interessato, la possibilità di svolgere il lavoro da casa I requisiti richiesti erano: possesso di un computer portatile e una connessione Internet domestica Adsl o superiore, certificato di completamento del corso di formazione obbligatoria per lavoro agile, accordo individuale e modalità operative per il lavoro agile, informativa sui rischi da lavoro agile». «Questa iniziativa è stata bene accolta da tutti – racconta un impiegato Cnhi di San Matteo iscritto alla Fim Cisl Emilia Centrale – Siamo concordi nel ritenere che, nonostante le perplessità di alcuni dirigenti, la produttività aziendale aumenti essendo noi lavoratori incentivati e gratificati da questa modalità di lavoro». Lo smart working è sempre più diffuso anche nel pubblico impiego. Lo conferma l’esperienza dell’Inps di Modena, i cui dipendenti sono tutti in smart working per l’intera settimana, a parte un gruppo di cinque-sei persone che presidia a rotazione la sede di viale Reiter in città. «Si tratta complessivamente di 230 persone tra gli uffici di Modena e della provincia – spiega Rosamaria Papaleo, responsabile delle politiche del lavoro per la segreteria della Cisl Emilia Centrale – I lavoratori con rete Intranet sono stati forniti dei pc ultraslim in dotazione all’amministrazione centrale. Gli altri, che rappresentano comunque una minoranza, usano il proprio pc e la connessione domestica, ma usufruiscono di assistenza informatica continua per il rafforzamento dei collegamenti Internet. Da casa – continua Papaleo – sono tutti in grado di svolgere ogni compito e pratica che compete all’Inps: richieste di cassa integrazione ordinaria, verifica dei contributi previdenziali versati dai datori di lavoro, recupero dei crediti vantati dall’Istituto, erogazione di servizi e prestazioni sia di carattere previdenziale che assistenziale. La produttività, cioè la quantità di pratiche lavorate, inizialmente in linea con la media nazionale (104, requisito minimo 100), è aumentata notevolmente da aprile, con le pratiche per la cassa integrazione ordinaria e in deroga. La sperimentazione dello smart working – conclude la sindacalista Cisl – potrebbe proseguire anche in futuro, fino a diventare una modalità normale».