I sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno inviato una lettera ai nove prefetti dell’Emilia-Romagna e al presidente della Regione sulla corretta applicazione, da parte di banche e assicurazioni, delle norme per contenere l’emergenza sanitaria da Covid-19. Ecco il testo:
In considerazione del fatto che, come riportato sui recenti decreti, l’epidemia da Covid-19 è un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale; che è stato dichiarato lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili; in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica, del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale siamo a chiederVi un’interpretazione delle norme riportate sui decreti relativamente ai settori di nostra competenza (credito, assicurazioni, agenzie assicurative in appalto). Rileviamo e Vi segnaliamo comportamenti che, a nostro avviso, sono in contrasto con le disposizioni previste dal Dpcm 11/03/2020 e meritevoli di verifica. Vi sono aziende dei sopra citati settori che continuano nelle loro campagne commerciali verso la clientela, in conseguenza delle quali viene favorito il flusso continuo agli sportelli di persone e il movimento sul territorio di colleghi e clienti. Le aziende hanno emanato disposizioni per accessi calmierati nei locali al pubblico ma, sollecitando la clientela per campagne commerciali il cui perfezionamento deve avvenire nelle sedi di lavoro, nei fatti sollecitano afflussi agli sportelli per attività non indifferibili e non riconducibili al ruolo di servizio pubblico essenziale. Questo avviene, in alcuni casi, persino evidenziando che quanto sta avvenendo oggi sui mercati può essere letto come un’opportunità d’investimento o per acquistare polizze di protezione. Le aziende in molti casi invitano i lavoratori a trasferte/missioni presso il domicilio dei clienti/aziende per il perfezionamento di operazioni di business che non hanno carattere di urgenza, ma prevalente carattere commerciale. A nostro avviso questi comportamenti sono improntati all’integrale continuità del business e non solo all’erogazione dei servizi essenziali, nonostante le gravissime ragioni di salute pubblica abbiano portato all’emanazione del Dpcm e alle limitazioni di movimento sull’intero territorio nazionale. Riportiamo a questo proposito quanto scritto il 10 marzo 2020 dai segretari nazionali delle organizzazioni sindacali del credito, assicurazioni ed esattoriali: “È inaccettabile che, in questa situazione di emergenza, si pretenda cinicamente di sollecitare i clienti a venire in banca per raggiungere anacronistici obiettivi commerciali” (dal comunicato stampa dei segretari generali dei sindacati dei bancari e riscossione Lando Maria Sileoni (Fabi), Riccardo Colombani (First Cisl), Giuliano Calcagni (Fisac Cgil), Massimo Masi (Uilca Uil), Emilio Contrasto (Unisin). Segnaliamo che questi comportamenti sono rilevabili in molte aziende del credito, delle assicurazioni, dell’appalto assicurativo presenti in Emilia-Romagna, aziende che interpretano i suddetti decreti come la possibilità di continuare a operare come se nulla (o quasi) stesse succedendo, con rischi concreti per la salute dei propri dipendenti e clienti. Con la presente siamo pertanto a chiederVi se i comportamenti sopra descritti siano in linea con la “ratio” dei decreti recentemente emanati e con il rispetto del servizio pubblico essenziale che i nostri uffici dovrebbero in questo momento limitarsi a mantenere. Qualora ravvisaste che così non fosse, Vi chiediamo di intervenire con estrema urgenza sollecitando, se lo ritenete, verifiche e sopralluoghi.