Cresce la preoccupazione dei sindacati per la salute di chi lavora e cresce anche la tensione del personale delle aziende sanitarie per la poca chiarezza con la quale vengono gestite le situazioni dopo lo sviluppo di nuove positività. Lo dichiarano Fp Cgil, Cisl Funzione pubblica e Uil Fpl Emilia-Romagna, che rimproverano al presidente della Regione Emilia-Romagna di non aver ancora mantenuto l’impegno assunto sei giorni fa. “Partiremo con una campagna molto estesa, garantendo alcune migliaia di tamponi al giorno. Siamo pronti per partire immediatamente”, aveva affermato Bonaccini a “Cartabianca” (Rai3). «Una dichiarazione contestuale al nostro comunicato stampa con il quale chiedevamo una campagna dedicata alla tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità regionale. In quella nota – ricordano i sindacati – sottolineavamo la grande adesione alla raccolta firme lanciata con la nostra petizione “Tutelare la salute di chi lavora in sanità per tutelare la salute della popolazione”, che ha abbondantemente superato le 20 mila adesioni (è ancora possibile firmare su http://chng.it/nhtXT4Xh). A distanza di sei giorni, stiamo ancora aspettando che qualcosa si muova». A ciò si aggiunge la notizia che la Regione ha inviato alle aziende sanitarie un documento (di cui i sindacati sono venuti a conoscenza grazie ai dipendenti) che, ad avviso di Cgil Cisl Uil, contiene un grave errore di lettura e una grave contraddizione della normativa vigente. «L’indicazione che viene fornita è di far andare al lavoro il personale Covid positivo nel caso sia asintomatico. “Test per screening: tampone per screening periodico con cadenza quindicinale a tutti gli os operanti in aree Covid-19 al fine di definire le dimensioni delle forze lavoro in campo, nell’ottica di proporre, su base volontaristica, la ripresa del lavoro ai soggetti positivi ma asintomatici”. Così è scritto nel secondo capoverso a pagina 2. Specifichiamo che l’art 7 del decreto 9 marzo 2020 n.14 “Speranza” dice che gli operatori sospendono l’attività nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19. Inoltre, – continuano Fp Cgil, Cisl Funzione pubblica e Uil Fpl Emilia-Romagna – nel documento mandato alle Ausl si dovrebbe modulare differentemente la tutela della salute degli operatori del Servizio sanitario regionale a seconda che siano in zone a elevata, moderata o massima diffusione effettuando, in maniera differenziata, i tamponi sia per numero che per tempi. Sono passaggi che richiedono chiarimenti immediati, perché vorremmo capire la paternità di una scelta per noi assolutamente incoerente e contraria alla tutela della salute e alla normativa vigente». I sindacati chiedono un incontro per ridefinirne i contenuti, ritenendo che la salute di un medico, infermiere, operatore socio-sanitario e qualunque altro operatore sanitario abbia lo stesso valore da Piacenza a Rimini. «I protocolli di prevenzione e tutela della salute su chi lavora devono essere uguali per tutti. Poca lucidità: questa è la nostra valutazione, in un periodo molto complesso nel quale la questione primaria della salute del personale sanitario, evidenziata ormai da tutti, rappresenta la centralità della lotta a questa emergenza. Dalla Regione Emilia-Romagna ci aspettiamo un costante confronto con le rappresentanze dei lavoratori, non indicazioni unilaterali. Non ci tireremo indietro di fronte alla salute di chi lavora e – concludono Fp Cgil Cisl Funzione pubblica Uil Fpl Emilia-Romagna – di chi usufruisce dei servizi, così come non lo stiamo facendo a livello nazionale».