Sono quasi sempre giovani, hanno mansioni poco remunerate e lasciano il lavoro prima del compimento del primo anno di età del figlio. Tra le cause prevalgono la difficoltà di trovare posto nei nidi e il costo degli stessi; aumentano i casi di indisponibilità dei nonni che, andando in pensione sempre più tardi, non possono più svolgere il ruolo di baby sitter, come avveniva in passato. Si assomigliano tutte le storie delle lavoratrici madri che si rivolgono alla Fisascat Cisl Emilia Centrale (sindacato commercio, turismo e servizi) per farsi assistere nelle dimissioni volontarie. A.G, 30 anni, residente a Modena, lavora in un’impresa di pulizie e ha un bambino di nove mesi. Ha già deciso di rassegnare le dimissioni perché il suo turno di lavoro comincia alle 5 del mattino, un orario che le rende impossibile affidare il figlio a qualcuno e con il suo stipendio non può permettersi di pagare il nido. E.B., 27 anni, anch’ella residente in città, il lavoro lo ha lasciato l’anno scorso, quando il suo bambino aveva undici mesi. Impiegata in uno studio professionale, subiva forti pressioni lavorative e, anziché le agevolazioni che chiedeva, si è trovata a dover far fronte a ulteriori complicazioni che alla fine non le hanno lasciato altra scelta che le dimissioni.