Dipendenti pubblici, due anni di attesa per il tfr: Cisl, «Ritardo inaccettabile e incostituzionale»

«Una disparità di trattamento inaccettabile e illogica». Con queste parole Patrizia De Cosimo, componente della segreteria Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale, protesta per i diversi tempi di erogazione del tfr (trattamento di fine rapporto) tra dipendenti del settore pubblico e privato.

Patrizia De Cosimo (segreteria Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale)

Per i lavoratori del pubblico impiego, a seconda dei motivi della cessazione del rapporto di lavoro, la legge stabilisce i tempi di attesa per l’erogazione del trattamento da un minimo di 105 giorni, in caso di decesso o inabilità del lavoratore, a un massimo di oltre due anni per una serie di casi, tra i quali la pensione anticipata. Accade così che per i dipendenti pubblici il tfr arrivi in media dopo 27 mesi, mentre i dipendenti con contratto di natura privata devono aspettare da trenta a 45 giorni dopo l’interruzione del rapporto. In giro per l’Italia sono segnalati anche casi in cui il tfr, che rimane comunque un bene destinato alla successione, non viene riscosso dal lavoratore deceduto prematuramente. Contro un sistema che penalizza fortemente i dipendenti pubblici, la Cisl Fp ha aperto un contenzioso. «Queste disparità nascono dal governo Monti e dal decreto “Salva Italia” – ricorda De Cosimo – Anche nel nostro territorio decine di lavoratori del pubblico impiego, in particolare della scuola e sanità, devono aspettare tempi lunghissimi prima di vedere il tfr in busta paga». Per la Cisl Fp la norma viola il principio di eguaglianza degli articoli 2 e 36 della Costituzione, secondo la quale allontanando nel tempo la liquidazione della somma, questa perde progressivamente di valore. Per questo la Cisl chiede una normativa che equipari i tempi d’attesa tra pubblico e privato. «Abbiamo lanciato una campagna di raccolta firme on-line (www.fp.cisl.it) per cambiare la normativa – sottolinea la sindacalista Cisl – Parliamo di soldi che le persone accantonano durante la propria vita lavorativa e che fanno parte della retribuzione: non è né comprensibile né giustificabile che, con la crisi economica fortunatamente ormai alle nostre spalle, non si possa tornare ad avere queste risorse nei tempi precedentemente stabiliti. Nei prossimi anni andrà in pensione più di mezzo milione di dipendenti pubblici, persone che si sono guadagnate il trattamento di fine rapporto lavorando ogni giorno. È sacrosanto che lo incassino senza dover aspettare tempi biblici. Il nuovo Parlamento e governo ne prendano atto», conclude la segretaria della Cisl Funzione Pubblica Emilia Centrale.

2018-04-12T10:24:50+00:00