L’Appennino è un territorio in grave difficoltà; serve un “patto di comunità” e maggiore coesione sia a livello politico che istituzionale. Lo affermano Cgil e Cisl del Frignano che, insieme ai rispettivi sindacati dei pensionati Spi e Fnp, esprimono preoccupazione per il declino della montagna, causato soprattutto da denatalità, invecchiamento della popolazione e spopolamento. «L’area del Frignano, composta dai dieci Comuni dell’Unione (Fanano, Sestola, Montecreto, Pievepelago, Riolunato, Fiumalbo, Pavullo, Serramazzoni, Polinago e Lama Mocogno), fatica a trovare una sintesi che permetta la realizzazione di un progetto unitario di rilancio di questo territorio – dichiarano Marinella Ricci (Cgil), Nino Ricci (Spi), Vincenzo Tagliaferri (Cisl) e

Vincenzo Tagliaferri, responsabile zona Frignano della Cisl Emilia Centrale

Osvaldo Scaruffi (Fnp) – La stessa Unione ha ancora un presidente “provvisorio”. Dopo le ultime elezioni (maggio 2019) ancora non è stata presa una decisione definitiva su chi deve ricoprire il ruolo. Le divergenze di opinione tra i vari amministratori, oltre a essere spiegabili solo con antichi campanilismi oggi antistorici, sono molto dannose per lo sviluppo uniforme del territorio. Se guardiamo, per esempio, ai bilanci comunali, – continuano i sindacalisti – emerge chiaramente la difficoltà a far quadrare i conti e trovare risorse per qualsiasi politica sul territorio. Insieme alle altre parti sociali, abbiamo più volte posto il tema dei servizi, sanità, infrastrutture, lavoro, dissesto idrogeologico, tassazione di favore, assetti istituzionali, sia ai singoli Comuni che all’Unione. Poiché le gestioni associate sono determinanti per garantire efficienza e sostenibilità delle amministrazioni, non si comprende perché alcuni Comuni assumano decisioni autonome e solitarie. Sorge il dubbio che non sia solo un problema di volontà politica, ma di competenza degli amministratori locali». Per i sindacalisti Cgil, Cisl, Spi e Fnp, inoltre, non è accettabile l’attuale situazione dei medici di famiglia. I cittadini di Polinago, per esempio, sono costretti a doversi confrontare ogni giorno della settimana con un medico diverso, senza la certezza di un rapporto medico-paziente necessario per la continuità dell’assistenza medica. Tale problema si presenterà anche in altri Comuni del Frignano, che vedono la presenza di medici prossimi alla pensione. «Nella recente campagna elettorale per le regionali il dibattito si è concentrato sull’ospedale di Pavullo e il punto nascite, argomento importante e di grande visibilità, ma nessuno ha posto il problema della carenza di medici e specialisti, che coinvolge migliaia di mutuati – sottolineano Marinella Ricci (Cgil), Nino Ricci (Spi), Vincenzo Tagliaferri (Cisl) e Osvaldo Scaruffi (Fnp) – Per questo abbiamo sollecitato la direzione del distretto sanitario dell’Ausl e i sindaci a trovare rapidamente una soluzione. L’abbandono del territorio si arresta e le politiche d’incentivo sono efficaci solo se chi viene a vivere o a investire qui ha la garanzia di ricevere i servizi necessari. La Regione Emilia-Romagna ha stanziato risorse ingenti per intervenire sul dissesto e sulla tassazione di favore, ma sono ancora misure insufficienti per invertire la rotta. Il territorio può e deve fare la sua parte». Ecco, allora, la richiesta di un “patto di comunità per l’Appennino” che, insieme a un miglioramento delle relazioni sindacali, da tempo sollecitano sindacati e associazioni d’impresa sperando in un deciso cambio di passo.