«Convinti che si possa difendere l’identità dei piccoli centri del nostro Appennino e cogliere nel contempo le opportunità economiche e di crescita derivanti dalla fusione dei Comuni, non fermandosi alla sola gestione associata di alcuni servizi, riteniamo siano maturi i tempi per buttare, come si suol dire, il cuore oltre l’ostacolo». FRIGNANO LOGOLo affermano in una lettera aperta ai sindaci del Frignano Rete Imprese Italia zona del Frignano (Confesercenti, Ascom-Confcommercio, Confartigianato-Lapam e Cna), i sindacati Cgil e Cisl, Cia, Coldiretti e Confagricoltura del Frignano. Associazioni imprenditoriali e organizzazioni dei lavoratori – questa volta in modo unitario – portano nuovamente il problema della fusione dei Comuni all’attenzione ai sindaci aderenti all’Unione dei Comuni del Frignano. «Siamo in un contesto, che perdura da anni, nel quale le amministrazioni locali devono trovare con sempre maggiori difficoltà la quadratura di bilancio tra le scarse risorse e il mantenimento del medesimo livello di servizi. Solo amministrando insieme aree più ampie, si ha la possibilità di incidere sulle politiche economiche e sociali. Modena è tristemente all’ultimo posto in questo processo. Infatti a oggi non c’è nessun Comune della nostra provincia che sia arrivato alla fusione. Alcuni hanno iniziato il percorso dello studio di fattibilità; altri, come i Comuni dell’Appennino, non hanno nemmeno iniziato lo studio. Considerando che proprio i territori montani, più di altri, sarebbero coinvolti maggiormente dai benefici derivanti dalle fusioni, siamo dell’idea che, alla luce della conformazione specifiche dei territori considerati e delle peculiarità dei Comuni dell’area montana, sia opportuno dare vita a due fusioni: tra Lama Mocogno, Pavullo nel Frignano, Polinago e Serramazzoni da un lato; tra Fanano, Fiumalbo, Montecreto, Pievepelago, Riolunato e Sestola dall’altro». Per Rete Imprese Italia zona del Frignano (Confesercenti, Ascom-Confcommercio, Confartigianato-Lapam e Cna), Cgil e Cisl, Cia, Coldiretti e Confagricoltura del Frignano ciò avrebbe innanzitutto come conseguenza quella di creare due realtà che, per estensione territoriale e numero di abitanti, avrebbero un peso non indifferente sullo scenario regionale. Ma sono soprattutto i vantaggi economici derivanti da un processo di riorganizzazione istituzionale, così come prospettato, a rendere l’opzione della fusione indifferibile: i contributi messi a disposizione dalla Regione, l’esenzione per cinque anni dal Patto di Stabilità (regola per cui, per contribuire al risanamento dei conti pubblici nazionali, ai Comuni viene chiesto di incassare di più di quanto spendono), aumenterebbero infatti in modo considerevole le leve finanziarie a disposizione dei nuovi territori. Senza considerare il fatto che, per legge, i nuovi Comuni avrebbero la precedenza sui bandi per i finanziamenti erogati dalla Regione. Associazioni datoriali e sindacati sottolineano che nella vicina Val Samoggia i cinque Comuni che nel 2014 hanno deciso di fondersi, iniziano oggi a trarre già i primi significativi benefici dalla scelta intrapresa. Grazie ai contributi regionali e nazionali ricevuti e alla possibilità di liberare risorse per altri vincolate dal Patto di Stabilità, è stato possibili mettere in campo investimenti, deliberare strumenti di gestione unitaria, realizzare nuove scuole, attrarre investitori esteri. «La maggiore disponibilità di risorse economiche dovrà essere utilizzata per riorganizzare, potenziare, migliorare – ove necessario – i servizi ai cittadini e alle imprese. Soprattutto servirà nella realizzazione di un progetto più ampio per lo sviluppo e la promozione del territorio Frignano, attraverso un “patto per lo sviluppo”, valutando insieme la connotazione e l’identità che vorremo dare al nostro territorio nei prossimi dieci-vent’anni, incentivando e favorendo la voglia di fare impresa dei cittadini e, conseguentemente, incrementando l’occupazione. Alla luce di queste considerazioni, chiediamo con forza in modo unitario a tutti i sindaci del territorio di superare definitivamente i singoli campanilismi e di attivarsi quanto prima sul terreno delle fusioni, così da creare i presupposti per una nuova fase di crescita territoriale. In qualità di associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali siamo disponibili a offrire il nostro contributo costruttivo alla discussione, mentre riteniamo imprescindibile, oltre che necessaria, un’attività informativa e dedicata rivolta a cittadini, lavoratori e imprese. Non mancheremo di vigilare sulla questione, oltre a impegnarci in modo tenace e costante per il conseguimento – concludono Rete Imprese Italia zona del Frignano (Confesercenti, Ascom-Confcommercio, Confartigianato-Lapam e Cna), Cgil e Cisl, Cia, Coldiretti e Confagricoltura del Frignano – di questo ambizioso ma importante obbiettivo».