Nascono in Italia. Crescono in Italia. Parlano Italiano. Studiano Italiano. Ma non sono italiani. Giovedì in diversi città d’Italia, tra cui Reggio Emilia, è andata in scena il flash mob di disagio per tutti coloro che pur sentendosi italiani, appartenenti a questo Paese, non sono considerati tali essendo figli di immigrati.

“Sono italiani con il permesso di soggiorno – afferma Domenico Chiatto, responsabile delle politiche per l’immigrazione della segreteria Cisl Emilia Centrale -, un permesso di soggiorno che oggi ha costi assurdi (176,46 € ). Di fatto una tassa da pagare non si sa bene per quale finalità e dopo l’udienza del Consiglio di Stato andata in scena giovedì 13 ottobre, si continua ancora ad aspettare l’annullamento della parte eccedente al costo base”.

“Stando così le cose – aggiunge Aziz Sadid dell’Anolf (associazione nazionale oltre le frontiere) – un pezzo di generazione vive ignorato. Ma così si perde una parte di futuro del nostro Paese. Cittadini sospesi che, come dimostrano i casi di molti studenti o sportivi che non possono indossare la maglia azzurra, sono sospesi e in disparte. Allo stato attuale non basta nascere in Italia per essere riconosciuti italiani, ma questi ragazzi e ragazze, cittadini e cittadine lo sono eccome. Eppure vivono questa discriminazione sula propria pelle e sono costretti costantemente a richiedere il rinnovo del permesso per soggiornare nel loro paese. Dove hanno famiglia e avviato il loro percorso di vita, al pari dei loro coetanei italiani figli di italiani”.

“E’ evidente che siamo in ritardo anche su questo capitolo – conclude Domenico Chiatto -, dato che l’Italia non ha ancora riformato una legge (del 1992, la numero 91) sul riconoscimento della cittadinanza a chi nasce e/o cresce qui. Una proposta dopo essere stata approvata dalla Camera è ferma al Senato”. Non possiamo più trattare il fenomeno immigrazione solo come una emergenza, o come materia di ordine pubblico, e non possiamo solo presentarci in Europa come coloro che propongono soluzione all’emergenza profughi, ma dobbiamo avviare una legislazione vera di integrazione di cittadini che di fatto si identificano con la nostra Repubblica. Cittadinanza chiama, Senato rispondi.

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