«Invasione? In Emilia-Romagna i richiedenti asilo rappresentano appena il 2 per mille della popolazione (sono poco più di 9 mila su una popolazione di quasi quattro milioni e mezzo di persone), mentre il vero rischio su cui occorre fare attenzione è la marginalità sociale, che inevitabilmente finisce per alimentare il lavoro nero e lo sfruttamento». È questo in sintesi quanto emerge, numeri alla mano, da un’analisi della Cisl regionale presentata ieri a Bologna nel corso del convegno “#Primalepersone L’Emilia-Romagna che accoglie”. A Modena (dati aggiornati al 9 gennaio 2019) i richiedenti asilo sono 1.616, a Reggio 1.503. La critica esplicita mossa dal segretario regionale Cisl Filippo Pieri è indirizzata al cosiddetto ‘decreto sicur

Il segretario regionale Cisl Filippo Pieri

ezza’ (oggi, legge 132/2018), «che contrappone al modello emiliano di accoglienza dei richiedenti asilo diffuso sul territorio, un sistema di strutture (come i Cas e gli Sprar) senza i servizi di integrazione sociale (corsi di italiano, di formazione professionale, orientamento al lavoro, ecc.). Proprio quei servizi di integrazione sociale che hanno invece determinato il successo del sistema regionale». «Tutto è migliorabile, ma il sistema di accoglienza della nostra regione è stato sicuramente un modello virtuoso, per la presenza di un hub centrale per l’accoglienza in emergenza, la preferenza di strutture di piccole e medie dimensioni, la diffusione territoriale, fino ad arrivare all’80% dei Comuni che accoglieva», aggiunge Ciro Donnarumma, componente della segreteria regionale Cisl con delega alle politiche migratorie. «Il vero pericolo – sottolinea Pieri – è la marginalità sociale che finisce per alimentare il lavoro nero, specie quando settori primari, come agricoltura, edilizia e turismo, non trovano la necessaria manodopera. D’altro canto – continua il segretario regionale Cisl – lo stesso l’Istituto per gli studi di politica internazionale ha previsto come l’abolizione del permesso per motivi umanitari, produrrà entro l’anno prossimo tra i 130 e i 140 mila migranti irregolari. Possibili, se non probabili, vittime di caporalato, lavoro nero e sfruttamento. Basta populismi, nel nostro Paese va fatta un’operazione di verità per porre in evidenza il grande contributo sociale dato dall’immigrazione e, di conseguenza, dall’accoglienza, sia a fini demografici che economici. In Italia gli stranieri sono circa l’8% della popolazione e incidono sulla spesa pubblica solo per il 2.1%, senza contare i 131 miliardi di valore aggiunto generato (8,7% del Pil). Nella sola Emilia-Romagna, – conclude Pieri – i lavoratori immigrati contribuiscono al 12% del Pil».