Devono essere almeno sessanta gli uomini inviati a Modena in vista della riapertura del Cpr (Centro per il rimpatrio). Lo affermano i sindacati di polizia dopo la notizia, diffusa a livello locale e nazionale, che il neo ministro degli Interni Salvini invierà a Modena circa trenta uomini per rendere concreta tale riapertura. Le istituzioni locali, dal prefetto al questore al sindaco Muzzarelli, hanno invitato il ministro in città per un dibattito sul tema. Sono, infatti, numerose le domande che esigono risposte concrete e chi ha già provato questa esperienza sul territorio sa bene cosa scaturirebbe dalla riape

Bruno Fontana, segretario provinciale Siulp

rtura del Centro. «Ci vogliono uomini, mezzi e rispetto delle leggi umanitarie, ovvero garanzie sulla qualità della permanenza e sui tempi brevi della stessa – dichiarano Bruno Fontana (segretario provinciale Siulp), Giuseppe Stanziale (segretario provinciale Silp Cgil) e Rocco Caccavella (segretario provinciale Sap) – Il neo ministro degli Interni ha parlato giustamente di uomini da inviare a Modena e i sindacati, al pari delle istituzioni locali coinvolte, auspicano che non si tratti solo di forze militari, ma che siano adeguatamente coinvolte tutte le forze di polizia. In particolare gli uomini da convogliare in città devono necessariamente appartenere alla polizia di Stato poiché, nel rispetto della normativa vigente (decreto del ministro dell’Interno del 2014 che approva il regolamento recante criteri per l’organizzazione dei Cie/Cpr), tale servizio può essere espletato solo ed esclusivamente da personale dotato delle specifiche e necessarie competenze». Secondo i sindacati è assolutamente impraticabile riaprire il Centro con i soli poliziotti oggi presenti nella questura di Modena, senza dover distogliere da altri compiti il personale, già ridotto ai minimi termini causa mancato turn over, oppure pensare di risolvere tutto con il personale addetto al controllo del territorio, con la conseguente diminuzione della sicurezza dei cittadini modenesi. In ultimo, ma non certo per minore importanza, bisogna tener conto delle manifestazioni che gruppi più o meno organizzati metteranno in essere per esprimere il proprio dissenso sulla riapertura del centro; anche questo comporterà un aggravio di lavoro per tutto il personale della questura. Per questo, come nel passato, le organizzazioni sindacali che rappresentano la quasi totalità dei poliziotti modenesi, reclamano la necessità di inviare a Modena almeno sessanta uomini, affinché non diminuisca la sicurezza dei cittadini e la riapertura del Cpr non diventi un ulteriore problema da risolvere. «Pertanto chiediamo al sindaco di Modena un incontro urgente per poter esprimere il nostro parere, da un punto di vista tecnico, sul da farsi prima della riapertura del centro», concludono Bruno Fontana (segretario provinciale Siulp), Giuseppe Stanziale (segretario provinciale Silp Cgil) e Rocco Caccavella (segretario provinciale Sap).