Nell’industria alimentare privata continua fino all’11 ottobre il blocco degli straordinari e flessibilità, mentre a partire dal 9 ottobre si terranno le prime quattro ore di sciopero. «Avevamo annunciato mobilitazioni di fronte allo strappo compiuto da undici associazioni imprenditoriali che si sono rifiutate di firmare il rinnovo del contratto nazionale dell’industria alimentare 2019-2023, sottoscritto nella notte del 31 luglio, dopo dieci mesi di trattative e due giorni di negoziato no-stop con Unionfood, Ancit e AssoBirra, e così sarà – confermano Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil Emilia-Romagna – Quella delle undici associazioni è una scelta incomprensibile, dettata solo dall’indisponibilità a riconoscere un aumento economico di 13 euro a partire da aprile 2023. Proprio per questo rifiuto, il rinnovo è ancora lontano per le industrie alimentari della nostra regione». Sono poche, infatti, le aziende dell’Emilia-Romagna che aderiscono alle tre associazioni firmatarie; la maggior parte aderisce alle restanti federazioni, da Assocarni (macelli) e Assica (salumifici) ad Assobibe (Coca-Cola) e Anicav (conserve vegetali). In Emilia-Romagna la mobilitazione riguarda le aziende che rientrano nell’area di rappresentanza di queste associazioni datoriali. Il contratto sottoscritto il 31 luglio prevede un aumento salariale di 119 euro a regime, a cui si aggiungono 5 euro di welfare e 30 euro per i lavoratori che non usufruiscono della contrattazione di secondo livello.