Continua al galoppo la corsa del governo Renzi nel taglio di risorse ai patronati e ai caf. I 48 milioni di euro di tagli al Fondo patronati si andrebbero a sommare ai 35 milioni del 2015 per una complessiva riduzione del Fondo patronati di 83 milioni di euro rispetto al 2014. Una cifra enorme che incide sull’erogazione di servizi completamente gratuiti ai cittadini relativi a prestazioni assistenziali, previdenziali e legate all’immigrazione.

Si tratta di tagli che, mettendo a rischio la gratuità dei servizi così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, ricadranno direttamente sui cittadini e sulla loro possibilità di tutelarsi. Va inoltre sottolineato che quando si parla di “riduzioni di fondi” non si parla di soldi pubblici ma del frutto di contributi pensionistici versati dai datori di lavoro per conto dei lavoratori.Si va dunque ad incidere pesantemente su quei servizi che i patronati gestiscono gratuitamente in sostituzione dell’Inps e in accordo con esso, assicurando un risparmio all’Ente previdenziale di oltre 500milioni di euro, spianando la strada a un mercato dei servizi dove tutti i cittadini, anche i più bisognosi di tutela, saranno costretti a pagare per prestazioni cui hanno diritto per legge. Si discute infatti della possibilità di far pagare una tariffa di 24 euro per prestazioni come ad esempio la domanda di disoccupazione, quella di maternità o gli assegni familiari.Solo nella nostra provincia i patronati aderenti al CEPA (Cgil Cisl Uil Acli) sono presenti in 73 sedi, capillarmente dislocate sul territorio che impiegano 90 dipendenti. E sono circa 250mila i cittadini che vi si sono rivolti nell’ultimo anno attivando 150mila pratiche assistenziali di vario tipo. Si può dunque affermare che metà della popolazione residente nella provincia di Reggio Emilia si è avvalsa almeno una volta dei servizi erogati dai patronati. Anche i cittadini che si sono rivolti ai Caf CGIL CISL UIL reggiani sono tantissimi, se pensiamo che sono state compilate nell’ultimo anno oltre 106mila domande di 730, oltre 17mila dichiarazioni Isee, oltre 21mila modelli Red e quasi 8mila dichiarazioni di responsabilità per i titolari di pensione di invalidità civile. E allo stesso modo la riduzione delle risorse per i centri di assistenza fiscale va nella direzione di una diminuzione dei servizi e delle tutele al cittadino. Se infatti verrà confermata la riduzione dei compensi di cento milioni di euro annui prevista dal Disegno di legge di Stabilità “non avremo altra scelta che ridurre i costi e a soffrirne sarebbero maggiormente le persone anziane e i ceti più deboli che non hanno gli strumenti per orientarsi nella materia fiscale” fa sapere la Consulta nazionale dei Caf che ha inoltre lanciato una petizione on line, sul sito change.org, attraverso la quale chiedere ai parlamentari di cancellare il comma 3 dell’articolo 33 del Ddl Stabilità che prevede proprio la riduzione dei fondi per i servizi di assistenza fiscale. La rimodulazione dei compensi del 2014 per i successivi tre anni conteneva già una clausola di rispetto di spesa con un risparmio rispetto alle annualità di costo precedenti e rappresentava, a detta del Mef, “il giusto riequilibrio per i Caf a fronte dei maggiori oneri e adempimenti a loro affidati”. Ad esempio, tra questi vi è l’onere a carico del Caf, nel caso di errori, di pagare imposta, sanzioni e interessi. Il taglio dunque rischia di essere scaricato sull’utenza come aumento delle tariffe. Il taglio rischia inoltre di compromettere un’importante funzione sociale che da sempre svolgono i Caf come punto di riferimento per la compilazione del modello Isee, necessario per godere delle prestazioni sociali agevolate che la pubblica amministrazione prevede per chi è in situazione di svantaggio economico o sociale. E importanti ripercussioni potrebbero registrarsi anche sul progetto 730 precompilato. Per scongiurare questo scenario il Cepa – Centro patronati – e la Consulta dei Caf, sia a livello nazionale sia a livello regionale, hanno predisposto una serie di campagne comunicative per dare la più corretta informazione ai cittadini di quanto questi tagli incideranno direttamente sulla possibilità di esercitare i propri diritti. Anche a Reggio Emilia patronati e caf di CGIL CISL UIL stanno predisponendo un parterre di iniziative per contrastare il disegno di legge che sarà discusso alla Camera dei Deputati dove è stato presentato un emendamento che impedisca i tagli proposti dal governo, ma sul quale non vi è alcuna garanzia di accoglimento. Proprio a sostegno della discussione parlamentare le tre Organizzazioni Sindacali territoriali hanno promosso un incontro con i parlamentari reggiani per confrontarsi sui rischi per il sistema delle tutele e dei diritti sociali dei lavoratori e pensionati nel contesto della legge di stabilità 2016. Sono inoltre in fase di organizzazione a livello regionale incontri con la dirigenza dell’Inps Emilia Romagna e con l’Anci. Presidi territoriali, in concomitanza tra loro, saranno organizzati nelle prossime settimane.