La manovra economica presentata dal Governo trascura la sanità. Le risorse previste – circa due miliardi di euro – basteranno appena per il caro bollette, ma non risolveranno il problema delle liste d’attesa e degli organici carenti. Per non parlare dei buchi di bilancio provocati da due anni di lotta al Covid-19, che restano sul groppone delle Regioni.

L’accusa arriva dalla Cisl Emilia Centrale, che esprime preoccupazione per le condizioni di lavoro degli operatori sanitari modenesi e la tenuta dei servizi nel nostro territorio.

«Solo a Modena il disavanzo ammonta a 118 milioni di euro, mentre a livello regionale sfiora gli 840 milioni –

Gennaro Ferrara (Cisl Fp Emilia Centrale)

ricorda il segretario generale aggiunto della Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale Gennaro Ferrara – Quest’anno la Regione Emilia-Romagna ha ripianato il debito, ma per il 2023 si prevedono perdite complessive superiori al miliardo di euro.
Sono in difficoltà anche aziende sanitarie, come quelle modenesi, che fino a prima della pandemia erano in buona salute economico-finanziaria.
Rischiamo il blocco delle assunzioni e l’allungamento delle liste d’attesa».

Per la Cisl, inoltre, il personale sanitario italiano resta il più sottopagato d’Europa, nonostante il recente rinnovo del contratto nazionale consenta ai lavoratori di ricevere nella mensilità di novembre gli arretrati 2019-2021.

«Il nuovo contratto in realtà è già superato, perché quest’anno l’inflazione viaggia al 12-13%. Siamo delusi, – ammette Ferrara – Ci aspettavamo dal Governo un chiaro riconoscimento economico del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti sanitari. Speravamo che la recrudescenza del Covid-19, l’aumento delle aggressioni a medici e infermieri, l’allungamento delle liste d’attesa e soprattutto i sempre più pesanti carichi di lavoro degli operatori avrebbero convinto il Governo a rafforzare il sistema sanitario pubblico con risorse adeguate. Invece nulla. Del resto la stessa premier Meloni la sanità non l’ha nemmeno citata nel suo discorso programmatico di un mese fa».

Rosamaria Papaleo, segretaria generale Cisl Emilia Centrale

La Cisl teme che la sanità pubblica non rappresenti più una priorità. Il sindacato di palazzo Europa sottolinea che, dopo essere cresciuta costantemente tra il 2000 e il 2010, da dieci anni la spesa sanitaria ha iniziato a calare. Se nel 2010 ammontava al 7% del Pil, secondo le stime del Governo nel 2025 sarà calata fino al 6,1%, mentre l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha indicato nel 6,5% del Pil la soglia minima di spesa per assicurare una sanità pubblica di qualità e accessibile a tutti.

«Ci sembra si stia andando verso una progressiva privatizzazione della sanità – avverte la segretaria generale della Cisl Emilia Centrale Rosamaria Papaleo – Anche a livello locale, da Mirandola a Carpi, assistiamo a una modifica del modello sanitario e socio-sanitario a suon di appalti ed esternalizzazioni. Chiediamo di cambiare le politiche sanitarie, altrimenti progetti come gli ospedali di comunità e la medicina territoriale resteranno inattuabili e – conclude Papaleo – diventerà sempre più difficile tutelare la salute dei cittadini modenesi».