Martini Concordia: lavoratori sospesi e senza ammortizzatori sociali

Oltre al danno, la beffa. Dopo aver perso la possibilità di essere acquisiti da un nuovo acquirente, dopo che è saltato il concordato preventivo e dopo il fallimento dell’azienda, ora i lavoratoti della Martini sas di Concordia rimarranno senza retribuzione perché sospesi dal curatore fallimentare e senza ammortizzatori sociali. Lo denunciano i sindacati Fim Cisl e Fiom Cgil spiegando che, a causa dello stato in cui è stata portata la Martini da chi l’ha gestita fino a oggi, il curatore fallimentare ha valutato che non sussistono nell’immediato le condizioni per chiedere l’esercizio provvisorio dell’azienda che av

Roberto Verucchi (Fim Cisl Emilia Centrale)

rebbe permesso ai lavoratori in parte di lavorare, in parte di beneficiare di ammortizzatori sociali in caso di non rioccupabilità. «La responsabilità di questa situazione è indubbiamente di chi ha portato l’azienda al fallimento, cioè la proprietà, non facendo investimenti utili al rilancio, ovvero sul prodotto e sulla penetrazione in nuovi mercati, ma anche sugli immobili e macchinari – accusano Roberto Verucchi (Fim Cisl Emilia Centrale), Cesare Pizzolla (segretario Fiom Cgil Modena), Alessandro Cambi (Fiom Cgil Mirandola) e Massimo Valentini (Fiom Cgil Mirandola) – L’attuale difficoltà per i lavoratori della Martini nasce anche da una normativa di legge che dal 2015 non permette più, in caso di percorsi concorsuali senza l’esercizio provvisorio, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per tutelare il reddito dei lavoratori». I lavoratori Martini, paradossalmente, se oggi vogliono avere un minimo di reddito, devono essere licenziati e accedere al percorso della Naspi (indennità di disoccupazione), ma non hanno a disposizione niente per rimanere agganciati all’impresa in attesa di eventuali nuovi acquirenti, per evitare la vendita dell’azienda a pezzi e mantenere il sito produttivo sul territorio di Concordia. «È scandaloso che in questo Paese il governo pensi di detassare i ricchi attraverso la flat tax e invece si continuino ad avere tanti lavoratori che, non per colpa loro, si trovano senza lavoro e senza salario, a causa della riduzione degli ammortizzatori sociali», aggiungono Fim Cisl e Fiom Cgil, le quali chiedono che in tempi rapidi si arrivi a una soluzione per dare, contemporaneamente, risposta al reddito dei lavoratori e, nella ricerca di un nuovo acquirente, non pregiudicare la possibilità della loro futura ricollocazione in azienda.

2018-06-12T11:35:24+00:00