Brutte notizie per i dipendenti di Blumarine, storica griffe della moda che occupa 97 persone (74 a Carpi e 23 a Milano). Nei giorni scorsi la proprietà ha annunciato l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo per 61 lavoratori, motivata con le difficoltà di bilancio. Nel 2019 il fatturato è sceso a 23 milioni di euro, con perdite per 14 milioni. Ricordiamo che dal 1° dicembre 2019 la proprietà del marchio è passata dalla fondatrice Anna Molinari e dalla famiglia Tarabini

Roberto Giardiello (Femca Cisl Emilia Centrale)

all’imprenditore Marco Marchi, patron di Liu Jo. «Stiamo aspettando il piano industriale per vedere il progetto di rilancio dell’azienda e la disponibilità a effettuare i necessari investimenti – afferma Roberto Giardiello (Femca Cisl Emilia Centrale) – In ogni caso chiediamo che i licenziamenti siano volontari, con incentivi e ricollocazioni sul territorio. La maggior parte dei dipendenti sono donne ancora lontane dalla pensione. Del resto, la crisi Blumarine parte da lontano e in questi anni sono già usciti oltre 50 lavoratori». Alla fine di novembre è finita la cassa integrazione straordinaria e i sindacati, che hanno già avuto un incontro con l’azienda lo scorso 27 febbraio, stanno valutando anche la possibilità di attivare altri ammortizzatori sociali. Nel frattempo chiedono di rivedersi con la proprietà per confrontarsi sul piano industriale e sul numero dei licenziamenti, considerato eccessivo.