Modena si contraddistingue ancora per condizioni di benessere più elevate non solo della media nazionale, ma anche di buona parte dell’Emilia-Romagna e del Nord Italia. Tuttavia anche a Modena chi è povero è sempre più povero. Sono circa 18 mila (pari al 6% del totale) le famiglie modenesi in situazione di grave deprivazione materiale. Ci sono molte luci, ma anche ombre, nella fotografia scattata dal centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena che, incrociando e analizzando dati e ricerche provenienti da diverse fonti, ha tracciato la situazione socio-economica modenese per la Cisl Emilia Centrale. Il documento è stato presentato l’altro giorno al consiglio generale Cisl, riunito a Reggio Emilia. Alla fine del 2018 la provincia di Modena aveva 705.422 residenti, in aumento dello 0,50% rispetto al 2017. Gli stranieri risultavano essere 93.383 (il 12,9% della popolazione complessiva). Il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,1% del 2017 al 6% dell’anno scorso, ma dieci anni fa era al 5%. La disoccupazione giovanile (15-24 anni), invece, ha l’andamento inverso. Dieci anni fa era al 20%, nel 2018 è scesa al 14,2%, ma in leggero aumento rispetto al 2017 (13,4%). Anche a Modena le donne guadagnano meno degli uomini: la retribuzione media maschile supera i 29 mila euro, quella femminile non arriva ai 20 mila euro. Sulla povertà (dati aggiornati al 2016) Modena registra un 6,2% di famiglie in grave deprivazione materiale (nel 2008 il tasso era al 3,1%) Secondo la metodologia Eurostat Eu-Silc si rileva grave deprivazione materiale quando sono presenti nella famiglia quattro o più sintomi di disagio economico su un elenco di nove. Per esempio non poter sostenere spese impreviste di 800 euro; non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa; avere arretrati per il mutuo, l’affitto, le bollette o per altri debiti come gli acquisti a rate; non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni, cioè con proteine della carne o del pesce (o equivalente vegetariano); non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione; non potersi permettere una lavatrice, un televisore a colori, un telefono fisso o cellulare, un’automobile. Poiché le famiglie modenesi sono 304 mila, si stima siano 18 mila quelle che vivono in povertà. Per fronteggiare questo fenomeno sul nostro territorio esistono alcuni strumenti: dal reddito di solidarietà (dal settembre 2017 a novembre 2018 erogato a 1.651 nuclei familiari) ai centri ascolto Caritas, dagli empori solidali (presenti a Modena, Soliera, Sassuolo e Vignola) al progetto Diritto al Futuro (finanziato con il bando dell’impresa sociale “Con i bambini srl” e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena). Poi ci sono naturalmente i Comuni, con i servizi sociali, e le parrocchie. La domanda conclusiva, posta dal centro culturale F. L. Ferrari, è se l’insieme di questi strumenti sia adeguata a rispondere a una situazione sempre più complessa.