Ci sono oggi delle priorità e delle emergenze – quella sanitaria di certo –, ma ci sono tantissime forme di partecipazione al dramma, che il pianeta e il nostro Paese stanno vivendo in questo periodo.

La Scuola attraverso diverse modalità esprime rabbia, preoccupazione, ma anche forza: i ragazzi manifestano, chiedono l’apertura delle aule; gli insegnanti sottoscrivono appelli, per lo stesso motivo, sono presenti a scuola e a distanza; i dirigenti non contano le ore tra dpcm, circolari da leggere ed interpretare, organizzazioni da modificare; il personale Ata è stato investito di nuovi e più complessi compiti: la sanificazione, in primis, ma anche tutta la partita digitale (connessioni, collegamenti, account..), le nomine per assenze Covid e non Covid.

Sono passati tre mesi a molti sembra di aver già trascorso un anno.

Forse non tutti lo sanno, ma l’impegno emotivo e psicofisico di tutto il personale della scuola è altissimo. Ci siamo e ci saremo tra mille difficoltà, tante richieste da evadere, tante aspettative, organizzazione inclusiva, presenza –giustamente– di alunni con bisogni educativi speciali, lezioni, attività laboratoriali in presenza, colloqui, incontri meet, tamponi, orari da fare e rifare: non siamo eroi.

Siamo solo consapevoli che il futuro del Paese dipende anche da noi: se cediamo noi, a cascata, cedono i ragazzi, le famiglie, i servizi, i trasporti.

Siamo anche consapevoli di essere dei privilegiati, nonostante le mille incertezze, le paure e le difficoltà, possiamo apprezzare qualcosa che non è contemplato nel contratto e che è solo della nostra professione, come quando ci si sente dire: “Prof, a scuola io sto bene”, “Non vedo l’ora di tornare a scuola” “Mi mancano i compagni e i proff.” “Ma lei prof è a scuola?” E un compagno: “Le scuole sono state fatte per andarci”. “Prof è arrivata la verifica?”… Chi avrebbe pensato in tempi passati che la scuola potesse suscitare sentimenti intensi, come la nostalgia?

Le famiglie esprimono fiducia, manifestano apprezzamenti e ringraziano spesso per quello che rientra nei nostri impegni, ma anche per le carezze e i sorrisi virtuali che sappiamo esprimere attraverso lo schermo. “Buon anno scolastico prof, sarà impegnativo anche per voi”. Si sono create alleanze importanti, perché sappiamo che questa generazione vive un periodo faticoso e difficile senza precedenti.

O quando si fa rete, quando si vivono momenti di cedimento e i colleghi si inventano attività per condividere, partecipare, sostenere e supportare. La difficoltà di qualcuno diventa di più persone, condivisa.

Non si guarda l’orticello – come spesso sviene sottolineato parlando di personale scolastico –, perché si ha a cuore il futuro.

 

Mariarita Bortolani

(Segreteria Cisl Scuola Emilia Centrale)