Un salto indietro di 40 anni. È quello che si appresta a fare la sanità pubblica reggiana che se da un lato sta per tagliare i nastri del Core, dall’altra rischia di far collassare gli equilibri lavorativi di tutti i suoi dipendenti e di conseguenza anche la qualità dell’assistenza sanitaria. È questo il grido di allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e dai rappresentanti dei lavoratori delle due aziende.

“I nuovi turni di Ausl e Santa Maria – dichiarano Maurizio Frigeri, Fp Cgil, Davide Battini, Cisl Fp, Mauro Chiarini, Uil Fpl e Pasquale Liquori, Fials – prevedono 2 e in alcuni casi anche 3 notti consecutive al lavoro. Con questa decisione unilaterale stanno facendo saltare gli equilibri trovati negli anni e pensiamo soprattutto alla gestione delle famiglie considerando che il personale è costituito soprattutto da donne. Non avere nemmeno un giorno di stacco tra due turni notturni che possono arrivare fino a 12 ore e 50 minuti rischia di far aumentare in modo esponenziale la possibilità di errore del professionista. Il pericolo concreto, oltre a quello di esporre il professionista a rischi di natura penale, è non poter più garantire l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni per i pazienti. Piuttosto che proporre turni assurdi le due aziende dovrebbero adeguare l’organico integrativo alle necessità assistenziali assumendo il personale necessario. Sulla carta l’azienda Ausl ha dichiarato di poter passare nel giro di due mesi dal turno con la doppia notte a quello con la singola notte. Questo lo ha affermato solo a parole, senza dare nessuna garanzia in questo senso”. Gli orari dei 7mila dipendenti della sanità pubblica reggiana cambieranno totalmente a causa di un adeguamento alle normative vigenti, dal 25 novembre. Tra gli adeguamenti imposti dalla legge l’obbligo di avere, tra un turno e l’altro, una pausa di almeno 11 ore. Per come Ausl e Santa Maria hanno interpretato la legge questo significa lo stravolgimento di tutti gli attuali assetti lavorativi e personali. Fino alla settimana scorsa era in corso una trattativa per cercare un accordo. Poi la rottura unilaterale del Santa Maria e dell’Ausl. E la turnazione delle due direzioni sanitarie prevede che ogni operatore debba lavorare come minimo su due notti consecutive, e potenzialmente anche su una terza notte se un collega per qualsiasi motivo dovesse assentarsi. Queste condizioni, considerando il carico di lavoro dei reparti e l’età media degli operatori, rischiano davvero di mettere a repentaglio la qualità dell’assistenza sanitaria. Per questo da lunedì 16 novembre nell’ospedale Santa Maria e in tutti gli ospedali Ausl della provincia è partita una raccolta firme contro la proposta aziendale del turno: in cinque giorni le firme raccolte sono 1.500. E sui social è nata una campagna di protesta con lo slogan “#Iononcisto #IostoconilPaziente”. “La situazione paradossale – dichiarano i sindacalisti – è che un’alternativa, senza un ulteriore aumento di personale e quindi di spesa pubblica, c’è. Basterebbe continuare ad adottare il turno attuale semplicemente invertendo l’ordine della turistica tra chi fa il mattino e chi il pomeriggio. Le due direzioni la conoscono. L’hanno discussa con i sindacati ammettendo pure che è fattibile. Eppure non vogliono adottarla. Questo soltanto perché gli lascia una minore libertà di gestione discrezionale del personale. Siamo stupiti della miopia delle direzioni dell’Ausl e del Santa Maria. Sembrano non capire che l’allarme di cui ci facciamo tramite è nell’interesse delle due aziende. Se domani notte un nostro parente deve andare in ospedale noi tutti speriamo che sia accolto da un professionista preparato che lavori nelle migliori condizioni possibili. Con l’attuale proposta del Santa Maria e dell’Ausl non sarà più così. Il turno che vogliono proporre le due aziende veniva applicato negli anni ’70. Forse c’è un motivo per cui da allora è stato abbandonato”.