Corsi di formazione mirati per chi ha perso il lavoro, assistenza e supporto per coloro che vogliono intraprendere una nuova attività imprenditoriale sul territorio. Questi sono alcuni degli obbiettivi del “Patto territoriale per l’occupazione dell’Area Nord di Reggio Emilia” sottoscritto oggi nella Sala del Consiglio provinciale, in corso Garibaldi 59, dai sindacati Cisl, Cgil, Uil, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Reggio Emilia, Legacoop Emilia Ovest, Cna, Confcooperative, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Unindustria, assieme ai sindaci di 20 comuni del territorio della Val d’Enza e della bassa reggiana: Bagnolo in Piano, Boretto, Brescello, Cadelbosco di Sopra, Campagnola, Campegine, Castelnovo di Sotto, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo, Rio Saliceto, Rolo, San Martino in Rio, Sant’Ilario d’Enza.

L’accordo, che ha l’obbiettivo di riportare lavoro in un’area dalle grosse potenzialità, ma in forte difficoltà soprattutto nel settore dell’edilizia e delle costruzioni, sarà uno strumento per creare occupazione con il contributo di tutti i soggetti operanti, garantendo la riconversione professionale dei lavoratori in un territorio che, negli ultimi anni, ha avuto forti tensioni sociali ed economiche.

“Il Patto territoriale per l’occupazione è un segnale positivo e in controtendenza per uscire dall’emergenza della crisi attraverso politiche attive per il lavoro”. Ha dichiarato il segretario generale aggiunto della Cisl Emila Centrale, Margherita Salvioli Mariani”. “Di fronte a crisi strutturali di alcuni comparti come l’edilizia – commenta l’assessore regionale alle attività produttive, Palma Costi – bisogna mettere in campo azioni mirate. Le funzioni svolte dai centri per l’impiego del territorio supporteranno le persone in cerca di lavoro attraverso servizi personalizzati per creare occupazione”.

“E’ importante che un intero sistema dia un segnale concreto d’impegno per provare a reagire in un periodo così difficile e costruire soluzioni positive”. Sostiene il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi. E concludono parlando della necessità “di orientare le scuole perché sfornino figure professionali che servono al territorio”, il presidente di Confartigianato Lapam Reggio Emilia, Ivo Biagini e di “incrociare le esigenze delle imprese con la formazione di chi ha perso il lavoro” il presidente di Confcommercio, Donatella Prampolini.

Dal punto di vista demografico il bacino territoriale individuato dal patto conta 180.179 residenti con un incremento di ben 7.658 unità rispetto al 2008.  Il sistema imprenditoriale dell’area, però, ha notevolmente sofferto la crisi economica, soprattutto nei settori delle costruzioni e del manifatturiero. Circa 2.500, infatti, sono le imprese sparite a causa della crisi nella provincia, una flessione pari circa al -4,3%. Nei 20 comuni firmatari il calo percentuale è stato ancora più evidente. Alla fine dell’anno scorso, infatti, il numero delle imprese era sceso a 17.463 unità dalle 19.062 del 2009: circa 1.599 aziende in meno pari ad una flessione dell’8,4%. Soffrono, infine, anche le imprese artigiane: in otto anni sono calate dalle 7.173 del 2009 alle 6.011 del 2016. Una flessione del 16,2% decisamente maggiore rispetto al totale degli altri comuni reggiani.