Contro i cambiamenti climatici e le disuguaglianze, per una nuova occupazione di qualità. Terminata la prima esperienza del 2015, che ha permesso all’Emilia-Romagna di reagire con vigore alla lunga crisi economica del 2008, ecco il nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima che la Regione Emilia-Romagna ha siglato ieri con 55 firmatari: enti locali, sindacati, imprese (industria, artigianato, commercio, cooperazione), i quattro atenei regionali (Bologna, Modena e Reggio Emilia, Ferrara, Parma), l’Ufficio scolastico regionale, associazioni ambientaliste (Legambiente, Rete Comuni Rifiuti Zero), Terzo settore e volontariato, professioni, Camere di commercio e banche (Abi). Cgil Cisl Uil dell’Emilia-Romagna hanno lavorato sin dal primo giorno alla stesura di questo accordo e, figurando tra i firmatari in rappresentanza di lavoratori e pensionati, evidenziano con soddisfazione le loro proposte confluite nel documento. «Giusto un anno fa, in piena campagna elettorale per le regionali, – ricordano Luigi Giove (segretario generale Cgil Emilia-Romagna), Filippo Pieri (segretario generale Cisl Emilia-Romagna) e Giuliano Zignani (segretario generale Uil Emilia-Romagna) – proponemmo le priorità del sindacato confederale per il rilancio del sistema sociale ed economico regionale. Esse sono presenti ora in questo nuovo Patto assieme agli obiettivi da raggiungere sul fronte climatico, che prevedono una forte spinta verso le energie rinnovabili entro il 2035 e la decarbonizzazione prima del 2050. Nel frattempo, ha fatto irruzione la pandemia sanitaria e la conseguente crisi economica, che ha imposto soluzioni urgenti a vecchi e nuovi problemi che si sono drammaticamente presentati in questi mesi. Il Patto per il Lavoro e per il Clima è dunque la prima vera e immediata risposta alla crisi che stiamo vivendo, e lo fa avanzando un’innovativa proposta di sviluppo sostenibile delineando quattro sfide: demografica, emergenza climatica, trasformazione digitale, riduzione delle disuguaglianze di genere, generazionali e territoriali». I sindacati sottolineano che il lavoro è il collante di tutto. Se cinque anni fa l’obiettivo principale era garantire una piena occupazione, oggi la sfida è aggiungere a questo traguardo un’occupazione di qualità, stabile, adeguatamente remunerata e tutelata. Il nuovo Patto e i successivi accordi saranno lo strumento per definire questi obiettivi verso cui orientare le risorse disponibili e condividere gli interventi urgenti e quelli strutturali per rimettere in moto economia e società. Per questo Cgil Cisl Uil dell’Emilia-Romagna hanno chiesto e ottenuto che il nuovo Patto si faccia garante per la salvaguardia dei posti di lavoro, assicurando l’uso degli ammortizzatori sociali e la tutela dei livelli occupazionali escludendo procedure unilaterali di licenziamento collettivo, incentivando una contrattazione collettiva che avvii sperimentazioni per la salvaguardia e rilancio dell’occupazione anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro. «Il nuovo Patto, come da noi proposto e auspicato, si impegna anche a promuovere l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro, individuando soluzioni per garantire la continuità dell’occupazione nei cambi di appalto – aggiungono Giove, Pieri e Zignani – Ma non può esserci un’occupazione così caratterizzata senza un investimento prioritario in educazione, istruzione, formazione, ricerca e cultura che oggi, grazie a questo accordo, diventano elementi strategici per il futuro dell’Emilia-Romagna». La pandemia ha pure mostrato i tanti limiti e problemi del nostro Paese, ai quali anche la nostra regione non può ritenersi estranea. Per questo il nuovo Patto è l’opportunità per rendere prioritario il diritto alla sicurezza sul lavoro, prevenendo i contagi da Covid e riducendo drasticamente infortuni e incidenti, contrastando forme di lavoro e impresa che violano i diritti dei lavoratori, a partire dal lavoro irregolare e nero, con un’attenzione particolare ai fenomeni del caporalato e dello sfruttamento. Ma c’è anche il diritto alla salute che va ulteriormente garantito, e non a caso il Patto intende rafforzare il nostro sistema sanitario, e già da ora definisce il ruolo di governance e gestione pubblica come architrave, per garantire a tutte le persone il diritto alla salute a prescindere dalle condizioni economiche e sociali. Il nuovo Patto mette nero su bianco l’aumento del fondo per la non autosufficienza, rende strutturale il fondo regionale per l’affitto e potenzia l’edilizia residenziale sociale e pubblica (Ers e Erp), nell’ottica di un’integrazione tra politiche abitative e processi di rigenerazione urbana, ambientale e sociale. Riguardo al trasporto pubblico locale, c’è l’impegno a incentivare e rafforzare le reti (con particolare riferimento alle aree montane e interne), valorizzare la capacità produttiva regionale (sostituendo i mezzi delle aziende di trasporto pubblico locale con veicoli più ecologici) e garantire ulteriori forme di tariffazioni agevolate (oltre a promuovere l’uso della bicicletta anche attraverso la realizzazione di mille km di nuove piste ciclabili). Infine, ma non ultimo, il tema della legalità. «Per noi sindacati confederali è prioritario – dicono i segretari regionali di Cgil Cisl Uil – Tanto che in questi ultimi cinque anni siamo stati in prima linea nella lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata in regione. Lo testimonia la nostra costituzione come parte civile nei numerosi processi in corso in Emilia-Romagna. Tutti questi elementi, così definiti dal Patto, saranno protagonisti di una nuova stagione di partecipazione sia nel sistema economico-produttivo che nella società, precondizione per rendere più solida una democrazia attraverso il contributo determinante delle parti sociali. In questo senso – concludono Luigi Giove (segretario generale Cgil Emilia-Romagna), Filippo Pieri (segretario generale Cisl Emilia-Romagna) e Giuliano Zignani (segretario generale Uil Emilia-Romagna) – sarà decisivo il ruolo delle nostre organizzazioni sindacali per condividere linee strategiche, obiettivi e impegni del documento con i lavoratori e pensionati dell’Emilia-Romagna».