Sciopero e presidio davanti all’Arcispedale Santa Maria Nuova, mercoledì 9 dicembre, per i lavoratori del pubblico impiego.

Un settore che, a Reggio Emilia, coinvolge 11.500 dipendenti. Nel corso della giornata sono state rivendicati l’incremento delle assunzioni e la stabilizzazione dei precari di lungo corso, maggiore sicurezza per gli operatori dei servizi pubblici e, anche, per il rinnovo di un contratto scaduto da due anni. Quest’ultimo nel Reggiano riguarda 5.400 dipendenti dell’Asl, 5.200 degli enti locali e 900 di Stato ed enti parastatali, per un totale di 3,2 milioni di persone in Italia.

Sciopera una categoria che ha pagato un prezzo altissimo anche in termini di contagi e morti nei luoghi di lavoro a causa del Covid, e, allo stesso tempo, in 12 anni hanno avuto un solo rinnovo contrattuale.

“Nonostante lo sciopero gran parte dei dipendenti oggi, con senso di responsabilità, sono stati normalmente a lavoro per garantire ai cittadini il rispetto dei servizi minimi essenziali e nessun disservizio. Ecco il motivo del presidio più che simbolico svolto davanti al nostro ospedale”, spiegano Mauro Nicolini, Fabio Bertoia, Giuseppe Belloni, segretari generali delle categorie Fp Cgil Reggio Emilia, Cisl Fp Emilia Centrale, Uil Fpl Reggio e Modena.

 

“Riteniamo fuori luogo e fuori tempo – riprendono i segretari sindacali – considerare questo sciopero in contrapposizione alla condizione di altre categorie professionali e produttive del nostro Paese. Rivendiamo ad alta voce un piano di assunzioni nella Pubblica amministrazione che possa assicurare, prima di tutto, una sanità adeguata, servizi educativi necessari, sevizi sociali all’altezza dei bisogni delle persone, garanzia dei presidi di sicurezza. Chiedere di assumere significa immettere i giovani in ruoli strategici nelle funzioni centrali, locali, della sanità e della sicurezza. Solo in questo modo è possibile avviare un ricambio generazionale che non subisca gli effetti dell’emergenza da pandemia e che eviti disperdere un patrimonio di conoscenze di enorme valore. E tanti di loro, anche a Reggio Emilia, usciranno finalmente dalla condizione di precarietà. Ecco perché anche i sindacati dei lavoratori somministrati hanno aderito allo sciopero”.

 

“Vogliamo spiegare – aggiungono Nicolini, Bertoia e Belloni – va ben oltre legittime richieste contrattuali, ma parla al presente e al futuro del Paese. Ad esempio, se non avessimo avuto 36 miliardi di tagli alla Sanità in 3 anni, la collettività avrebbe avuto una risposta più efficace all’emergenza Covid, al contempo gli operatori sanitari avrebbero lavorato con maggiore sicurezza. Le nostre rivendicazioni sono un bene per chiunque abbia a cuore il mantenimento dei servizi pubblici, grazie ai quali tutti gli italiani possono accedere alle cure o all’istruzione”.

 

“Il pubblico impiego – sottolineano i sindacalisti – è un comparto che non si è mai fermato durante la pandemia, assicurando il loro lavoro negli ospedali, nelle Case per anziani, prestazioni dei servizi sociali, attività garantite dall’Inps o dall’Inail. Questi stessi lavoratori hanno diritto ad avere il rinnovo del Ccnl e a tutelare la tutela propria salute assieme a quella degli altri. Purtroppo il Governo ha ritenuto di non convocare il sindacato per discutere di questi temi. In caso di mancanza di adeguate continueremo a portare avanti le nostre rivendicazioni anche dopo questo sciopero”.