«Dopo aver abbassato drasticamente la disoccupazione (nel secondo trimestre 2019 è scesa al 4,8% in Emilia-Romagna), ora dobbiamo alzare stipendi e salari. Come? Attraverso la contrattazione decentrata (aziendale e/o territoriale), il salario di produttività e la qualità del lavoro». Lo afferma il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta a proposito dell’indagine sul reddito dei lavoratori dipendenti realizzata dalla Cisl Emilia-Romagna. «Oggi l’obiettivo della nostra azione sindacale è redistribuire più equamente la ricchezza adeguando salari e qualità del lavoro. Grazie alla contrattazione collettiva, tra Modena e Reggio nel 2017 abbiamo distribuito ai lavoratori più di 90 milioni di euro. Ora il passo successivo – spieg

William Ballotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale

a Ballotta – è oltrepassare, specie in una regione come la nostra, la soglia del 17,51% di lavoratori intercettati da accordi economici territoriali. Solo attraverso un patto condiviso tra imprese e lavoratori si potrà incidere sulla produttività, che è la vera spina nel fianco del sistema produttivo italiano, e indirizzarsi con decisione verso l’incremento del salario di produttività: quello medio oggi è di 1.072,81 euro, vale a dire appena il 4,6% del salario medio regionale. Il suo sostanziale incremento – prosegue il segretario Cisl – potrebbe soddisfare le esigenze delle imprese, in quanto proporzionato al loro andamento reddituale e produttivo, rispondere ai bisogni dei lavoratori, visto che sarebbe una quota interessante di stipendio superiore all’aumento retributivo del contratto nazionale legato all’andamento inflattivo, sostenere l’economia in generale perché metterebbe nella disponibilità delle famiglie una maggiore capacità di spesa». Quanto al salario minimo orario di cui discutono da tempo le forze politiche, per evitare che si riveli un surrogato debole della contrattazione Ballotta auspica un confronto serio tra governo e parti sociali. «Il salario minimo per noi sono i minimi tabellari dei contratti nazionali. La paga oraria non è rappresentata soltanto dai 9 euro o i 10 euro o gli 11 euro, ma è un insieme di voci: tredicesima, quattordicesima, diritto alla formazione, welfare aziendale. Il tema del salario minimo va affrontato tenendo conto di una molteplicità di fattori che mi sembrano sottovalutati. Se non affrontiamo questo tema con cognizione – conclude il segretario generale della Cisl Emilia Centrale – rischiamo di creare condizioni svantaggiose per molti lavoratori e molte lavoratrici».