Quale sanità si prospetta per il futuro del nostro territorio per i prossimi anni? Questo è il vero quesito che scaturisce dalla vicenda dell’urgenza di reperire medici per i Pronto soccorsi reggiani attraverso bandi.
La nota e diffusa carenza di medici impone infatti un ripensamento del modello di sanità territoriale che va ben oltre le problematiche contingenti.
Occorre andare velocemente oltre ai bandi di gara per la copertura temporanea di personale medico per l’emergenza, poiché presentano rischi che abbiamo già avuto modo di evidenziare, e pensare ad una riorganizzazione che porti ad una più diffusa prossimità dei servizi.
Per raggiungere questo obiettivo un ruolo non secondario potrebbero giocarlo i Fondi del PNRR ma servono una strategia e una visione di sistema che amplino la capillarità dei servizi sul territorio, implementando ed estendendo il modello delle Case della salute e dell’assistenza territoriale.
Oltre a questo occorre continuare a lavorare per mettere in campo azioni concrete per la formazione di nuovi professionisti sanitari nell’ambito della Sanità pubblica.
A queste azioni vanno di certo affiancate politiche e contrattazione per valorizzare questo personale e per rendere più attrattiva la professione sanitaria pubblica, dal punto di vista dei diritti e delle condizioni di lavoro.
E’ un importante risultato aver ottenuto l’impegno della Regione Emilia Romagna a stabilizzare lavoratori e lavoratrici sanitari precari, assunti durante la fase più acuta della pandemia, ma non
può essere sufficiente.
Non c’è motivo di non credere che nelle intenzioni della Ausl il provvedimento sia temporaneo, ma senza un vero Piano – che potremmo tranquillamente definire “industriale” a medio/lungo termine della sanità – non è credibile che fra soli 6 mesi avremo superato queste criticità.
Per realizzare questo obiettivo sono fondamentali le azioni ed il protagonismo dei territori ed in sede di Conferenza territoriale socio-sanitaria stiamo lavorando insieme a Ausl, Provincia ed Enti locali a proposte per uscire da questa crisi, ma servono anche azioni e scelte politiche forti da parte della Regione e dal Governo nazionale in materia di modelli assistenziali e di rafforzamento del Fondo sanitario nazionale.
La Sanità pubblica universale per noi è non solo un servizio cruciale per il nostro territorio, ma un elemento identitario della cittadinanza e dell’appartenenza alla nostra comunità e, tutti insieme, dobbiamo evitare arretramenti e lavorare per il suo sviluppo.

CGIL CISL UIL Reggio Emilia