«È assordante il silenzio del governo, in particolare del Mef, sulla ‘perdita’ di 135 professionisti impegnati nella ricostruzione post terremoto in Emilia-Romagna». Lo hanno affermato i segretari generali di Cgil Cisl Uil Emilia-Romagna Luigi Giove, Filippo Pieri e Giuliano Zignani al presidio organizzato ieri davanti alla prefettura di Bologna. Il 30 giugno scade la convenzione tra la Regione Emilia-Romagna e Invitalia, l’agenzia del Ministero dell’Economia e Finanze che controlla i fondi pubblici per le opere private. Dal terremoto del 2012 in Emilia 135 progettisti, tra cui architetti, ingegneri e impiegati amministrativi, hanno erogato 1,3 miliardi di euro per la ricostruzione. Restano ancora 600 milioni da erogare per far ripartire le imprese e il commercio. Ma il 30 giugno questi 135 lavoratori andranno tutti a casa. Le norme del Decreto Dignità firmato dal ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio impediscono infatti un ulteriore rinnovo dei loro contratti a termine e Invitalia ha deciso che piuttosto che stabilizzarli è meglio mandarli a casa e assumerne altri che dovranno imparare il lavoro da capo. Questo significa che la macchina della ricostruzione dopo il terremoto dovrà ripartire da zero. Perché i nuovi dovranno essere formati prima di mettere mano a pratiche complesse, mentre la scadenza per la presentazione di alcune domande è dicembre 2019. In più la situazione è paradossale perché il governo Conte, che a parole dice di puntare sugli investimenti per far ripartire la crescita, nei fatti la sta rallentando in una delle regione italiane che più contribuisce al prodotto interno lordo: dal 2011 sono 22 mila i posti di lavoro in più, pari a un incremento del 5,1%. E tutto ciò equivale a circa il 27% del valore aggiunto regionale e rappresenta il 2,4% del Pil nazionale. Ieri a Bologna i lavoratori della ricostruzione hanno manifestato davanti alla prefettura per chiedere una soluzione che non penalizzi loro e il tessuto produttivo dell’Emilia-Romagna. «Al momento in cassa alla Regione ci sono circa 400 milioni di euro finalizzati alla ripresa delle aziende. Ripresa che, senza le professionalità e le competenze finora messe in campo dai 135 operatori, rischia una brusca frenata, sia nei tempi che nella qualità del supporto tecnico – hanno detto Cgil Cisl Uil Emilia Romagna e le rispettive federazioni di categoria Fisac First Uilca – Il silenzio suona ancora più sinistro perché significa che a Invitalia e Mef non interessa in alcun modo perdere professionalità di altissimo profilo che possono vantare un’esperienza di almeno tre anni sul campo, avendo contribuito fattivamente alla ripresa economica di un territorio piegato dal terremoto».