Andrea Sirianni (segreteria Cisl Emilia Centrale)

L’integrazione tra il Policlinico di Modena e l’Ospedale Civile di Baggiovara è sempre stato un obiettivo di Cgil Cisl Uil per ottimizzare la spesa sanitaria, ma soprattutto per qualificare la risposta sanitaria modenese. Lo affermano Tamara Calzolari (Cgil Modena), Andrea Sirianni (Cisl Emilia Centrale) e Cosimo Gallo (Uil Modena e Reggio Emilia) all’indomani della chiusura della prima parte del confronto promosso dalla Conferenza territoriale socio-sanitaria con i sindaci, le rappresentanze sindacali e il volontariato della città di Modena sull’integrazione tra Policlinico e Baggiovara, con l’obiettivo di rendere più efficiente la rete ospedaliera della provincia nell’ambito di una sperimentazione di tre anni. «Siamo soddisfatti della partenza di questo percorso, che evidenzia potenzialità importanti ma, allo stesso tempo, necessita di garanzie per produrre ricadute positive sul futuro della rete provinciale assistenziale», dichiarano Calzolari, Sirianni e Gallo. Una delle principali proposte avanzate dai sindacati durante i lavori della Cabina di regia è evitare che questo processo di integrazione si trasformi in un ulteriore accentramento di funzioni, andando invece a rendere disponibile sui territori periferici le risorse adeguate per i servizi sanitari. Quindi non si devono creare differenze di trattamento tra i cittadini della provincia in base alla loro residenza, ribadendo il concetto secondo il quale il Servizio sanitario nazionale deve rispondere in modo universale al diritto alla salute. Cgil Cisl Uil confermano la validità del modello Hub and Spoke (letteralmente: mozzo e raggi), cioè ospedali specializzati al centro e rete a minore intensità sul territorio. Tuttavia occorre ridefinire meglio le mission degli ospedali dando maggiore copertura di servizi nei territori periferici, anche utilizzando le competenze maturate dalle équipes di Baggiovara e Policlinico. «La ristrutturazione della rete ospedaliera che ha preso l’avvio coll’attuazione del dm 70 – continuano Calzolari, Sirianni e Gallo – deve essere governata non da esigenze di riduzione della spesa o di posti letti, ma dalla necessità di riequilibrare la presenza delle diverse tipologie di letti chirurgici, internistici e di lungodegenza in base alle reali esigenze dei pazienti». Secondo Cgil Cisl Uil l’ulteriore passo da compiere è promuovere lo sviluppo delle reti territoriali dei servizi sanitari per rilanciare un modello che parta dalla promozione della salute attraverso la medicina di iniziativa e costruisca percorsi in cui la continuità ospedale-territorio avvenga nel quadro della complessiva presa in carico delle persone. Vanno infatti rafforzati i percorsi di restituzione del paziente alle strutture extra-ospedaliere (ospedali di comunità, lungodegenze, case protette), specialmente in un momento di forte cronicizzazione delle patologie legate all’invecchiamento della popolazione. Se è corretto puntare sulle day e week surgery previste dal progetto di integrazione ospedaliero, aumentando la rotazione sui letti chirurgici bisogna anche puntare su una rete di letti di lungodegenza o a diversa intensità che possa accogliere i pazienti usciti dall’acuzie e implementati vicino al luogo di residenza. «È altrettanto necessario affermare sul territorio quella rete di servizi riabilitativi che possa assistere i pazienti di ritorno dalle strutture altamente specialistiche – aggiungono Tamara Calzolari (Cgil Modena), Andrea Sirianni (Cisl Emilia Centrale) e Cosimo Gallo (Uil Modena e Reggio Emilia) – Ovviamente il percorso si deve completare con l’integrazione tra i servizi sanitari e sociali. Guardiamo, quindi, con interesse all’avvio della sperimentazione all’interno della Casa della Salute di Castelfranco del Punto unico di accesso ai servizi socio-sanitari, pensando che sia la giusta interpretazione del Puass, che purtroppo stenta ancora a realizzare le proprie potenzialità. Troviamo utile salvaguardare le innovazioni messe in campo dalla rete dei servizi della salute mentale e dai progetti sulle demenze che hanno teso il più possibile a tenere il paziente fuori dalle strutture e inserito nel territorio. Rispetto al modello organizzativo-assistenziale riteniamo che gli attuali Dipartimenti ospedalieri debbano dialogare tra loro e sviluppare le innovazioni (piattaforme, aree omogenee…) più adeguate alla risposta clinica, anche alla luce delle innovazioni tecnologiche che possono avere un importante impatto per migliorare la capacità diagnostica del medico». Per impostare questo nuovo modello organizzativo sarà fondamentale il coinvolgimento del personale medico-infermieristico e tecnico e la valutazione dei risultati prodotti. Per far funzionare il progetto di integrazione Policlinico-Baggiovara e la valorizzazione delle rete territoriale dei servizi, i sindacati ritengono imprescindibile assicurare un numero adeguato di personale, nonché le risorse economiche aggiuntive per omogeneizzare le condizioni dei lavoratori dei due ospedali e della rete dei servizi. È necessario, infine, un piano di formazione del personale per garantire livelli di qualità e crescita in tutti i punti della rete sanitaria.