Sono state 3.696 le domande on line di stabilizzazione presentate in Emilia-Romagna dai precari che dovrebbero rientrare nella fase B e C del piano di assunzioni contenuto nella legge 107/2015. Lo comunica la Cisl Scuola Emilia Centrale, secondo la quale il governo ha posto grande enfasi sui numeri, ma ha dovuto ammettere che un 20 per cento circa non ha presentato domanda di immissione in ruolo, pur appartenendo alla platea degli aventi diritto.

«A parte il fatto che noi stimiamo che coloro che non hanno presentato domanda siano intorno al 30 per cento degli aventi diritto, la causa risiede nel sistema di assegnazione della provincia di titolarità, il quale è praticamente un “salto nel buio” per molti che non possono trasferirsi lontano dalla famiglia – afferma Monica Barbolini, segretaria generale della Cisl Scuola Emilia Centrale – In queste settimane centinaia di persone hanno affollato le nostre sedi territoriali di Modena e Reggio Emilia chiedendo assistenza e consigli, spesso per decifrare istruzioni poco chiare, criteri improvvisati o cambiati in itinere, in un piano di assunzioni destinato a creare, per come è stato impostato e gestito, più problemi di quanti ne avrebbe dovuto e potuto risolvere. Abbiamo chiesto per mesi di essere ascoltati, di poter discutere le nostre proposte, sostenute da una reale conoscenza dei problemi della scuola e di chi ci lavora. Abbiamo insistito affinché si partisse da un serio rilevamento del fabbisogno di organico, cui far seguire l’indicazione di criteri e modalità di gestione del piano di assunzioni. Si è voluto fare l’esatto contrario, mettendo in piedi una procedura farraginosa, forzando le scelte di persone che oggi si vedono costrette ad affrontare il rischio di una mobilità territoriale insostenibile e assurda». Secondo Barbolini le modalità di questo piano, oltre a non dare risposta alle legittime attese di tanti precari esclusi dalle procedure di assunzione, sembrano fatte apposta per alimentare un nuovo contenzioso causato dalle lacune e contraddizioni contenute nelle disposizioni ministeriali. Per la Cisl Scuola Emilia Centrale molte persone vivono con disperazione l’ipotesi di dover lasciare la famiglia per accettare una nomina in una qualunque provincia. «Non è, come vergognosamente è stato detto, la pretesa di avere il lavoro sotto casa. Da sempre chi può va a cercare il lavoro dove c’è, come dimostra ampiamente la storia del precariato scolastico – sottolinea Barbolini – È il governo a mettere tante persone nella condizione di compiere una scelta dolorosa». La Cisl Scuola aggiunge che la legge 107/2015 in molte parti confligge con i principi costituzionali e le disposizioni normative e contrattuali, in quanto lede la libertà di insegnamento, crea un’autorità salariale nella figura di una sola persona (caso unico nei rapporti di lavoro pubblici), introduce meccanismi di valutazione individuale a cui conseguono premi in denaro che, in quanto elementi di natura salariale, devono essere disciplinati in sede contrattuale. «A breve impugneremo davanti al giudice le parti della legge che riteniamo incostituzionali. Nel frattempo – conclude Monica Barbolini, segretaria generale della Cisl Scuola Emilia Centrale – chiediamo con forza di rinnovare il contratto nazionale, come sollecitato anche dalla Corte Costituzionale».