«Pur rispettando la decisione democratica del Consiglio comunale, avremmo preferito un esito diverso in questa vicenda». Lo dichiarano Cgil Modena, Cisl Emilia Centrale, Uil Modena e Reggio Emilia e le rispettive categorie della funzione pubblica e della scuola commentando la delibera, approvata giovedì scorso in Consiglio comunale, che avvia il percorso di esternalizzazione di due nidi, i quali passeranno dalla gestione diretta del Comune di Modena alla Fondazione Cresciamo. «Ribadiamo quanto già affermato con chiarezza e nettezza nel corso della vertenza, sia pubblicamente che negli incontri con il Comune di Modena: siamo contrari all’esternalizzazione, non condividiamo l’equazione esternalizzazione=innovazione, perché crediamo che si possa innovare anche all’interno del pubblico – dicono i sindacati confederali – Crediamo fortemente nei servizi pubblici a gestione diretta e nel loro rilancio, vogliamo un sistema veramente integrato che metta al centro la professionalità di chi lavora e la qualità dei servizi erogati alle famiglie e bambini modenesi». Per Cgil Cisl Uil la crisi di risorse che ha colpito gli enti locali non può essere un alibi per rinunciare alla gestione di settori e attività, soprattutto se tutto questo rischia di tradursi in un peggioramento delle condizioni contrattuali per le lavoratrici e dei servizi per le famiglie. Sulle risorse e gli investimenti i sindacati sono disponibili a chiedere di aprire insieme agli enti locali una vertenza a livello nazionale, in particolare rispetto ai contenuti del recente “decreto Rilancio” del Governo per rafforzarlo, affinché ci siano più risorse per i Comuni da spendere sui servizi. «Questo, tuttavia, non può e non deve giustificare scelte che hanno un carattere politico. Nel corso di queste settimane abbiamo manifestato queste posizioni, rivendicando con forza la necessità di aprire un serio confronto che ponga al centro della discussione quale modello gestionale si intende immaginare per il settore 0-6 nella città di Modena, nel presente e nel futuro, e quali condizioni economiche e normative per le lavoratrici e i lavoratori. Occorre rimettere mano – continuano Cgil Cisl Uil – alle differenze contrattuali e retributive, anche in sede locale, discutendo sulle risorse destinate al sistema e richiamando tutti i gestori del sistema integrato a una piena responsabilità, affinché ci sia coerenza tra le condizioni di quegli operatori che svolgono lo stesso lavoro e che garantiscono alla cittadinanza un servizio di cui essere orgogliosi. Chiediamo certezze rispetto all’occupazione, stabilità e continuità lavorativa, risposte vere su retribuzioni e risorse». A livello locale i sindacati chiedono di giocare a carte scoperte e affrontare la discussione sul modello di gestione dello 0-6, avviando in un confronto ampio e condiviso con il Comune attraverso tre tavoli: uno su organici e stabilizzazioni, uno sul contratto di lavoro di Fondazione Cresciamo e uno, più generale, sul modello gestionale. «Non basta esternalizzare due nidi sull’onda della crisi per immaginarsi un modello alternativo, in particolare – sottolineano Cgil Cisl Uil – se la stessa Fondazione che accoglierà questi servizi corre il rischio di non essere in grado di assicurare un livello organizzativo, di programmazione e sviluppo sotto il controllo del pubblico che sia degno di questo nome. Fondazione che, lo vediamo anche in queste difficili settimane, sconta un deficit di autonomia gestionale, organizzativa ed economica, scaricando incertezze sulle lavoratrici e sull’organizzazione del lavoro. In questa discussione vorremmo che il Comune si facesse garante insieme a noi e a tutti i soggetti interessati di un processo che definisca con sufficiente nitidezza il raggio di azione del pubblico e la sua governance. Prima di tutto non vogliamo assistere alla mercantilizzazione di questi servizi, nella convinzione che non lo voglia tutta la società modenese. Crediamo e lotteremo sempre per il valore e la funzione universalistica e democratica dell’educazione e dell’istruzione che può essere garantita solo in un modello in cui l’integrazione, che pure già esiste nei fatti, sia all’interno di un sistema a forte e salda conduzione e gestione pubblica, dove ci siano delle essenziali regole condivise che escludono discriminazioni sia nell’accesso ai servizi sia sulle condizioni di lavoro. È una battaglia su uno dei fondamenti del nostro patto sociale a Modena e vogliamo continuare a esserci, con le nostre idee e proposte per il bene futuro di tutta la comunità modenese», concludono Cgil Modena, Cisl Emilia Centrale, Uil di Modena e Reggio e le rispettive sigle della funzione pubblica e della scuola.