Il passaggio dell’Istituto tecnico industriale “Enrico Fermi” di Modena dalla Provincia allo Stato arricchisce la scuola statale, che ne acquisisce le elevate competenze. Restano tuttavia alcune criticità da superare. FERMILo affermano i sindacati Flc Cgil di Modena, Cisl Scuola Emilia Centrale, Uil Scuola di Modena e Reggio Emilia, Gilda Unams e Snals Confsal di Modena a proposito dei docenti e del personale non docente del Fermi che, dopo essere stati per cinquant’anni in carico alla Provincia, dal 1 febbraio scorso sono stati assunti dal Ministero dell’Istruzione. «L’inquadramento degli ata (personale amministrativo, tecnico e ausiliario) che hanno scelto di transitare dalla Provincia allo Stato comporta una perdita economica inaccettabile – affermano i sindacati – Per questa ragione le nostre rispettive organizzazioni sindacali nazionali non hanno sottoscritto il contratto proposto dal Ministero, che ha emanato un atto unilaterale». Per i sindacati confederali e autonomi la cornice normativa di riferimento si è dimostrata del tutto inadeguata a garantire diritti e tutele, con ripercussioni sullo stipendio del personale ata che si spera vengano tempestivamente sanate attraverso il recupero delle somme non percepite. Quanto al personale docente, a differenza degli insegnanti a tempo indeterminato degli istituti statali, quelli del “Fermi” non hanno ricevuto il bonus di 500 euro, cioè la cosiddetta Carta del Docente. «Pur confermando le nostre critiche nei confronti di questo strumento, sottolineiamo la disparità di trattamento subita dai docenti del Fermi e chiediamo si ponga presto rimedio attraverso l’erogazione della somma. Infine – aggiungono Flc Cgil di Modena, Cisl Scuola Emilia Centrale, Uil Scuola di Modena e Reggio Emilia, Gilda Unams e Snals Confsal di Modena – all’istituto è stata erogata con ritardo la quota di Fis/Mof, il fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, in relazione al personale provinciale, che in base all’accordo con il Miur del 24 gennaio 2008 era a carico della Provincia».