Sono sempre più compromessi i rapporti tra i sindacati e Tuscania Ceramiche, azienda di Serramazzoni che conta oltre 200 dipendenti. Nei giorni scorsi è stato proclamato lo stato di agitazione e i lavoratori hanno dato mandato a sindacati e rsu di non sottoscrivere il contratto di solidarietà se non accompagnato da altri strumenti, con priorità alla modifica dell’orario di lavoro. «La continua intransigenza della direzione aziendale nel rifiutare ogni singola proposta, che sia il rinnovo dell’integrativo aziendale (scaduto da tempo) o modifiche organizzative utili a superare il temporaneo esubero di personale dovuto alla fermata di un forno, ha deterio

Vincenzo Tagliaferri (Femca Cisl Emilia Centrale)

rato il clima interno e le relazioni sindacali in questa azienda», affermano i sindacalisti Vincenzo Tagliaferri (Femca Cisl Emilia Centrale) e Augusto Casagrandi (Filctem Cgil Modena). Causa l’impossibilità di riattivare un forno danneggiato, l’azienda ha chiesto di aprire un contratto di solidarietà difensivo, per la temporanea inoccupabilità di 25 lavoratori. Le rsu, unitamente a sindacati e lavoratori, hanno proposto all’azienda di aprire un confronto che, oltre al contratto di solidarietà, valuti la possibilità di utilizzare tutti gli strumenti contrattuali e normativi utili a superare, senza forzature unilaterali, la problematica legata al temporaneo esubero di personale, non escludendo la modifica dell’orario di lavoro. «La direzione aziendale non ha ritenuto percorribili le proposte della delegazione sindacale, ribadendo la disponibilità al solo contratto di solidarietà senza soluzioni alternative, se non la risoluzione del rapporto di lavoro degli esuberi al termine del contratto di solidarietà – continuano Tagliaferri e Casagrandi – L’azienda, dopo numerose sollecitazioni da parte della delegazione sindacale, ha offerto una cifra di 1.500 euro lordi per incentivare dimissioni volontarie: offerta ritenuta insufficiente dai lavoratori riuniti in assemblea. Non c’è stata alcuna disponibilità, adducendo spropositati incrementi di costi, a prendere in considerazione una modifica dell’orario di lavoro, che potrebbe in buona parte risolvere il problema». Per i sindacati l’azienda ha messo in atto azioni atte a limitare la libera attività sindacale, sottoponendo i lavoratori a pressioni per evitare la partecipazione alle assemblee sindacali. In più ha addossato a rsu e sindacati la responsabilità del mancato rinnovo di contratti a termine o di apprendistato. Infine, nell’ultimo rinnovo di cassa integrazione l’azienda non si è resa disponibile a inserire nell’accordo l’anticipo dell’indennità di cassa in busta paga. «La motivazione del mancato anticipo – proseguono i sindacalisti di Femca e Filctem – non crediamo sia dovuto, salvo smentite, a problemi di liquidità, ma è riconducibile alle forme di pressione su lavoratori e sindacati, rei di non concedere quanto richiesto. Come nei precedenti periodi di cassa integrazione, anche stavolta non verrà garantita una equa rotazione dei dipendenti, permettendo a numerosi dipendenti di effettuare ore di lavoro straordinario, nonostante tante persone a casa. Il modello di relazioni sindacali, storicamente avanzato nel distretto delle piastrelle, si ferma poco prima di Serramazzoni – dicono Tagliaferri e Casalgrandi – Qui comanda il “padrone”, non si negozia, non si trovano soluzioni condivise, vige solo una legge. Chiediamo, perciò, a tutte le forze sociali e politiche di affiancare i lavoratori e le rsu di Tuscania Ceramiche affinché – concludono Femca Cisl Emilia Centrale e Filctem Cgil Modena – si possa trovare una soluzione che eviti a tante famiglie di perdere il proprio posto di lavoro».